Accoltellamento dell’insegnate a Roma: c’è un’emergenza sicurezza nelle scuole. Serve un nuovo patto tra famiglia e insegnanti
L’evento non si è trasformato in tragedia grazie a un altro alunno che ha fermato l’aggressore. “La odiavo - ha dichiarato dopo il minorenne in caserma - volevo punirla perché sono arrivato in terza media con due debiti in italiano e storia”. Un evento gravissimo.

È emergenza sicurezza nelle scuole. Dopo il grave episodio accaduto a Roma, lo scorso 18 settembre, sorgono diversi interrogativi su come rendere sicuri gli ambienti scolastici e proteggere le persone al loro interno. Entriamo nel dettaglio. Era appena iniziata la terza ora nella scuola media Giovanni Verga di Centocelle, quando un’insegnante è stata aggredita da un suo alunno di soli 13 anni. La donna è stata prima stordita con uno spray urticante e poi aggredita con un pugnale da sub avente una lama da 20 centimetri. Nei pantaloni l’aggressore aveva un altro pugnale. L’evento non si è trasformato in tragedia grazie all’intervento di un altro alunno che, con fermezza e nervi saldi, ha fermato l’aggressore. “La odiavo - ha dichiarato dopo il minorenne in caserma - volevo punirla perché sono arrivato in terza media con due debiti in italiano e storia”. Un evento gravissimo che fa seguito ad altri fatti di simile portata dentro le mura scolastiche. Quelle stesse mura che, dopo casa, dovrebbero garantire sicurezza. E nel mondo della scuola l’episodio non ha lasciato indifferenti docenti, alunni e personale scolastico. In molti, chiedono maggiori controlli appellandosi all’utilizzo dei metal detector secondo quanto disposto dalla direttiva Valditara-Piantedosi. La direttiva, prevede l’utilizzo dei metal detector portatili all’ingresso degli edifici scolastici. La sua esecuzione, che avviene con l’intervento delle Forze dell’Ordine, potrà essere attivata su richiesta dei dirigenti scolastici.
“Viviamo in un periodo difficile”, affermano alcuni docenti raggiunti dal nostro mensile, che aggiungono: “Abbiamo il timore che un’insufficienza data all’alunno, possa scatenare eventi aggressivi”. C’è poi chi al nostro telefono racconta che alcuni ragazzi sono aggressivi per indole e questo comporta momenti di apprensione durante la permanenza nelle classi. Cosa sta accadendo alla nuova generazione? È questo un periodo delicato: gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un’escalation di eventi aggressivi la cui origine non è del tutto chiara. Sicuramente è la conseguenza di più fattori, difficili da scindere, e che al momento sono destinati a produrre ancora effetti. L’unica cosa certa è che, come dicono gli esperti, bisogna ripartire dalle famiglie, dal rapporto genitori-figli. Quello che viene consigliato è in sostanza una maggiore presenza dei genitori nella vita dei loro ragazzi, anche quando sembra che tutto vada bene. Capire come passano le giornate a scuola, nel loro percorso di studi, nel loro rapporto con i coetanei e con i docenti. Fuori dalle mura scolastiche, conoscere le compagnie frequentate e anche i luoghi di aggregazione. È fondamentale essere disponibili al dialogo di qualsiasi natura, prevenendo e superando possibili situazioni di disagio.
Di importante rilevanza, secondo gli esperti, è anche il rapporto genitori-docenti. Il confronto continuo sulla didattica, sull’andamento dei propri figli a scuola, può aiutare a capire, nei momenti più difficili, cosa ci sia dietro a delle insufficienze, dietro a dei caratteri taciturni o, al contrario, ribelli. E perché no, sarebbe il momento di introdurre stabilmente delle figure professionali impegnate al supporto psicologico nelle scuole.
Ci vuole una maggiore presenza dei genitori nella vita dei loro ragazzi, anche quando sembra che tutto vada bene. Capire come passano le giornate a scuola, nel loro percorso di studi, nel loro rapporto con i coetanei e con i docenti.




