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Rischi online per studenti e studentesse… Che ruolo ha la scuola?

L’avvento della didattica a distanza ha accentuato l’attenzione sull’uso delle tecnologie digitali da parte di bambini e ragazzi. Internet è diventata la rete attraverso la quale è la scuola stessa a chiedere di comunicare con i propri studenti e ciò ha spostato sensibilmente il punto di vista. Se prima, infatti, poteva avere un certo credito la posizione di chi sosteneva che l’uso corretto di smartphone, tablet o computer in ambito domestico non fosse un problema scolastico, adesso prende piede l’orientamento di coloro che da tempo affermano l’importanza di un’azione educativa a tutto campo effettuata dalla scuola. Se come docenti chiediamo ai nostri alunni di accedere a piattaforme web per effettuare lezioni sincrone, per fare ricerche, per scaricare video, per raccogliere materiale didattico, non possiamo, insomma, ignorare i pericoli insiti nella rete e il nostro dovere educativo.

A fugare ogni dubbio è intervenuta la Legge n. 92 del 20 agosto 2019, che ha introdotto l’insegnamento scolastico dell’educazione civica dedicando l’intero articolo 5 all’educazione alla cittadinanza digitale. Ciò impone una riflessione seria in merito ai cosiddetti rischi online. Essi spaziano nell’ambito di sfere diverse, ma spesso collegate fra loro: diffusione di comportamenti pericolosi (daredevil selfie, video, challenge), cyberbullismo, sexting, adescamento online, violazione della privacy, internet addiction (dipendenza da internet), esposizione a contenuti dannosi o inadatti(siti PRO MIA e PRO ANA, pro-bulimia e pro anoressia; siti che spingono al suicidio, pornografia…)

Si tratta di rischi reali ai quali non sono esposti solo gli adolescenti, ma anche i bambini della scuola primaria. Le ricerche dimostrano che l’età di utilizzo di tecnologie digitali, senza l’adeguato controllo degli adulti, si sta pericolosamente abbassando. Bambini e ragazzi accedono con facilità a ogni tipo di contenuto e a piattaforme che possono nascondere varie tipologie di adescamento e di diffusione di materiale pedopornografico. Molto rischiosi si stanno dimostrando, inoltre, quei social che consentono il lancio di challenge che possono rivelarsi particolarmente insidiose soprattutto per i più piccoli o per i soggetti fragili. Non va dimenticato che social e chat rappresentano luoghi di incontro, spazi per comunicare e per costruire la propria identità digitale. In tal senso le sfide rappresentano un’occasione per emergere, per ricevere like, per dimostrare a sé stessi e agli altri le proprie capacità. Il problema è che non sempre vi è anche la necessaria consapevolezza per separare il mondo virtuale da quello reale rischiando di essere intrappolati in sfide che altro non sono che istigazioni a comportamenti pericolosi. Alcuni esempi? Nata nella piattaforma TikTok la “skullbreaher challenge” consiste nel fare un inaspettato sgambetto a un ignaro partecipante di quello che sembra un gioco.

Questa sfida è talmente pericolosa, per i danni celebrali che può causare, da aver spinto la Croce Rossa Italiana a fare un video per spiegarne le conseguenze. Molto diffuse in Italia e all’estero sono varie tipologie di roulette russe fra le automobili o sui binari dei treni. Altrettanto conosciute dai giovani sono prove di coraggio nelle quali ci si mette in bilico sui cornicioni dei palazzi o ci si lancia dai balconi (balconing). Video di questo tipo sono facilmente reperibili nel web e accessibili, quindi, anche ai bambini. L’immaturità psicologica li rende facili prede anche di sfide che, presentate sotto forma di prove di coraggio, conducono perfino al suicidio. Altrettanto pericolose sono le interazioni comunicative che possono avvenire, non solo nelle piattaforme social, ma anche nelle chat dei videogiochi. È qui che serpeggia il rischio maggiore di adescamento minorile, tuttavia molti lo ignorano.

I genitori hanno un ruolo importantissimo: è loro il compito di vigilare sui propri figli, di educarli, di seguirne la crescita, di comprendere che relazioni sociali intraprendono, di favorire uno sviluppo affettivo armonico, di accertarsi che usino in modo consapevole smartphone e tecnologie… Purtroppo molti non sono consapevoli delle insidie celate nel web e pensano che un cellulare in mano al figlio chiuso in camera, non sia un pericolo effettivo. In realtà è come se lo avessero lasciato da solo in una pubblica piazza frequentata da ogni genere di individuo: compagni di classe, certo, ma anche adulti deviati.

La scuola, perciò, ha il compito di affiancare le famiglie e di fare la sua parte. Come? Informando studenti e studentesse in merito ai rischi celati nel web e aiutandoli a difendersi. È essenziale che permetta loro di sviluppare quella competenza emotiva necessaria per non farsi “contagiare” da challenge pericolose, per non esporsi a contatti con persone che possono far loro del male, per parlare liberamente se qualcosa li ha turbati.La sfida reale non è quella di demonizzare le tecnologie, ma di sfruttarle al meglio costruendo però intorno alle giovani generazioni una resistente rete di protezione. Solo se scuola e famiglie saranno alleate nel raggiungimento di questo traguardo, questa non sarà un’utopia.

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