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“A scuola di parità”. Il ruolo della scuola nella lotta contro la violenza e la disparità di genere

Novembre è simbolo della lotta contro la violenza sulle donne ed è per questo che voglio dedicare l’articolo di questo mese e dei prossimi a questo delicato tema. Non bisognerebbe ricordarsi della violenza di genere solo nel mese di Novembre, così come non bisognerebbe ricordarsi di tale tema solo davanti alle azioni compiute in età adulta, azioni spesso percepite come fenomeni che, autogenerandosi, si presentano dal nulla.

Non nasce dal nulla la violenza di genere eppure ancora troppo poco influente è considerato l’ambiente familiare, sociale e scolastico nell’origine di questo fenomeno. Come afferma Dello Preite «stereotipi e pregiudizi hanno trovato nel contesto socio-familiare il “terreno” più fertile al loro sviluppo, ma non va sottovalutata neppure l’azione “rafforzativa” esercitata dalla scuola che, in forma altrettanto acritica, ha diffuso tali categorie e schemi mentali attraverso l’uso di un “falso linguaggio neutro” e lo studio di saperi pensati e costruiti al maschile» (2013, p. 208) diffusi anche attraverso i libri di testo.

Per troppo tempo la parità di genere è stata considerata raggiunta all’interno del mondo scuola solo grazie alla presenza sempre più numerosa di docenti donne e grazie ai successi scolastici delle ragazze, ma nella realtà dei fatti la mancata neutralità delle conoscenze trasmesse, non ha ancora reso la scuola esente dagli stereotipi di genere, che rappresentano «vere e proprie gabbie, culturalmente costruite, entro le quali lo sviluppo dei singoli viene forzato a plasmarsi in base ad aspettative sociali, stringenti, che mirano a ricondurre la varietà delle differenze individuali in due macrocategorie polarizzate: quella maschile e quella femminile» (Biemmi, 2010, p. 38).

Fin dalla primissima infanzia queste due macrocategorie vengono trasmesse ai piccoli che, assorbendo usi e costumi sociali, tendono alla ripetizione della situazione in maniera inconsapevole. La questione relativa al “genere” comincia a sorgere ben presto in bambini e bambine, in quanto è parte integrante del contesto scolastico, il quale rappresenta il primo luogo che permette ad allievi/e l’entrata in società, l’inizio del proprio sviluppo identitario, il confronto di gruppi tra pari e la scoperta dell’altro sesso.

Libri, favole, compiti in classe e giochi di ruolo, conducono piccoli e grandi a riconoscersi all’interno di determinati schemi, che pretendono di diffondere un “modello corretto” da seguire sia per il genere maschile che quello femminile.

Non è insolito pensare al grembiulino rosa per le femmine e azzurro per i maschi, alla principessa da proteggere e al baldo principe che la salverà, ai giochi di forza in cortile per i bambini e a quelli di cura e premura per le bambine durante la merenda.

Nessuno di noi è immune agli stereotipi di genere ed è dunque inevitabile trovarli anche all’interno di un istituto scolastico. I fatti di cronaca hanno aiutato a smuovere l’attenzione comune mettendo in evidenza la necessità di contrastare la diffusione degli stereotipi di genere anche all’interno della scuola, in chiave preventiva e al fine di arrivare alla costruzione di un modello educativo per le studentesse e per gli studenti basato sulla parità e sul riconoscimento della violenza di genere nelle varie forme che questa può assumere.

La Convenzione di Istanbul, siglata nel 2011 e ratificata dal Parlamento Italiano con la legge 77/2013 definisce in maniera chiara il ruolo dell’educazione al genere nelle scuole. L’ultimo ciclo di programmazione 2014-2020 ha riservato una particolare attenzione al tema della parità di genere garantendo «il pieno rispetto del principio di parità tra uomini e donne in tutto il percorso programmatorio, dalla preparazione all’attuazione, monitoraggio e valutazione delle azioni, attraverso un adeguato coinvolgimento delle componenti partenariali e la costruzione di sistemi di sorveglianza e raccolta dati in grado di dare conto di come il Programma contribuisca al principio delle pari opportunità» (PON, p. 149).

Questi movimenti si basano sulla considerazione che il raggiungimento della parità uomo-donna è considerato un elemento fondamentale per prevenire la violenza di genere, a sua volta definita come uno dei meccanismi tramite cui le donne sono costrette in posizione subordinata rispetto agli uomini.

Il ruolo dell’educazione nel prevenire questo fenomeno è ritenuto determinante; la Convenzione ribadisce infatti che è necessario «includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi» (art.14 Educazione, comma 1).

Fondamentale è quindi prendere in analisi il ruolo degli insegnanti, i contenuti trasmessi, le letture proposte, le relazioni tra pari e molto altro, affinché la scuola possa rappresentare un ambiente educativo in grado di favorire lo sviluppo identitario, la conoscenza di sé stessi e dell’altro, partendo dalla consapevolezza circa gli stereotipi di genere e i diffusi rapporti di potere, imposti dal sistema patriarcale

Dopo questa lunga premessa, nei prossimi numeri, vedremo nello specifico da che elementi partire per smantellare tutto ciò a favore non solo delle ragazze, ma anche dei ragazzi, altrettanto vittime ingabbiate nella dicotomia maschio-femmina.

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