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ELISA SPRINGER: La memoria che parla al cuore degli uomini

L’eredità dei sopravvissuti della shoah traccia quella linea invisibile ma infrangibile che segna la nascita della cultura della memoria, quella memoria che non si insegna ma si racconta, quella memoria che si vive, quella memoria che è testimonianza e parla al cuore degli uomini.

Elisa Springer nasce a Vienna il 2 Febbraio 1918, figlia unica di una ricca famiglia di commercianti ebrei di origine ungherese, trascorre l’infanzia e l’adolescenza nella capitale austriaca, città intellettuale ricca di stimoli culturali, dove intraprende gli studi artistici conseguendo il diploma in storia dell’arte. Nel 1938, in seguito all’annessione dell’Austria alla Germania, Riccardo Springer, il padre di Elisa, è tra i primi ebrei austriaci ad essere deportato nel campo di sterminio di Buchenwald, dove muore qualche mese dopo.

Elisa, appena ventenne, al fine di contrarre una nuova cittadinanza, sposa l’italiano Eliezer Joseph Alfassa e, dopo una breve permanenza a Vienna, nel 1940, in seguito alle violente persecuzioni che coinvolgeranno la madre Sidonia Bauer e gran parte della sua famiglia, si rifugia a Milano, qui ottiene una falsa identità ed intraprende l’attività di traduttrice privata di lingua inglese e tedesca. Tradita da una spia fascista viene arrestata nel 1944 e condotta nel carcere di Milano; dopo qualche mese, il 02 Agosto 1944, con un convoglio partito dalla stazione di Verona, è deportata ad Auschwitz, dove viene registrata con il numero di matricola A-24020. Salvata dalla camera a gas dal gesto generoso di un kapò, sopravvive in tragiche condizioni sperimentando l’orrore del più grande campo di sterminio nazista, da lei definito «deserto di morte senza speranza».

Trasferita, successivamente a Bergen Belsen, conosce Anna Frank e la sorella Margot, in seguito viene condotta a Raghun, a cinquanta chilometri da Lipsia, in una fabbrica di aeroplani ed infine è deportata a Theresienstadt, nella Repubblica Ceca, dove poco dopo si ammala di tifo petecchiale e rimane in coma per circa un mese. Al suo risveglio, il 5 Maggio 1945, si ritrova accovacciata in un pagliericcio e la sua compagnia di prigionia le comunica che il campo era stato liberato dalle truppe russe. La sua incrollabile fede in Dio, l’incontenibile forza d’animo ed una serie di fortunate coincidenze le consentono di ricominciare a vivere, inizialmente a Vienna, sua città natale, successivamente in Italia dove nel 1946 si trasferisce a Manduria, in provincia di Taranto, luogo nel quale trascorre gran parte della sua vita.

Elisa soffoca il suo dolore nel silenzio: per cinquant’anni, nel timore di essere biasimata piuttosto che compresa, nasconde gli orrori del suo passato tenendo segreta la sua esperienza di deportazione, finché nel 1997 il figlio Silvio, allora ventenne, nel tentativo di conoscere in modo dettagliato la vita della madre, la interroga con insistenza scoprendo verità fino ad allora taciute, verità che l’ormai settantanovenne Elisa Springer rivela nel libro “Il silenzio dei vivi. All’ombra di Auschwitz, un racconto di morte e di resurrezione”: lucido ricordo biografico di una vita dominata dal silenzio, un silenzio assordante che viene spezzato quando la forza del coraggio prende il sopravvento e la consapevolezza del valore assunto dalla “testimonianza” si fa viva nel cuore di Elisa la quale sente forte il bisogno di raccontare e raccontarsi « per non dimenticare a quali aberrazioni può condurre l’odio razziale e l’intolleranza, non il rito del ricordo, ma la cultura della memoria».

Da allora, il suo impegno nel divulgare, specie tra i giovani, il ricordo di una delle pagine più tenebrose ed aberranti della storia dell’umanità, è stato infaticabile. In uno dei suoi ultimi incontri Elisa racconta che:« arrivata ad una certa età, ho capito che dovevo parlare anche per voi giovani, perché il futuro è nelle vostre mani, ma non esiste un futuro senza passato e perché queste cose non avvengano più, io mi sono auto-violentata e, per amore di mio figlio che voleva sapere e per amore anche verso voi giovani, ho scritto la mia storia che spero possa in qualche modo contribuire a rendere un po’ migliore il mondo perché, sapete ragazzi, come ho già detto prima, siamo tutti figli di un unico Dio e siamo tutti della stessa razza, non esistono razze diverse, ci sono solo due categorie di uomini: quelli buoni e quelli cattivi.

Elisa Springer conclude la sua vita terrena il 20 Settembre 2004, all’età di ottantasei anni, a Matera.

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