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A SCUOLA DI EMOZIONI

La scuola rappresenta un microcosmo ideale in cui si maturano convinzioni, opinioni, conoscenze, atteggiamenti e abitudini che determineranno in gran parte l’evoluzione dell’individuo maturo, il suo ruolo e il suo contributo al vivere sociale.

Le Linee Guida indicano l’educazione alle Life Skills come “uno dei modelli di intervento della prevenzione che ha ricevuto negli ultimi venti anni il maggior numero di validazioni con effetti positivi sia a breve che a lungo termine. Le life skills sono quell’insieme di competenze, abilità personali, cognitive, sociali, emotive e relazionali che permettono agli individui di affrontare le sfide quotidiane della vita, rapportandosi a sé stessi e agli altri con fiducia nelle proprie capacità e con atteggiamento positivo e costruttivo.

Parliamo dunque di apprendimento di capacità e competenze psicosociali strettamente legate alla salute e al benessere, che permettono all’individuo di adottare strategie efficaci per affrontare i diversi problemi della vita quotidiana. Rappresentano competenze e comportamenti concreti di carattere cognitivo, emotivo e relazionale, il cui insegnamento richiede l’apprendimento per esperienza, attraverso metodologie quali discussioni e lavori di gruppo, brainstorming, role playing, cooperative learning, peer education, assunzione di responsabilità, etc. Il fattore emozione costituisce pertanto l’elemento centrale intorno al quale è possibile organizzare e sviluppare una tipologia di competenze educative comprendenti la conoscenza di sé, la comunicazione e l’ascolto, le capacità relazionali e le abilità di aiuto, le strategie di gestione del disagio e delle conflittualità che si verificano in ambito scolastico. Promuovere una didattica dell’emozione significa offrire ai nostri ragazzi l’opportunità di conoscere l’empatia, di fermarsi a riflettere non solo sui propri sentimenti ma anche su quelli degli altri e sulle reazioni che un proprio comportamento può suscitare.

Una riflessione importantissima in un’epoca in cui tutti hanno voglia di parlare e poca di ascoltare, di mettersi in mostra in prima persona anziché mettersi nei panni dell’altro. Promuovere e realizzare l’ora di “didattica delle emozioni” significa altresì dare agli alunni un’ora tutta per loro, per poter esprimere davvero se stessi, per essere ascoltati da qualcuno che si occupa di come stanno dentro; significa offrire all’insegnante la possibilità di rilevare e di intervenire nelle situazioni di disagio, con strumenti psicopedagogici diretti a promuovere il benessere e tutte le potenzialità di crescita individuali e del gruppo classe.

Gli esiti di numerosi studi hanno confermato che “l’intelligenza del cuore” può essere potenziata anche in soggetti meno dotati cognitivamente, nei quali i problemi di autonomia e di autostima richiedono più attenzione. I programmi di educazione alle emozioni assumono di conseguenza una valenza preventiva nel regolare l’equilibrio interiore e nel consolidare i fattori di protezione nei confronti delle disarmonie dello sviluppo. Si può ritenere che la dimensione emozionale rappresenti per il futuro della scuola la nuova frontiera. L’esplorazione dell’immenso spazio interiore potrà consentire di valorizzare ogni diversità e formare esseri umani completi, in un clima di libera espressione.

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