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CRESCE IL RISCHIO DI DISPERSIONE SCOLASTICA A CAUSA DEL COVID: intervista a Vinicio Carletti, psicol

Stanno “sgocciolando fuori” dalla scuola tanti giovani studenti delle superiori. Complice il COVID-19, l’isolamento della didattica a distanza, l’ansia e l’incapacità di concentrarsi sono sempre di più quelli che piano piano si “spengono”, abbandonano gli studi o perdono interesse per la scuola. Di fatto con assenze sempre più numerose, ma anche nel rifiuto dei metodi ansiogeni e dalle pratiche scolastiche che faticano a rinnovarsi.Cresce il rischio di dispersione scolastica e dell’aumento dei Neet (Not in Education, Employment or Training). Secondo l’Ocse, i Neet comprendono i giovani che non lavorano e non studiano, anche se sono impegnati in corsi o attività d’istruzione e di formazione non formali. Dati Istat alla mano, riferiti al 2020: i Neet in Italia sono arrivati al 23,3%. (dati riferiti a giovani tra i 15 e i 29 anni). Il malessere dei ragazzi evidenzia la necessità di una riforma della scuola, dal modo di fare lezione ai criteri di valutazione: lo sostiene Vinicio Carletti, psicologo e psicoterapeuta, classe 1959, da diversi anni consulente in varie strutture che si occupano di giovani e genitori come Alfid e Comunità Murialdo in Trentino. Attualmente e soprattutto negli ultimi due anni ha svolto la funzione di psicologo scolastico in due grandi istituti superiori trentini, “parafulmine” di crisi e difficoltà varie degli studenti al tempo del COVID-19.

A Carletti abbiamo chiesto com’è cambiato il suo lavoro nelle scuole durante la pandemia. Come psicologo gestisco lo spazio di ascolto in due scuole superiori in città a Trento. Normalmente sono presente una mattina alla settimana ma in questi mesi ci sono state molte più prenotazioni, ho incontrato diverse classi su richiesta di insegnanti e genitori. Oltre agli appuntamenti in presenza ho ricevuto telefonate, mail, incontrato persone in google meet e gestito una rubrica nel giornalino della scuola. Quali sono le richieste dei ragazzi: perché si rivolgono a lei? Lo spazio di ascolto è un luogo di confronto con un adulto che non sia insegnante o genitore. Per gli adolescenti è importante. Arrivano i vissuti e le difficoltà di quell’età. In questi mesi, complice il COVID-19 e la didattica a distanza, sono aumentati i problemi di concentrazione, l’isolamento, l’ansia, gli attacchi di panico. In molte classi trovo studenti spenti, stanchi, impoveriti dalla mancanza di relazioni con i coetanei. Ci sono studenti e studentesse di quarta e di quinta che rischiano di abbandonare la scuola. Stanno “sgocciolando fuori” con un numero importante di assenze. Come si fa a contrastare l’ansia? L’ansia è solo la punta dell’iceberg. E’ la scuola che va riformata. Lo scorso anno abbiamo alternato settimane in presenza e in DAD, ma spesso il tempo a scuola era utilizzato per le verifiche, acquisire voti. Gli studenti chiedono una scuola che sia partecipata, luogo di scambi e di confronto. Le neuroscienze ci dicono che l’ansia inibisce l’apprendimento. Impariamo se c’è un clima di benessere e la scuola diventa un luogo di appartenenza. Alcuni problemi relazionali dipendono anche dal fatto che è mancata la possibilità di costruire il “gruppo classe” con le attività di accoglienza e le uscite. I ragazzi sono bravissimi, ma sacrificati dietro le loro mascherine, senza compagno di banco e ricreazione. Qual è a suo avviso il maggior problema nelle relazioni tra generazioni degli adulti e quelle degli adolescenti contemporanei? Siamo ancora di fronte ad adolescenti “Narciso”, come sosteneva tempo fa Pietropolli Charmet, troppo coccolati e vezzeggiati dagli adulti e incapaci di affrontare le difficoltà della vita? Tutto vero, gli adolescenti sono più Narciso che Edipo ma ci sono anche studenti che gestiscono vere e proprie attività imprenditoriali. Magari hanno voti insufficienti a scuola ma offrono on line corsi di formazione. Noi adulti, a volte, pensiamo che il mondo finisca con i cancelli della scuola: ci sono invece studenti che fanno sport a livello professionistico, suonano uno strumento, fanno volontariato. Quello che sta capitando a questa generazione di adolescenti lo capiremo con il tempo. Certamente hanno perso occasioni di socializzazione che non si possono recuperare completamente. Quello che fai a 16, 17 anni non è più ripetibile. Certo la dad li ha cambiati, li ha resi vulnerabili, soli, spenti ma ci ha anche aiutato a capire quanto siano importanti le relazioni.

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