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Il consumo di alcol tra gli adolescenti

Sempre più giovani fanno largo consumo di alcol. Non più qualche bicchiere in buona compagnia il sabato sera, ma un’insana abitudine che si trasforma in alcune bottiglie di troppo, anche da soli. Sono dati sempre più allarmanti quelli emessi dai report dell’Osservatorio Nazionale Alcol e che mettono in evidenza come molte malattie o incidenti stradali, siano tra i primi effetti di questi abusi. Abusi che avvengono in modo incosciente, talune volte e, altre, con la piena consapevolezza del male che ci si sta arrecando.. La pandemia ha fatto il resto: l’accentuarsi della solitudine a causa delle misure di sicurezza, ha causato l’acuirsi di alcuni disagi di carattere psicologico in molti ragazzi. Tanti di questi disagi hanno poi trovato «riparo» nelle bevande alcoliche. L’alcol è una sostanza potenzialmente cancerogena, che ha l’effetto di creare dipendenza più delle sostanze stupefacenti. E le persone maggiormente vulnerabili sono proprio gli adolescenti. Le modalità sono sempre le stesse: si inizia con la birra per poi passare agli aperitivi alcolici e poi ai superalcolici. Queste bevande nel tempo hanno l’effetto di determinare il fenomeno definito «binge drinking», ovvero bere per ubriacarsi.

Secondo l’Osservatorio nazionale alcol ci sono diversi motivi che portano al punto di non ritorno. Tra questi emerge il fatto che i giovani non percepiscono le bevande alcoliche come fonte di possibili problemi. Tutto il contrario. Bevono perché sottovalutano il pericolo e perché credono si tratti di sensazioni ed esperienze da provare nella vita in quanto favoriscono la disinibizione e l’allegria. Più si beve, a loro avviso, e più si manifesta la capacità di spingersi oltre limiti raggiungibili da pochi. In qualche modo, secondo le convinzioni dei ragazzini, si diventa dei leader. Ma perché si tratta di un fenomeno sempre più diffuso tra i ragazzi? In primis i prodotti alcolici sono sempre più diffusi e a portata di tutti. Basta prenderli al supermercato e realizzare dei drink in casa se non possono essere acquistati nei locali per via della minore età. Altro fattore di rischio deriva dal fatto che gli adolescenti sono sempre collegati a internet attraverso smartphone e tablet  e subiscono il marketing che veicola su diversi canali, social e piattaforme. La tecnologia, sempre più all’avanguardia, non ha solo vantaggi, ma porta con sé anche fattori di rischio. Inoltre il consumo di alcol è visto come una cosa normale e non gode di un’adeguata attenzione sociale se non dopo, cioè quando l’abuso produce effetti negativi per chi beve o per terzi soggetti ( come nel caso degli incidenti).

Sono davvero tanti gli elementi che trasformano il bere in un vero e proprio problema. E non è semplice intervenire su larga scala in relazione a tutti i fattori scatenanti e per tutti coloro i quali vengono inghiottiti dal vortice della dipendenza. Ma una cosa è chiara e assolutamente fattibile: in questo campo occorre ampliare la qualità dell’informazione, della comunicazione, del coinvolgimento dei giovani verso scelte consapevoli e che non siano imposte da “modelli di società” al di fuori dei quali non sentirsi accettati. L’obiettivo deve essere proprio quello di far diventare questi ragazzi sicuri di se anche fuori dagli schemi “imposti” dal gruppo. Particolare il dato che emerge in un report dell’Istituto Superiore di Sanità dove si parla delle normative in merito a questo problema. “La maggior parte dei Paesi europei dell’OMS – si legge nella nota- dichiara di implementare politiche e di avere sistemi di sorveglianza attiva rispetto alla commercializzazione e pubblicità sull’alcol a protezione dei giovani e dei gruppi di popolazione più vulnerabili. Meno della metà delle nazioni hanno invece indicato di avere regolamenti sul marketing digitale dell’alcol in internet e nelle piattaforme sociali, ancor meno di avere divieti del marketing dell’alcol in internet e nei social media”.

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