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Essere autonomi e sicuri di sé. Il ruolo della famiglia nella crescita di adulti positivi. Parte II

crescita

Nelle famiglie del passato i genitori rappresentavano per la prole un riferimento, una guida a tutti gli effetti. I figli crescevano imitando ciò che osservavano all’interno del loro contesto di crescita e cercavano così di strutturare un’identità forte e al contempo chiara che si rispecchiava in modelli predefiniti e prevedibili. Come diventare grandi e chi essere erano domande complesse ma che attingevano ad una risposta prestabilita e sicuramente in molti aspetti limitante, ma che dava una sensazione di sicurezza basata sulla prevedibilità. Una sicurezza paragonabile ad una bussola che in modo certo indica sempre il nord. 


Oggigiorno, al contrario, gli stimoli a cui i nostri figli sono esposti sono maggiori e le direzioni da poter intraprendere sono plurime. Questo cambiamento assicura una maggior libertà, ma allo stesso tempo anche molta confusione sul chi essere e sul quando potersi sentire sufficientemente grandi per riuscire a procedere da soli. I contesti in cui i giovani sono inseriti propongono un’immagine di bambino incapace di provvedere a sé stesso, bisognoso costantemente della presenza di entrambi i genitori, in cui la scoperta è spesso negata a favore di una dipendenza eterna dal contesto di crescita. 


In passato le scelte dei singoli venivano prese dal padre di famiglia, rappresentante l’autorità, il quale deteneva il potere di dare una direzione al percorso di vita dei figli, ma i ragazzi erano presto considerati adulti e capaci di prendere le loro decisioni e di provvedere a sé autonomamente assicurando una stabilità alla propria persona e alle generazioni precedenti e successive alla loro. Un ragazzo di 20 anni era considerato pronto in tutto e per tutto ad assumersi le proprie responsabilità mentre oggi, complice la formazione negli studi prolungati o la situazione economica differente, i ragazzi escono di casa ben oltre la maggior età, limitando così i propri compiti verso lo sviluppo di una sana autonomia. 


I genitori d’oggi hanno acquisito di dover supportare e presenziare sempre nella vita dei loro figli, cercando di dare il massimo anche quando questo non è necessario. L’autorevolezza non è contemplata, dire di “no” è sempre più difficile. Ed ecco che il genitore si trasforma in un essere mitologico che impiega la sua intera esistenza a favore della prole. Iper-presenza e iper-protezione vengono elogiati come nuovi imperativi morali e i confini di ruolo sono sempre più sfumati: si osservano fenomeni in cui i figli si dimostrano incapaci di comunicare ai loro genitori le proprie scelte perché timorosi che questo possa mettere in pericolo l’idea che i genitori hanno faticosamente costruito, ma ancor più, aumenta il numero di genitori incapaci di dimostrarsi autorevoli per paura di compromettere lo sviluppo dei loro figli.

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