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Non è stato tempo perso

Patrizio Bianchi è il nuovo ministro dell’istruzione del governo Draghi. A lui e al nuovo Governo abbiamo inviato, come è nella tradizione del nostro sindacato, le nostre più sincere congratulazioni augurandoci di instaurare un dialogo attivo e operoso. Nell’immediato ci sono diverse questioni prioritarie per la scuola: la maturità, i concorsi, la mobilità, le cattedre vuote, il rinnovo del contratto, i vaccini. E certamente la sfida più grande: quella dei fondi del Recovery plan. La maturità 2021 forse ha la precedenza su tutto il resto: siamo già in ritardo rispetto alla tabella di marcia e studenti e insegnanti hanno necessità di conoscere al più presto la formula del prossimo esame di stato: con l’amministrazione Azzolina si puntava al maxiorale come lo scorso anno, e da notizie filtrate da viale Trastevere sappiamo che l’Ordinanza degli esami di Stato 2020/2021 è già pronta con le regole identiche all’anno scolastico 2019/2020. Dunque aspettiamo che si pronunci il nuovo governo con la certezza che a pesare sulla scelta sarà sempre e comunque la sicurezza dei nostri studenti e di tutto il personale della scuola. Bianchi si troverà davanti anche i nodi che riguardano il reclutamento: dovrà portare avanti i concorsi per docenti già avviati, e quindi concludere il concorso straordinario per la scuola secondaria e far partire le prove dei concorsi ordinari infanzia, primaria e secondaria. Dovrà certamente affrontare il tema spinoso del precariato, delle cattedre vuote di inizio anno scolastico, con una possibile stima di supplenti che potrebbero anche superare le 200 mila di questo anno scolastico. Già nel documento presentato alla ex Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina l’estate scorsa, quando Bianchi era membro della task force sulla ripartenza della scuola, Bianchi aveva espresso la volontà di agire con urgenza sull’assunzione di 120 mila insegnanti. Da capire se l’urgenza significhi procedere con un concorso per titoli, così come la Federazione Gilda-Unams/Snadir, assieme alle altre OO.SS., aveva fortemente richiesto alla Azzolina che preferì il concorso per prove e merito per il momento fermo. Il neo Ministro Bianchi dovrà, inoltre, definire in modo chiaro e giusto la procedura di assunzione dei docenti di religione precari che insegnano dal oltre 36 mesi. Il tempo offerto dal decreto milleproroghe, che prevede il rinvio al 2021 della pubblicazione del bando di concorso per docenti di religione, sia utilizzato in modo fruttuoso. Lo invitiamo ad accogliere le legittime aspettative dei docenti precari che insegnano religione, attivandosi per la riscrittura dei commi 1 e 2 dell’art.1bis della legge 159/2019, che siano riservati esclusivamente ad una procedura di assunzione non selettiva per coloro che hanno svolto 36 mesi di servizio nell’insegnamento della religione. E poi il contratto da rinnovare del personale della scuola: gli aumenti previsti dalla legge di bilancio, anche quest’anno sono stati insufficienti e la nostra federazione e lo Snadir sperano che con la nuova amministrazione si possa raggiungere un accordo soddisfacente. L’obiettivo è sempre lo stesso: aumento a tre cifre. Ma tutto dipenderà, come al solito, dai fondi che si stanzieranno. Poi si tratterà di aprire un confronto con i sindacati per includere in contratto, e regolamentare, le nuove modalità della didattica digitale che probabilmente troveranno uno spazio anche nella scuola post-covid. Anche per non dissipare un patrimonio di esperienze che si sono definite negli ultimi dodici mesi: non solo per quanto riguarda la relazione didattica con gli alunni, ma anche per la progettazione nei consigli di classe, il raccordo con le famiglie, l’aggiornamento del personale, ecc.. Insieme a questo non dimentichiamo l’urgenza delle vaccinazioni covid per il personale scolastico che noi non smetteremo di sollecitare, soprattutto nell’indirizzo di un piano vaccinale efficace che preveda l’utilizzo dei vaccini BioNTech/Pfizer e Moderna, gli unici due vaccini che attualmente offrono una efficacia del 95%, prescindendo dalla fascia d’età. Al nuovo governo andrà, poi, la gestione del Recovery plan: la bozza approvata dal Governo Conte bis conteneva una serie di misure, quantificate in un investimento di circa 28 miliardi per scuola e istruzione. In questo caso bisogna capire se e come interverrà l’intero esecutivo sui fondi europei. In questo senso fanno ben sperare alcune dichiarazioni di Bianchi risalenti a quando era a capo della task-force nominata dalla ministra Azzolina per organizzare la ripartenza a settembre, rispetto all’importanza e all’urgenza di un investimento significativo sull’edilizia scolastica. Un’attenzione privilegiata va infine alla problematica del digital divide e al tasso di dispersione scolastica in crescita. Tra le prime dichiarazioni di Bianchi c’è proprio un riferimento a questo triste fenomeno: “La scuola deve tornare nel cuore di tutti, soprattutto di chi non va a scuola”. Attendiamo dunque che il nuovo governo espliciti le sue intenzioni entrando nei dettagli delle varie proposte. L’idea solo annunciata di un prolungamento delle lezioni scolastiche oltre i termini previsti ha già sollevato diverse, e comprensibili, polemiche. Non si può pensare di far stare alunni e docenti a scuola tutta l’estate, soprattutto se nelle intenzioni c’è quella di “recuperare il tempo perso” per usare l’espressione di Draghi. Lo ricordiamo, gli insegnanti e gli studenti nell’ultimo anno hanno compiuto un lavoro ammirevole attivandosi a costo zero nella gestione della didattica a distanza. Non si sono mai sottratti, neanche per un giorno. E non hanno lasciato dietro di loro alcun tempo perso. Potrà essere stato un tempo difficile, travagliato, sofferto. Ma mai perso.

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