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Educazione civica: appunti per una lezione: pace sinonimo di europa/7

I vari elementi che costituiscono il concetto di legalità, come ad esempio la libertà, la giustizia, l’uguaglianza, il diritto e l’inclusione (ma ne esistono tanti altri), hanno solo lo scopo di armonizzarsi tra loro, compendiandosi concretamente in un unico valore concettuale, in passato quasi utopico: la pace. Concetto antico e spesso abusato, pace è una parola di cui si hanno diverse accezioni. Pace come una situazione in cui sono assenti guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato o di un gruppo etnico, sociale o religioso, sia all’esterno, con altri popoli, altri stati o altri gruppi. Pace, anche, come in divenire o come suo stesso ristabilimento, dopo un periodo di guerra (chiedere, accettare la pace o trattare la pace), e, più concretamente, l’accordo o il documento che sancisce ufficialmente il passaggio dallo stato di guerra a quello di pace. Ma per pace, in senso più ampio, si può intendere una situazione di accordo e di armonia tra due o più persone, nei rapporti privati o anche nella vita sociale. “Pace può anche essere una condizione di tranquillità materiale dovuta ad assenza di rumore e di movimento (la pace della notte, delle montagne; che pace …!); uno stato di riposo e quiete non turbato da impegni, incombenze o situazioni logoranti (un’ora di p.; lascialo dormire in p.; starsene a leggere in p.; i creditori non gli danno p.; la ferita non gli dà p.); oppure uno stato di tranquillità e serenità spirituale, non turbato da ansie, preoccupazioni o sentimenti troppo intensi (raggiungere la p. dell’anima; essere in p. con sé stesso, con la propria coscienza; il rimorso non gli dà p.; non sapersi dar p.)”. (Tratto da vocabolario Treccani) Nella Bibbia la pace è un frutto dello Spirito (Gal 5:22), il segno distintivo del Vangelo (Ef 6:15) e, insieme alla giustizia e alla gioia, l’essenza del regno di Dio (Rom 14:17). In letteratura, “per Dante, la Pace è la condizione necessaria per realizzare i valori fondamentali in cui crede, ovvero l’Amore come atto divino del creatore verso le creature e la Giustizia come valore fondamentale del senso finale dell’esperienza terrena” (Rino Caputo, professore emerito presso l’Università di Roma Tor Vergata). Potremmo dire che la pace è il compendio dei valori dell’uomo, è lo stato ultimo a cui l’uomo tende ed anela. Ma più concretamente, proprio in un momento storico come il nostro, in cui la pace manca in molti popoli del mondo e, in questi ultimi mesi, è assente in una regione confinante con la nostra Europa, a motivo dell’attacco russo nei confronti della popolazione ucraina (iniziato il 24 febbraio 2022), noi europei dovremmo prendere coscienza di quello che è stato il concetto di pace, concretizzatosi per settantadue anni, fino ad oggi. Nel XX secolo, lo stesso fisico tedesco, Albert Einstein, oltre alle sue grandi scoperte relative alla fisica, fu famoso per essere stato, in più modi, un profondo sostenitore della pace nel mondo. Sua la frase pronunziata nel discorso che tenne alla Carnegie Hall di New York, il 27 aprile 1948, in occasione del Premio One World, a lui conferitogli: “c’è una sola strada per la pace e la sicurezza: la strada dell’organizzazione sovrannazionale. Un armamento unilaterale su base nazionale accresce soltanto l’incertezza e la confusione generale senza costituire un efficace protezione”. Profetica frase che due anni più tardi, in un modo più articolato e concreto, venne applicata, originalmente, per creare le fondamenta di quella che diverrà, in seguito, la costruzione del processo che portò, prima alla nascita delle Comunità europee (CECA, CEE e EURATOM o CEEA) e, successivamente, alla costituzione dell’Unione Europea (UE). Dal momento in cui un’idea bizzarra, per quei tempi, prese piede – quella, cioè, di unire i paesi dell’Europa (divisi ed in guerra da sempre), a partire dai due stati che da millenni sono stati altamente belligeranti (Francia e Germania) – anche se con molte tribolazioni, la pace negli stati membri dell’UE è divenuta concreta ed operante. Tutto fu avviato da due personaggi francesi: il ministro degli esteri Robert Schuman e il suo consigliere Jean Monnet. Affermava Jean Monnet che “non ci sarà pace in Europa finché gli stati continueranno a basarsi sulle rispettive sovranità nazionali”. Monnet, infatti, auspicava una nuova Europa, non dei governi e degli stati, ma dei popoli. Infatti la pace si può creare a partire dalla radice dei valori e dei bisogni umani. Questa fu la matrice epistemologica che portò, il 9 maggio 1950, alla famosa dichiarazione che Robert Schuman fece, nella sala dell’orologio del ministero degli esteri francese, davanti ad una folla di giornalisti. “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra. L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania. A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo”. Quindi una pace vera e concreta non si può realizzare a partire da soli buoni propositi, ma da “sforzi creativi” e “sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. L’Europa è stata sempre in guerra (e lo sanno bene intere generazioni di europei) solo perché è sempre stata divisa. L’unica via per costruire la pace è l’unione, se pur graduale e sistemica. Da questo esempio, esistente da ormai ben settantadue anni, che conosciamo tutti come UE, dobbiamo apprendere che la pace è possibile solo nel dialogo e nel “cercare ciò che ci unisce più di quello che ci divide” (Papa Giovanni XXIII), guardando alle diversità dei popoli, non come ostacoli, ma come opportunità e nuove prospettive. Con l’augurio che altri governanti possano comprendere tutto ciò.

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