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MUSICOTERAPIA A SCUOLA: terapia come inclusione e cambiamento

Parlare di musicoterapia in Italia è come se ci riferissimo a qualcosa di alieno e quando qualcuno, non addetto ai lavori, cerca di darne una definizione, rimanda immediatamente a delle tecniche che utilizzano l’ascolto di un certo tipo di musica distensiva e rilassante, mentre addirittura in alcuni ambienti culturali la musicoterapia è identificata con la musica New Age, nulla di più lontano da quello che in realtà è la musicoterapia. Ma è anche lo stesso nome che ci conduce all’inganno, perché in sé esso riporta il concetto di musica e quello di terapia che, senza un giusto approfondimento, ci conducono fuori strada. Allora cerchiamo di capire cosa sia la musicoterapia, che è molto diffusa in Europa e negli Stati Uniti, ma anche in Italia, anche se nel nostro Paese la sua presenza è a macchia di leopardo e non è alquanto organizzata la sua stessa diffusione. La Musicoterapia è una dinamica, piuttosto che un approccio relazionale, che apre canali di comunicazione diversi da quelli ordinari perché “la musica non sta nello spartito o nello strumento musicale, ma dentro l’individuo”, così afferma il prof. Edwin E. Gordon, docente dell’Ohio University e autore della Music Learning Theory, nonché di fondamentali pubblicazioni nel campo della Didattica Musicale e della Psicologia della Musica. Ma per una ancor più attenta analisi, particolarmente significativa può essere ritenuta, a tale proposito, l’opera di John A. Sloboda, dal titolo “La mente musicale”. Lo studioso ha condotto un attento approfondimento dei processi sottesi alla lettura della musica, ricostruendo le basi psicologiche dell’esperienza musicale. Egli ha fornito risposte accurate e chiarificatrici sulle motivazioni che stanno alla base della diffusione musicale e sul funzionamento dei processi mentali attivati nel corso dell’ascolto e della composizione di un brano musicale. Le considerazioni dell’autore hanno fatto da sfondo all’approfondimento del ruolo educativo della musica e alla necessità del suo utilizzo in ambito scolastico. Egli, inoltre, ha introdotto uno dei metodi che risultano, oggi, di maggiore efficacia nella musicoterapia attiva o relazionale (che differisce da quella passiva che utilizza l’ascolto di brani musicali): l’improvvisazione. Ma per capire meglio cosa sia la musicoterapia, prendo in prestito, tra i tanti, il modello del dottor Rolando Benenzon, psichiatra e musicoterapeuta e personaggio di spicco della storia contemporanea della musicoterapia, che va annoverato tra i fondatori e i promotori della scuola argentina. Secondo questo autore “la musicoterapia è un ramo della scienza che tratta lo studio e la ricerca del complesso suono-uomo per scoprire gli elementi diagnostici ed i metodi terapeutici ad esso inerenti. Da un punto di vista terapeutico la musicoterapia è una disciplina paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per aprire i canali di comunicazione che ci mettono in grado di iniziare il processo di preparazione (prevenzione) e di recupero (riabilitazione) del paziente per la società”. Questa definizione evidenzia, in modo inequivocabile, che il punto di forza della musicoterapia va individuato nella dimensione comunicativo – relazionale, che viene attivata a partire dall’utilizzo di vari elementi e strumenti sonoro/musicali. La musicoterapia, pertanto, può essere considerata una terapia relazionale, che si muove nel preciso ambito della comunicazione non verbale; a quest’ultima essa deve, infatti, la sua specificità, distinguendosi dalla psicoterapia, che presenta invece un dialogo centrato principalmente, anche se non esclusivamente, sul linguaggio verbale. Per quanto attiene all’utilizzo della musica, va sottolineato che esso prescinde dal valore estetico delle composizioni prescelte. Il musicoterapista ha, infatti, il compito di valutare l’effetto del suono sulla persona, senza entrare nel merito delle sue preferenze musicali, che risultano del tutto irrilevanti in vista del processo di aiuto. In musicoterapia, quindi, l’elemento fondamentale è il suono e non la musica come normalmente la si intende, che permette un accesso diretto e immediato al mondo interiore della persona, attraverso il mondo delle emozioni. Ma la musicoterapia non ha solo, come invece appare dalla definizione di Benenzon, una dimensione specificamente clinica e paramedica, infatti se la intendiamo come un’azione relazionale, che come scopo principale ha quello di determinare un cambiamento (in questo senso si può intendere anche il concetto di terapia) nel soggetto che entra in relazione attraverso un universo sonoro, allora la musicoterapia può essere utilizzata in soggetti “sani” che necessitano di integrazione e di armonizzazione nel contesto in cui vivono. In questo senso si può utilizzare, e si utilizza già, la musicoterapia a scuola, indirizzata non solo agli studenti in stato di handicap, ma anche ad alunni non portatori di alcuna patologia, che necessitano semplicemente di un processo di socializzazione e di inserimento armonioso nel gruppo classe.

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