top of page

In apnea: la fragilità del vivere

Lo scorso anno, durante la seconda ondata della pandemia, Arianna un’alunna della mia scuola, ha preparato uno scritto molto interessante dove ripercorreva il suo stato d’animo nei mesi trascorsi a contatto con un tempo difficile da decifrare. L’ho appena riletto e, a distanza di un anno, mi sembra quanto mai attuale. Se la pandemia ci aveva reso fragili per la paura del futuro, l’incapacità di “controllare” la nostra salute, il martellante suono delle sirene, l’impossibilità di avere contati tra di noi, a distanza di un anno viviamo lo stesso copione: paura, smarrimento, rabbia per una guerra che vediamo giornalmente in tv, discutiamo in classe e sentiamo continuamente intorno a noi. Scriveva Arianna: “Governi impazziti alla ricerca di soluzioni. Crisi economica; scuole, quindi futuro, in apnea. Apnea deteriorizzante, disorientante. Apnea di sogni e speranze. Tutto in pausa”. Le sue emozioni e sensazioni si incontrano con le nostre e diventano tangibili, vere, perché tutto sembra un sogno. No è la realtà. Viviamo in questa “apnea disorientante” nella speranza che l’umanità ritrovi la ragione e superi l’odio. Siamo confusi dai tanti dibattiti che si susseguono. Prima avevamo i virologi, ora i politologi e via fiumi di parole. Continuava il suo scritto: “Siamo tutti nella stessa situazione. Accogliamo le nostre fragilità, non dimenticando che possiamo resistere ed esistere. Non smetterò mai di crederci, di sorridere alla vita, ai sogni. E nonostante il futuro si prospetti difficile, vuoto, buio, aggrappiamoci alla felicità”. Si, siamo tutti nella stessa situazione e un po’ alla deriva. Ma vogliamo imparare ad esistere e resistere, vivendo il tempo presente nella sua complessità. E concludeva con parole molto forti: “Credere significa questo per me, ammettere di essere fragili senza aver paura che ti giudichino. Perché in un mondo come questo essere fragili può ucciderti… ma non devi dare il potere di farlo”. Solo accettando la nostra fragilità passeremo dall’apnea al vero respiro, dalla paura al coraggio riuscendo a dare senso a ciò che si presenta come difficile da capire ed accettare. E concludo volentieri con Viktor Frankl: “Vivere, in ultima analisi, non significa altro che avere la responsabilità di rispondere esattamente ai problemi vitali, di adempiere i compiti che la vita pone a ogni singolo, di far fronte all’esigenza dell’ora”.

Σχόλια


bottom of page