La strada è tracciata, ora completiamo il percorso

Per gli insegnanti di religione, questi sono stati anni importanti. Dopo una lunga stagione di attese e di battaglie, le procedure concorsuali hanno aperto una fase nuova, portando finalmente il ruolo a migliaia di docenti che per anni hanno lavorato nella scuola senza poter contare sulla stabilità del proprio rapporto di lavoro.
Nel biennio 2025/2026 e 2026/2027 sono stati immessi in ruolo 8.650 insegnanti di religione. È un risultato importante, frutto di un percorso nel quale lo Snadir e la Federazione Gilda-Unams hanno investito energie, confronto e determinazione. Ma ogni risultato apre anche una fase successiva. E oggi quella fase riguarda i docenti che ancora attendono.
Nelle graduatorie a esaurimento restano circa 4.500 insegnanti. Sono docenti che hanno superato le procedure previste, che hanno maturato anni di servizio e che continuano a garantire quotidianamente l'insegnamento della religione nelle scuole italiane. Per loro il tempo della stabilizzazione deve trovare una prospettiva certa.
È questa la richiesta che abbiamo portato all'attenzione del Parlamento: elevare progressivamente, nell'arco di un biennio, la quota dei posti destinati alle immissioni in ruolo dall'attuale 70% fino al 95% dell'organico di diritto.
Accanto a questa misura, chiediamo al Ministero dell'Istruzione e del Merito una programmazione annuale delle assunzioni su tutti i posti vacanti e disponibili. Il dato di partenza è concreto: ci sono posti da coprire e ci sono docenti che possiedono i requisiti e attendono di poter trasformare anni di lavoro in una condizione professionale stabile.
Al Ministero ora spetta il compito di dare continuità al percorso di reclutamento, attraverso una programmazione capace di utilizzare pienamente le disponibilità dell'organico e di accompagnare verso il ruolo i docenti ancora presenti nelle graduatorie. L'obiettivo è chiaro: evitare che l'attuale limite del 70% prolunghi il percorso di stabilizzazione per un periodo che potrebbe arrivare a dieci anni.
Dieci anni significano una parte rilevante della vita professionale di un insegnante. Significano progettare il proprio futuro contando ogni anno sui tempi delle procedure, sulle disponibilità dei posti, sulle decisioni dell'amministrazione. Dopo gli importanti passi compiuti negli ultimi due anni, il sistema ha oggi l'opportunità di dare una risposta strutturale a una questione che riguarda migliaia di persone.
C'è anche una ragione che riguarda direttamente la scuola. La continuità educativa passa attraverso la continuità di chi insegna. L'insegnante di religione costruisce nel tempo un rapporto con gli studenti, conosce la storia delle classi, partecipa alla vita dell'istituto e contribuisce, attraverso la propria disciplina, alla formazione culturale degli alunni.
La stabilizzazione, dunque, riguarda insieme il lavoro degli insegnanti e l'idea di scuola che vogliamo consegnare alle nuove generazioni. Una scuola che programma il proprio organico, valorizza le competenze e offre continuità alle proprie comunità educative.
Il Ministero ha oggi davanti a sé un percorso già avviato e risultati che dimostrano la possibilità di intervenire concretamente. Portare la quota delle immissioni in ruolo al 95% e programmare annualmente le assunzioni sui posti vacanti e disponibili significa dare una direzione precisa alla fase che si apre.
Da parte nostra continueremo a rappresentare con fermezza le attese dei docenti e a chiedere alle istituzioni risposte all'altezza del percorso compiuto.
Gli insegnanti di religione hanno aspettato a lungo. Il compito delle istituzioni, oggi, è trasformare quella lunga attesa in una prospettiva certa.




