top of page

Educazione civica: appunti per una lezione sulla legalità: il diritto/6

I valori fondamentali, che sostanzialmente sono compresi nel principio di legalità, non solo sono tra loro intimamente connessi, ma si devono poter armonizzare e concretizzare attraverso la capacità di “includere” tutti gli individui umani, per poter realizzare una sana e corretta convivenza civile, al di là delle loro appartenenze di genere, delle loro età, del diverso colore della pelle, delle loro diverse condizioni fisiche, sociali e culturali. Pertanto non si può fare a meno di analizzare, nell’ambito della educazione civica, il principio di “inclusione”, che viene estremamente ed abbondantemente citato nella documentazione didattica e pedagogica e nella normativa della scuola (e non solo).. Spesso, nel mondo dell’istruzione e dell’educazione, in genere, il concetto di inclusione è stato relegato, quasi esclusivamente, alla dimensione dello stato di handicap degli alunni, tralasciando in modo inverosimile tutte le altre sfaccettature che costituiscono, nel loro insieme, la natura umana e quindi degli studenti. Per la scuola italiana, soventemente, la parola inclusione è quasi solo conosciuta per il suo riferimento allo stato fisico dello studente, per le sue patologie, per il suo handicap e, in particolare, si applica per i BES (Bisogni Educativi Specifici). Ciò avviene, in modo particolare, a partire dal 2013 (con la Nota n.1551 del 27 giugno 2013: Piano Annuale Inclusività (P.A.I.), e con la Nota n. 2563 del 22 novembre 2013: “Chiarimenti di applicazione alla Direttiva del 27.12.2012”), ma dal 2015 arriva il colpo di grazia, con la legge conosciuta come “La buona scuola” (legge n. 107 del 13 luglio 2015), in cui al comma, 7 lettera “l”, così recita: “potenziamento dell’inclusione scolastica del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati”. Pertanto, in ambito scolastico il rimando alla diversità, relativamente al lemma “inclusione”, viene effettuato, molto spesso, solo per i BES e per la dimensione patologica e di handicap dello studente. Ovviamente, questa è una visione riduttiva, in quanto il concetto di inclusione fa riferimento si alla diversità degli studenti, ma non solo riferita, in modo esclusivo e parziale, alle condizioni di salute e, conseguenzialmente, alle diversità fisiche e psichiche, ma essa deve poter comprendere il tema della “diversità” come concetto olistico ed ontologico, legato a quello relativo a tutti gli aspetti psico-fisici della persona umana nella sua integralità. “Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde ‘razza umana’, non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza”. Così sottolinea sapientemente lo scrittore Giuseppe Pontiggia nel suo romanzo “Nati due volte” (Edizioni Mondadori, 2021). Pertanto, nell’ambito dell’educazione civica, anche a scuola, dovremmo poter ricollocare nel giusto ambito il concetto di “inclusione”, ricollocandolo nel suo spazio semantico più ampio. Infatti per inclusione si deve intendere quell’atteggiamento di apertura e di accoglienza nei confronti del ‘diverso’, in senso più esteso, riconoscendo, in questo termine, il suo riferimento alle diversità di cui globalmente è portatore l’essere umano, a partire da quelle fisiche (sesso, colore dei capelli, altezza, stato corporeo, ecc.), a quelle strutturali (appartenenti alla sua età, al suo status sociale, alla sua cultura, alla religione o ideologia, ecc.). In tal senso, se ci riferiamo al precedente termine utilizzato prima ancora da quello di inclusione, che era quello di integrazione scolastica, questo poteva essere letto come una tipologia d’azione strategica della didattica, per la partecipazione e il coinvolgimento delle persone con disabilità. Al contrario, ed in modo più pertinente, con il termine “inclusione” ci dobbiamo riferire ad una nuova metodologia didattico-relazionale, finalizzata alla partecipazione e al coinvolgimento di tutti gli studenti, tenendo conto delle loro più ampie diversità, con l’obiettivo di valorizzare al meglio il potenziale di apprendimento dell’intero gruppo classe. Ridefinendo, quindi, i termini del discorso, con il passaggio dall’integrazione all’inclusione il raggio d’azione della didattica si sposta in modo più ampio, intercalandosi in un ambito educativo di maggiore complessità e struttura. L’inclusione, pertanto, non deve essere solo vista come un’azione didattica nei confronti di un determinato alunno, portatore di una particolare diversità, ma come un processo di natura didattico, pedagogico e relazionale, che renda il contesto di apprendimento “inclusivo” per tutti i fruitori di quel servizio, attraverso l’applicazione condivisa anche di tecniche didattiche inclusive che coinvolgano tutta la classe coinvolta. Si tratta di spostare il baricentro della didattica inclusiva, oggi vista solo nell’ottica del singolo alunno, ma disabile, in una visione onnicomprensiva di tutti i bisogni e di tutte le diversità che costituisce il gruppo classe. Non può essere più considerata solo la disabilità, come il nodo centrale su cui costruire una didattica inclusiva, ma devono essere comprese tutte quelle diversità (sociali, culturali, d’apprendimento fisiologico, relazionali e comportamentali, oltre che quelle relative alla diversa nazionalità e lingua) che nell’ordinario della vita scolastica compongono quel prisma variopinto che è la persona umana, nelle varie fasi del suo sviluppo. Pertanto bisogna riportare nel giusto ambito, sul piano dell’educazione civica, il concetto di inclusività, che deve essere considerato come la sintesi applicativa di tutti quei valori, libertà, giustizia, diritto, eguaglianza ecc., che definiscono la legalità. Quindi, necessità riconsiderare il termine “inclusione” nella sua accezione concreta, considerandola come quello stato di appartenenza a qualcosa, in cui tutti gli esseri umani possano sentirsi accolti ed accettati per quello che sono e per quello che fanno. Per cui, in ambito sociale, là dove ogni persona vive e cresce, l’inclusione rappresenta la condizione prioritaria in cui tutti gli individui devono poter vivere in uno stato di equità, di pari opportunità, di giustizia e di libertà, indipendentemente dalla presenza di disabilità o di povertà. Sarà bene riconsiderare questo concetto di “inclusività”, nella propria didattica e soprattutto in educazione civica, per offrire una visione più concreta. Infatti tutti i “principi” fondamentali che definiscono quello di legalità, nella loro armonizzazione e nella loro interazione, hanno il precipuo fine ultimo di raggiungere l’inclusione di ciascun individuo nel consesso sociale, senza differenza alcuna.

Comments


bottom of page