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La libertà dell’amore: la testimonianza di Chiara Corbella Petrillo

La giornata internazionale della donna, istituita ufficialmente dall’ONU nel 1977, si celebra ogni anno in occasione dell’8 Marzo per riflettere sulle conquiste politiche, sociali ed economiche del genere femminile, per valorizzare il valore e la dignità della donna. In questa giornata che ripercorre storie di rivendicazioni di diritti e di libertà è importante ricordare, anche, la figura di donne contemporanee che vivono fino in fondo, fino all’ultimo respiro la libertà dell’amore, quell’amore che non pretende e non possiede, quell’amore intenso e catalizzante, quell’amore immenso che non ha paura di deludere e di morire. Parliamo di Chiara Corbella Petrillo, nata a Roma il 9 gennaio 1984.  Gioiosa, allegra, vivace e piena di vita, insieme alla sorella Elisa di due anni più grande, cresce in una famiglia che la educa alla fede e le insegna a vivere i valori cristiani nella quotidianità della propria realtà sociale. Col passare degli anni, scopre la passione per il canto e per la musica e matura una personalità autonoma che la rende determinata nelle sue scelte. All’età di diciotto anni incontra Enrico Petrillo, un ragazzo romano di ventitré anni, con il quale si fidanza. Dopo il superamento di qualche incomprensione, il rapporto approda al matrimonio: Chiara ed Enrico il 21 settembre 2008 si sposano ad Assisi. Il cammino della coppia è colmo di gioie ma anche di grandi dispiaceri: tornati dal viaggio di nozze, Chiara scopre di essere in attesa di un bambina, purtroppo affetta, come mostrano le ecografie, da una grave malformazione cefalica. I medici consigliano l’aborto terapeutico ma Chiara ed Enrico, convinti che una terapia debba essere finalizzata alla vita e non alla morte, decidono di portare avanti la gravidanza e di “accompagnare la piccola fin dove possono”. Maria Grazia Letizia nasce il 10 giugno 2009, riceve immediatamente il battesimo e, poco dopo “va delicatamente in cielo”. Chiara ricorda con tenerezza l’abbraccio della sua bambina, «non importa per quanto tempo siamo state madri» afferma in occasione di una testimonianza, «ciò che conta è che abbiamo ricevuto questo dono». Trascorrono alcuni mesi e anche una seconda gravidanza si rivela problematica, Davide Giovanni segue le sorti della sorella e anche lui raggiunge il cielo poco dopo la nascita. L’arrivo di Francesco, il terzo figlio della coppia, porta una gioia immensa in famiglia, il bambino è sano ma Chiara si ammala: una piccola afta alla bocca si rivela ben presto un carcinoma. La giovane mamma sceglie di rimandare le cure per tutelare la vita del suo bambino: Francesco nasce il 30 maggio 2011. Subito dopo il parto Chiara si sottopone a tutte le terapie necessarie, lotta con coraggio, soffre senza mai abbandonare la speranza. La malattia avanza, ma Chiara non perde mai il sorriso. Il marito Enrico racconta:«in Chiara vedevi la certezza dell’eternità. Non era spaventata: aveva occhi pieni di luce, di gioia, di gratitudine verso Dio». Gli ultimi mesi della sua vita li trascorre lontana dalla città, nella casa di famiglia vicino al mare, sono giorni colmi di tenerezza: attorniata dall’affetto dei suoi cari, sostenuta dai sacramenti, Chiara muore il 13 giugno 2012, dopo aver salutato tutti, parenti ed amici, dopo aver detto a ciascuno dei suoi affetti: «Ti voglio bene». La celebrazione del suo funerale, come quello dei suoi due bambini, diviene, per le numerose persone accorse, la testimonianza cristiana dell’inizio di una vita nuova. Chiara Corbella Petrillo è una testimone autorevole della giornata internazionale delle donne; una donna anticonformista, consapevole della propria unicità; una donna che ha scelto di mettere al centro della propria vita l’amore verso Dio e verso il prossimo; una donna profondamente consapevole che « nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e essere amati e moriamo per conoscere l’amore di Dio»; una donna che ha vissuto con coraggio la sofferenza trasformando il dolore in un atto di amore; una donna per la quale « nella vita non è importante fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare» di quell’amore che rende liberi da ogni compromesso ed esprime il valore inestimabile dell’istante presente.

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