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Giornata della memoria: Massimiliano Kolbe, martire della carità ad Auschwitz, figura emblematica pe

San Giovanni Paolo II il 10 Ottobre 1982, durante l’omelia della Messa di canonizzazione di Padre Massimiliano Kolbe, primo martire della carità al mondo e Patrono del XX secolo, morto ad Auschwitz, a soli 47 anni, ricorda il frate francescano affermando:« Massimiliano non morì ma diede la vita per il fratello, si offri alla morte per amore, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo».

Massimilaino Kolbe nasce in Polonia, a Sdunzska Wola, l’8 Gennaio 1894 e viene battezzato con il nome di Raimondo; nel 1907, con il fratello Francesco, entra nel Seminario dei Frati Francescani Conventuali a Leopoli, in Russia.

Nell’anno 1910 cambia il nome in Massimiliano, trascorre due anni a Cracovia dove inizia gli studi, in seguito si trasferisce a Roma per conseguire la laurea in filosofia e teologia; nella città eterna fonda l’associazione “La Milizia dell’Immacolata”, ancora oggi attiva e diffusa in tutto il mondo, i cui membri si impegnano a portare la medaglia miracolosa ed a recitare quotidianamente un atto di affidamento a Maria per la conversione dei peccatori e la santificazione del mondo.

Il 28 Aprile 1918 Massimiliano Kolbe diventa sacerdote e celebra la sua prima Messa nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte presso l’altare della Madonna del Miracolo dove l’Immacolata era apparsa nel 1842 ad Alfonso Ratisbonne.

Padre Kolbe, dopo aver trascorso sette anni in Italia, torna nella sua Polonia e nel 1922 fonda la rivista “Il Cavaliere dell’Immacolata” divenendo un pioniere del giornalismo cattolico, nei suoi articoli propone meditazioni destinate agli uomini del suo tempo, a persone di ogni età ed estrazione sociale offrendo un messaggio che è, ancora oggi, attuale ed aperto al mondo.

Nel 1927 il conte Lubecki gli dona un vasto terreno nei pressi di Varsavia, ciò permette al frate francescano di realizzare il suo sogno tanto atteso e desiderato:“Niepokalanow”, la “Città di Maria” che nell’arco di un decennio si espande miracolosamente: dalle prime capanne si passò ad edifici in mattoni, dai pochi operai ai settecento religiosi, dalla vecchia stampatrice alle moderne tecniche di stampa e composizione ed il “Cavaliere dell’ Immacolata”, a cui si aggiunsero altri sette periodici, raggiunse la tiratura di milioni di copie.

Tre anni più tardi Massimiliano si reca missionario in Giappone e fonda una seconda Cittadella dell’Immacolata nella quale si rifugeranno gli orfani di Nagasaki in seguito all’esplosione della prima bomba atomica.

Nel 1936 torna a Varsavia dove riveste, ormai, un ruolo di spicco: le sue opere, la rivista, i giornali raggiungono numeri importanti di diffusione; ma tutto sta per finire … l’ombra della guerra incombe sulla Polonia che nel Settembre del 1939 è invasa dalle truppe tedesche.

Il sacerdote polacco era profondamente avversato dal regime nazista in quanto divulgava numerose riviste che, pur avendo un contenuto non politico, mettevano in crisi il regime totalitario pertanto, come sostiene Padre Raffaele Di Muro, direttore della Cattedra Kolbiana presso il Seraphicum, Pontificia facoltà teologica San Bonaventura, a Roma, e presidente della Milizia dell’Immacolata internazionale, «fermare Padre Kolbe significava fermare l’attività editoriale da lui promossa, fermare quel fiume d’amore che scorreva dalle colonne dei suoi giornali».

I nazisti ordinarono lo scioglimento di Niepokalanow; a tutti i religiosi che partivano spargendosi per il mondo, Massimiliano raccomandava «Non dimenticate l’ amore»; i pochi frati rimasti trasformarono in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughila Cittadella di Padre Kolbe il quale, nel Febbraio del 1941, è arrestato dalla Gestapo e, dopo qualche mese, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz dove viene identificato con la matricola 16670 ed assegnato al blocco 17, il reparto speciale riservato ai sacerdoti, qui lavora dall’alba al tramonto trasportando i cadaveri nel crematorio; in seguito viene trasferito al blocco 14 e costretto alla mietitura, sotto il sole cocente;  privato del cibo, ripetutamente bastonato, umiliato, percosso e psicologicamente provato dalla costante paura legata alla precarietà della vita, oppose una resistenza passiva facendo corpo con i compagni di detenzione.

Nel luglio del 1941 un prigioniero evade e, secondo la legge di Auschwitz, altri dieci devono pagare con la vita morendo di stenti nel bunker della fame.

Al termine della selezione, il sergente polacco Franciszek Gajowniczek, uno dei condannati, piange disperatamente rimpiangendo la moglie ed i figli.

Padre Kolbe, allora, si offre di prendere il posto del prigioniero polacco, lo scambio viene incredibilmente accettato e Massimiliano con altri nove condannati, raggiunge il bunker della fame.Tutti al campo di Auschwitz sono sorpresi, non si era mai visto nessuno dare la propria vita per la salvezza di un’altra persona; inoltre nel bunker della fame, dove in genere imperava la disperazione, i prigionieri, questa volta, cantano e pregano.

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