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Il fenomeno del bullismo tra realtà e compiti della scuola

Un fenomeno in continuo aumento nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione dirette a prevenirlo e fermarlo: stiamo parlando del bullismo che conta ogni anno sempre più vittime nel mondo. Il termine bullismo deriva dall’inglese “bullying” e viene utilizzato per far riferimento a quel contesto formato da più persone in cui un gruppo adotta determinati comportamenti diretti ad intimorire, svantaggiare o comunque danneggiare il soggetto più debole. Si tratta di azioni poste in essere volontariamente e con la percezione di arrecare un danno alla vittima. Dei gesti perpetrati nel tempo e che hanno l’effetto di creare disparità fra pari.

Si tratta di un fenomeno posto in essere dai ragazzi che hanno già raggiunto i 10 anni di età e si sviluppa soprattutto fra i banchi di scuola fino ad estendersi nel contesto di vita sociale che vede i giovani protagonisti di diverse attività. La dinamica è pressappoco la stessa: si inizia sempre con gli insulti, le offese e le parole denigratorie. Nei casi più gravi si agisce anche con botte, calci, pugni, nonché piccoli furti a discapito della vittima. A “dirigere” il tutto è solitamente un ragazzo, il “leader” che si avvale della collaborazione di un gruppo di coetanei che “eseguono i suoi ordini” riconoscendogli la posizione di “privilegio”. La vittima è spesso un coetaneo del gruppo o un ragazzo più piccolo, le cui caratteristiche che lo contraddistinguono sono la timidezza, l’insicurezza e la paura. Le motivazioni che stanno alla base di questo fenomeno sono simili il più delle volte: la volontà di affermare la propria superiorità a livello sociale e l’intenzione di farsi notare dalle ragazze. Le vittime del bullismo hanno una reazione al problema differente a seconda che siano di sesso maschile o femminile. Nelle ragazzine che subiscono questi atti generalmente si innesca uno stato d’animo caratterizzato da una profonda tristezza che può sfociare anche nella depressione. Le femmine però sono propense ad aprirsi e confidarsi con le persone a loro più vicine, in primis i genitori. I ragazzini invece manifestano sentimenti di rabbia e molto difficilmente riescono a raccontare il problema che stanno vivendo.

Cosa c’è alla base del bullismo? Cosa si nasconde dietro la personalità del bullo?

Ad avere una grande rilevanza nella crescita e nello sviluppo di ogni ragazzo è senza dubbio la famiglia. Per cui, le motivazioni che si celano dietro a questo fenomeno sono da ricercare in primo luogo tra le mura domestiche del bullo. Una famiglia troppo severa o, al contrario, troppo permissiva, può essere fonte di problemi. Spieghiamo il motivo. Nel primo caso, se si rimprovera spesso e si applicano punizioni, il ragazzino interpreterà che sarà necessario applicare nei confronti degli altri i metodi coercitivi per far rispettare le proprie intenzioni. Nel secondo caso invece il bambino lasciato troppo libero non comprenderà facilmente quali saranno i limiti oltre i quali certi atteggiamenti non potranno essere più ammessi e, di conseguenza, si comporterà in maniera prepotente nei confronti degli altri.

Dopo la famiglia, l’organo chiamato ad esercitare un ruolo fondamentale nello sviluppo psicofisico dei ragazzi è il corpo docente a scuola. Fra i banchi di classe i ragazzi trascorrono buona parte della loro giornata ed è proprio lì che iniziano i primi fenomeni di bullismo. Gli insegnanti hanno quindi il delicato compito di riconoscere e avvertire in tempo la presenza di un disagio che vive la vittima ma anche di ravvisare i comportamenti violenti da parte del branco prima che sia troppo tardi.

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