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Educazione civica: appunti per una lezione sulla legalità: il diritto / 5

D isapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” (Francois Marie de Voltaire). Il diritto di vivere, di esistere, di realizzarsi e di esprimersi è un dato inalienabile della convivenza umana. La persona umana è, in sé stessa, un soggetto ontologicamente di diritto, in quanto portatore di “interessi” legittimi da salvaguardare, che la società in cui vive deve poter preservare generando quella condizione socio-giuridica meglio conosciuta come: “stato di diritto” Ma cosa è il diritto?

Questo termine è stato lungamente e abbondantemente usato, sfruttato, ma anche abusato, ma non sempre applicato, anzi spesso, in vari ambiti della società, è stato assolutamente disatteso. Per ricercare un modo chiaro di comprendere il concetto assai antico di “diritto”, farò riferimento ad una corrente filosofica del XX secolo, meglio conosciuta come “Personalismo”, che ebbe tra i suoi più significativi maestri il filosofo e pedagogista francese Jacques Maritain. Nella sua opera “Nove lezioni sulla legge naturale”, del 1979, egli scrive: “[…] Vi è, per virtù stessa della natura umana, un ordine o una disposizione che la ragione umana può scoprire e secondo la quale la volontà umana deve agire per accordarsi ai fini necessari dell’essere umano. La legge non scritta o il diritto naturale non è altro che questo”.

Il Maritain, attraverso un tracciato semantico che segue la via metafisica di ispirazione aristotelico-tomista (secondo cui la natura e la struttura ontologica della persona umana sono a fondamento dell’etica e del diritto), descrive come, in campo morale, è la nostra stessa esperienza “personale” che evidenzia la dimensione universale di determinati “principi”, in quanto ne sentiamo il fremito quando ci releghiamo nella nostra interiorità. Anzi, è il nostro “sé” che sprigiona in noi quella irrequietezza interiore, quel disagio morale innanzi a comportamenti derivati dal nostro egocentrico individualistico. Ciò ci induce a predisporre atti e norme che salvaguardino non solo la persona e la sua unicità, ma anche la sua stessa individualità, che rispecchiandosi nel contesto sociale, ci spingono all’utilizzo di un unico criterio oggettivo di valutazione, per cui ciò che è un diritto, non lo può e non lo deve essere solo per alcuni individui, ma deve essere riconosciuto a tutti coloro che fanno parte del consesso umano, determinandone quella conseguente dimensione universale, tale da difenderlo con le armi adeguate della morale.

Attraverso lo sguardo “personalistico” – mariteniano l’uomo è considerato nella sua integrale unità psico-fisica, corpo e spirito, pertanto si deve asserire che i principi universali riguardano l’uomo, tutto l’uomo, nella sua costitutiva integrità e non solo parti parcellizzate di esso. Questo suo status è tale da renderlo unico tra gli altri esseri viventi, tanto da riconoscergli una peculiare dignità, definita appunto “umana”, che ne determina, conseguenzialmente, i propri diritti. I quali, a loro volta, non sono altro che espressione visibile e pragmatica (non solo teorica) del diritto naturale e si trasfondono gradualmente nel tempo e nella storia, man mano che l’uomo ne prende razionalmente consapevolezza. È proprio la sua natura razionale che lo porta ad avere consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda, che lo rende persona, nel senso che tale status (di persona, appunto) non è altro che il risultato di uno stretto ed indivisibile collegamento tra ragione, conoscenza ed intuizione di un suo “personale” che è in perenne rapporto con la legge naturale, così come da tale intuito deriva quella religiosità dell’uomo, che lo porta a percepire l’esistenza di un “al di là del tutto” (Joseph De Finance).

Pertanto, nella sua pluriforme integralità umana, che lo rende persona, l’uomo ha necessità di esprimersi al di fuori di sé stesso, per essere riconosciuto come tale. In questa sua estrinsecità necessita di strumenti sociali e culturali che lo conducano a svilupparsi e a realizzarsi come tale. In questo senso, da un punto di vista soggettivo, la persona umana ha il potere di usare e pretendere quegli strumenti, che una società sana deve procurargli, per permettergli la propria realizzazione. Ecco, quindi, cosa dobbiamo intendere per diritto, attinente a ciascun soggetto (diritto soggettivo): esso è il potere o la facoltà di una persona/individuo di agire a tutela di un proprio interesse riconosciuto dall’ordinamento giuridico, nonché la pretesa dello stesso, garantita e disciplinata dal diritto oggettivo, nei confronti di altri soggetti o beni.

Ma esiste anche un diritto oggettivo, quello normato, che disciplina le relazioni di un gruppo organizzato di persone in modo coercitivo, con valore di obbligatorietà. Da questa nozione di Diritto derivano tutte le discipline che si occupano dei vari aspetti della società (diritto civile, amministrativo, penale, ecclesiastico, canonico, ecc.). A conclusione di questa breve disanima, come non ricordare un capitolo fondamentale relativo al principio del diritto, quello dei Diritti umani.

Infatti, risalendo ai tempi del re persiano Ciro il Grande, autore della prima dichiarazione dei diritti umani della storia, contenuta in una tavoletta di creta conosciuta come il Cilindro di Ciro, per giungere alla Carta Europea dei Diritti Fondamentali del 2000/2007, si attraversano epoche in cui l’umanità ha riflettuto e si è battuta per la salvaguardia della dignità e dei diritti dell’uomo: La Magna Carta (1215); La Petizione dei Diritti (1628); La Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti (1776). La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dei Cittadini (1789). La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948). Ma anche la Costituzione italiana, del 1948, è uno scrigno in cui vengono difesi, su più ambiti, i diritti umani.

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