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Le storie dei precari: non è più tempo di nascondersi

Nel giugno scorso lo Snadir ha organizzato, con cadenza settimanale, una serie di sit-in davanti al Ministero dell’Istruzione per mantenere alta l’attenzione sul tema del precariato degli insegnanti di religione. Il 24 giugno ha poi indetto una manifestazione che si è svolta dinanzi al Ministero dell’Istruzione e presso il Teatro Quirino con la partecipazione del coordinatore nazionale FGU Rino Di Meglio e diversi esponenti del mondo politico. La manifestazione ha coinvolto circa 200 insegnanti di religione, provenienti da varie Regioni d’Italia, in attesa di una risposta della politica alla richiesta di stabilizzazione lavorativa di 15.000 docenti di religione precari.

La manifestazione del 24 giugno ha avuto anche un carattere di protesta, considerata la dichiarazione di inammissibilità degli emendamenti al Decreto Sostegni Bis, con i quali si voleva ottenere un trattamento uguale tra tutti i precari in tema di accesso alle procedure straordinarie di assunzione in ruolo. Insomma, abbiamo nuovamente toccato con mano l’atteggiamento discriminatorio delle forze politiche nei confronti di una categoria di precari la cui “colpa” è quella di insegnare religione.

Lo Snadir ha deciso di proseguire i suoi sit-in dinanzi al Ministero dell’Istruzione per tutto il mese di luglio, per raccogliere le storie dei precari che insegnano religione e mostrare che il precariato non è un fenomeno astratto ma è una condizione di vita che, protratta nel tempo, determina disagio economico, difficoltà ad elaborare un progetto di famiglia, incertezza lavorativa. Sono condizioni di vita che, a volte, accompagnano l’intera esistenza di tanti docenti che arrivano alla pensione senza mai aver trovato un loro riscatto professionale. A tutto ciò, purtroppo, spesso si accompagna la malattia che rende le situazioni addirittura drammatiche, in quanto determina una riduzione dello stipendio e il rischio del mancato rinnovo del contratto nell’anno scolastico successivo.

A partire dal 7 luglio 2021 hanno presentato le loro storie: Claudia Furnaris (Venezia), Michele Cerasa (Ancona), Rosalia D’amico (Treviso) e Paola Cinanni (Reggio Calabria), Antonio Calvio (Perugia), Emma Ceccarelli (Genova), Monica Nodari (Verona), Giusi Rapisarda (Palermo), Luigi Verdesca (Piacenza), Egidio Rossi (Piacenza), Anna Campagni (Pisa), Lucia Marzini (Arezzo), Pietro Muner (Venezia), Enrico Pavanello (Venezia) e Michele Darisi (Venezia).

Al Ministro Bianchi è stata consegnata una lettera che evidenzia lo scopo di questa iniziativa sindacale, nella speranza di un suo coinvolgimento diretto che possa appianare questa stortura del sistema di reclutamento dei precari della scuola italiana. Intanto, la richiesta continua e insistente da parte dello Snadir di attivare una procedura straordinaria di assunzione e tale mobilitazione hanno contribuito a far slittare avanti nel tempo la pubblicazione del bando di concorso che, ricordiamolo, si prospetta come “ordinario” in conseguenza dell’intesa siglata dalla CEI e dal Ministero il 14 dicembre 2020.

Nel frattempo, un primo obiettivo è già stato raggiunto: il Ministero dell’Istruzione ha dato seguito alla richiesta formale presentata dallo Snadir di procedere all’ulteriore scorrimento della graduatoria del 2004,  inoltrando qualche giorno fa la richiesta di autorizzazione per l’assunzione al Mef – Ministero dell’economia e finanze. Si tratta di un provvedimento che dovrebbe riguardare la metà di coloro che sono ancora presenti nelle predette graduatorie. Attendiamo, quindi, dal Ministero dell’Istruzione l’informativa sul decreto di assunzione.

Lo Snadir lo afferma a gran voce: quante altre voci si aggiungeranno alla nostra protesta? Il nostro obiettivo è quello di dare dignità agli insegnanti e all’insegnamento di religione: chi vuole condividere il medesimo obiettivo? Lo Snadir è attento ad ascoltare le “storie” dei precari: chi altri intende mettersi in solidale ascolto? Fare sindacato significa essere dalla parte dei più deboli: “Voi” da che parte state? Non è più tempo di nascondersi.

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