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Quando una scuola diventa comunità professionale

Credo fermamente nell’importanza di costruire all’interno della scuola una rete di rapporti umani e professionali che si rifacciano al concetto di comunità. Thomas Sergiovanni, molto sensibile a questo tema, in un suo volume scrive: “Se i docenti sanno prendere decisioni insieme, sanno scambiarsi pratiche e partecipare ad aggiornamenti condividendone le risorse, sanno essere un gruppo di ricerca che progetta e connette i saperi, allora formeranno una comunità professionale”**

Tutto questo in contrapposizione ad uno stile presente in molte scuole dove vige la sfida, la diffidenza e la gelosia all’interno del corpo docente. La comunità professionale e la scuola comunità, di cui ho parlato in altri articoli, sono tra loro interconnesse e fanno camminare tutti in un clima sereno e costruttivo. L’individualismo dei docenti, l’incapacità di alcuni ad entrare in dialogo con i colleghi e la classe, si riflette poi nell’insegnamento. è necessario imparare a lavorare in gruppo, a creare dei consigli di classe in cui ci si ascolta e ci sia la volontà di imparare a cooperare.

I ragazzi, le famiglia, il personale ata, la segreteria avvertono questo clima. Ricordo una mia scuola dove si erano raggiunti livelli altissimi di conflitto a causa di un’anarchia vigente per l’ormai prossima pensione del dirigente scolastico. L’anno successivo con il cambio di guardia e l’idea di scuola che ho appena presentato in poco tempo si ricreò un clima positivo e costruttivo tanto che in poco tempo aumentarono le iscrizioni e gli incontri con altre scuole. Ecco perché credo che la qualità dell’istruzione non si misuri solo con dei test, ma soprattutto con uno stile improntato sul dialogo e la crescita.

** Sergiovanni. T.J., Dirigere la scuola, comunità che apprende, LAS; Roma 2002.

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