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“Ma come nascono i bambini? E gli adulti?” L’importanza dell’educazione all’affettività e alla

Nella prima parte di questo articolo, abbiamo visto come sia fondamentale riuscire a integrare l’apporto familiare e scolastico, per poter donare ai più giovani una preparazione adeguata circa il cambiamento del loro corpo e l’avvio alla scoperta del complesso mondo della sessualità e affettività. Mi sembra giusto ripetere che il contributo che cerco di dare rispetto a questa tematica, si riferisce all’ambito psicologico quindi, i suggerimenti proposti circa questo argomento, nascono a partire dalle linee guida internazionali del mondo psy.


Prima di arrivare ad un aspetto pratico sul “cosa fare” con i nostri ragazzi in merito all’educazione affettiva e alla sessualità, è fondamentale ricordare che tutti i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni circa questa tematica, non derivano solamente da un’evoluzione culturale e sociale, bensì traggono una spinta anche da delle reali sollecitazioni provenienti a livello cerebrale e corporeo. Un insieme di cambiamenti, fisici, biologici, culturali e sociali, hanno portato a modificare l’età in cui si inizia a vivere realmente questo complesso mondo. Per fare un esempio concreto basti pensare all’età media in cui viene sperimentato il primo approccio alla sessualità: i dati statistici ci informano che nelle generazioni comprese tra gli anni ’50 fino al ’75, la “prima volta” avveniva in media tra i 20-21 anni, mentre ad oggi tale esperienza viene vissuta, sempre in media, circa a 17 anni e in 1/3 di casi ancor prima. Tale cambiamento è da imputare soltanto ad un mutamento negli usi e nei costumi? No di certo. Sempre la letteratura scientifica ci informa sul fatto che un gran contributo è stato dato anche dal netto cambiamento avvenuto circa le condizioni alimentari, ambientali e igienico-sanitarie, rispetto ad inizio ‘900. L’integrazione di un’alimentazione più ricca e lo sviluppo della prevenzione di alcune patologie fisiche, hanno portato ad un mutamento corporeo per il quale vediamo lo sviluppo fisico anticiparsi di diversi anni. Un esempio concreto è rappresentato dall’età di comparsa del menarca e del suo corrispettivo maschile, spermarca, a partire dalla pubertà, che nel 1950 comparivano circa a 16-17 anni di età, mentre oggi risultano anticipati verso i 12 anni, se non prima per molte ragazzine che vivono l’arrivo del ciclo mestruale addirittura alla fine delle scuole elementari. Questo netto cambiamento fisico comporta delle reazioni psichiche e corporee in quanto a livello cerebrale, Ipotalamo e Ipofisi rilasciano in modo anticipato le Gonadotropine, che a loto volta inducono la secrezione di ormoni stimolanti per gli organi sessuali. Ci troviamo quindi di fronte ad un effettivo cambiamento biologico della sessualità, che viene sostenuto anche dalla moltitudine di stimoli che arrivano al nostro cervello. Le continue immagini e i riferimenti alla sessualità implementano un’ulteriore aumento di queste Gonadotropine, che sembrerebbero creare “bambini accelerati”, nei quali l’attivazione verso lo sviluppo corporeo e psichico sembrerebbe attivarsi prima di quanto prevedrebbe la programmazione naturale. Vediamo quindi che tale accelerazione dipende da cambiamenti avvenuti nell’alimentazione, nelle pratiche igienico-sanitarie e nel livello di input dati al nostro cervello, ma sicuramente tali mutazioni comprendono anche usi e costumi differenti in cui vediamo molti genitori contribuire ad “adultizzare” i bambini tramite vestiti, trucchi, cellulari e molto altro concesso prima di un tempo adeguato. Se i nostri ragazzi risultano essere così accelerati cosa può fare il genitore o l’educatore di riferimento per aiutarli? Nel prossimo numero vedremo degli aspetti pratici da poter applicare ma, nel frattempo, quello che risulta fondamentale da tener a mente, è il fatto che al mondo adulto è richiesta una fatica da fare, che consiste in una serie di prove ed errori. Quest’ultimi sono del tutto nuovi dato che gli adulti di oggi rappresentano la prima generazione, al massimo la seconda, a dover affrontare questa nuova sfida genitoriale. Il silenzio passato deve poter essere trasformato in competenza e comunicazione, in primis a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, tappe fondamentali da vivere nelle loro peculiari caratteristiche, che se private del loro diritto di esistere non permetteranno un giorno nemmeno l’esistenza di adulti in grado a loro volta di tutelarle.

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