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“Ho l’ansia” : l’affermazione più diffusa tra giovani e adulti / 1

La richiesta di aiuto più diffusa riguarda sicuramente “l’ansia”, termine oramai diffuso e usato in maniera più o meno propria. Quando mi trovo davanti a questo genere di affermazione, quello che più mi colpisce è proprio la sua elevata diffusione sia nel mondo dei grandi, che dei piccoli. I bambini si esprimono ovviamente in modo più incerto, ma non per questo meno chiaro “Aiutami, ho un nodo alla gola”, “Ho un laccio al collo”, “Ho un sasso nella pancia”, mentre i grandi cercano aiuto dichiarando in partenza già la loro “auto-diagnosi”: “Ho avuto un attacco di panico”, “Soffro di ansia anticipatoria”, “Ho l’ansia sociale”.

Sono affermazioni che molte volte vengono imparate informandosi su “Dottor Google”, ma che spesso non risultano utili alla risoluzione del malessere. Ritengo fondamentale porre della chiarezza partendo da cosa si intenda con “Ansia”, ossia una sensazione di forte preoccupazione e paura in vista di un possibile pericolo imminente. Se riflettiamo, possiamo notare che probabilmente tutti noi abbiamo fatto esperienza di questa sensazione, in quanto “l’ansia”, essendo uno stato di attivazione con l’obiettivo di proteggerci da una determinata situazione, fa parte della vita di ognuno di noi.

Chi non si è sentito ansioso davanti ad un cambiamento o ad una prova particolarmente importante? In questo genere di situazioni possiamo parlare di ansia fisiologica, ossia un processo di attivazione che ci rende pronti ad affrontare una determinata situazione.

L’ansia fisiologica è nostra alleata, in quanto accompagna i nostri avvenimenti importanti, aumentando il nostro grado di attenzione e preparazione. Pensiamo banalmente ad una verifica in classe o all’invito ad un evento speciale: se non percepissimo quel giusto stato di agitazione in cui ci chiediamo se ce la faremo o se saremo apprezzati, probabilmente non ci alzeremmo nemmeno dal divano per studiare o per farci una semplice doccia in vista a quella situazione significativa per noi.

Sempre se non avessimo “l’ansia”, una volta arrivati in classe il giorno del compito o alla festa a cui siamo stati invitati, probabilmente ci sentiremmo così rilassati tanto da dormire nell’attesa che la situazione inizi realmente oppure non saremmo portati a dare il nostro meglio, pentendoci qualche giorno dopo nel momento in cui dovremmo realizzare il risultato della cosa. Ora una domanda che sorge potrebbe essere: perché mai una semplice verifica o una festa a cui sono stato invitato dovrebbe farmi preoccupare così tanto da percepirla come un pericolo imminente se mi sono trovato davanti a questa situazione decine di volte?

La risposta risiede nel fatto che la nostra parte più primitiva, ossia il cervello rettiliano, non distingue la differenza tra un evento realmente pericoloso (es: la comparsa davanti a noi di un leone) o di un evento che non può essere effettivamente tale (es: la presenza di una persona per noi significativa, nel bene o nel male, ad una festa), quindi il nostro organismo si attiva nella medesima modalità dato che il suo unico obiettivo è quello di proteggerci. Nel momento in cui ci sentiamo attivati, agitati, in una determinata situazione, sta a noi cercare di analizzare l’evento in corso, chiedendoci se esso possa essere realmente pericoloso o meno, individuando cosa possa accadere nel peggiore dei casi, ma soprattutto cercando di capire il significato racchiuso in quello stato di attivazione che ci avvisa circa l’importanza che una determinata situazione possa avere per ciascuno di noi. Ma se l’ansia da amica, si trasforma in nemica tanto da paralizzare o impedire di vivere con serenità la propria quotidianità? Nel prossimo numero cercheremo di capire il concetto di ansia patologica, analizzando come essa si manifesta e come può essere gestita o anche superata.

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