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Giornata della legalità: credere nei giovani significa credere nel futuro

Il 23 maggio è la Giornata nazionale della legalità. Si tratta di una data simbolo per commemorare le vittime delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, il giudice Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte (tra i quali anche Emanuela Loi, la prima donna poliziotto a morire in una strage di mafia). è una data importante non solo per la storia d’Italia e per ciò che hanno rappresentato queste e molte altre stragi di Cosa Nostra. è importante soprattutto per le giovani generazioni perché ci ricorda con forza il valore della legalità. Si tratta di una legalità costruita da uomini in carne ed ossa che, in nome di essa, hanno sacrificato la propria vita e per questo motivo sono dei modelli di quella giustizia che non si arrende di fronte alla violenza, al ricatto, alla minaccia.

Negli anni bui in cui il nostro Paese ha vissuto l’attacco feroce di una criminalità votata alla conquista del potere e della ricchezza attraverso ogni tipo di affare illecito, grandi uomini e donne non hanno chinato il capo e hanno continuato a difendere quei valori di libertà e giustizia che devono scuotere anche i giovani di oggi. Per farlo è necessario che vi sia uno spazio in cui permettere a bambini e ragazzi di riflettere su ciò che accadde in passato, ma anche su quanto avviene ogni giorno, al Sud come al Nord, perché la mafia purtroppo non è scomparsa, ha solo mutato forma. La scuola, come comunità educante, può trovare gli spazi e i tempi per parlarne anche quando gli studenti sono piccoli e frequentano la scuola primaria. I bambini hanno imparato da tempo che esistono i buoni e i cattivi. Hanno ascoltato decine di storie nelle quali il Bene combatte contro il Male. Quella della lotta contro la mafia altro non è che una storia vera dove giudici, agenti delle Forze dell’Ordine, giornalisti, politici, sacerdoti hanno sacrificato sé stessi per impedire alla criminalità di vincere.

Malgrado ciò non sono degli eroi con i super poteri. Sono esseri umani che hanno riso, pianto, amato, sofferto… Hanno avuto paura per sé stessi e per i loro familiari. Hanno stretto i pugni e, malgrado tutto, sono andati avanti dimostrando che per combattere il Male ci vuole coraggio e serve l’aiuto di tutti.

Il magistrato Rocco Chinnici, vittima di Cosa Nostra nell’attentato del 29 luglio 1983 e fondatore di quello che verrà definito il Pool Antimafia, ci ha lasciato un messaggio di grande impatto educativo e comunicativo: “Io credo nei giovani. Credo nella loro forza, nella loro limpidezza, nella loro coscienza. Credo nei giovani perché forse sono migliori degli uomini maturi, perché cominciano a sentire stimoli morali più alti e drammaticamente veri. E in ogni caso sono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare” (intervista tratta da “I Siciliani”, marzo 1983, Lillo Venezia, www.fondazionechinnici.it).

Non facciamoci confondere da un’immagine stereotipata dei giovani di oggi spesso descritti dai media come apatici, annoiati, impermeabili… Agitiamo le loro coscienze. Accendiamo l’indignazione. Solleviamo le loro teste facendo vibrare in loro il desiderio di giustizia. Offriamo esempi concreti di storie di uomini e donne che hanno combattuto per il Bene. Mettiamo le basi per un futuro nel quale la libertà non sia confusa con il raggiungimento egoistico dei propri interessi, ma rappresenti il più alto ideale di rispetto della legalità e della giustizia. Ciò non perché ci venga chiesto dalla legge n. 92 del 20 agosto 2019 che ha introdotto l’insegnamento scolastico dell’educazione civica, ma perché come educatori ci crediamo profondamente.

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