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Giusi – Palermo

La negazione di una classe di concorso ci vede in ritardo di ben 17 anni. Giusi di Palermo, insegnante di Religione da 17 anni.

Caro ministro, sono Giusi, docente di Religione. Vengo da Palermo ma sento di rappresentare la Sicilia, e tutti i docenti precari, come me, di tutta Italia. Nata e cresciuta a Catania per lavoro mi sono trasferita a Palermo. Sì, perché anche noi IdR, come tutti i docenti di altre discipline, pur in possesso di Idoneità rilasciata dall’Ordinario Diocesano, ci trasferiamo e ci spostiamo per lavorare, sobbarcandoci pure il peso di vivere fuori casa con tutti gli oneri di spesa che ciò comporta. E, pensando alla mia storia, non posso non pensare a colleghi che come me si sono trasferiti in Trentino Alto Adige, in Veneto, in Lombardia, nel Lazio ed in ogni parte d’Italia. Ma, dato ancor più grave, io lavoro dal lontano A.S. 2004/05 e da allora sempre in condizione di precarietà! Chiunque dotato di sensibilità umana, senso giuridico e coscienza legislativa si indignerebbe! Eppure noi IdR siamo considerati Docenti di serie B, anzi una sottospecie, senza definizione! Siamo discriminati sul piano umano e giuridico: non possiamo accendere un mutuo eppure anche noi abbiamo diritto all’acquisto del bene primario indispensabile della CASA. Abbiamo anche noi una famiglia. Anche noi abbiamo diritto a chiedere un mutuo per garantire un tetto alla nostra famiglia. Addirittura ci viene negato persino un finanziamento di 10 rate dell’importo di 1.000 euro (come successo a me)! Per effetto del decreto definitivo di idoneità ecclesiale diocesana siamo giuridicamente equiparati ai docenti abilitati, per effetto del parere del 4 marzo 1958 del Consiglio di Stato che si è espresso sul valore abilitante dell’idoneità rilasciata dall’Ordinario Diocesano eppure qualcuno ancora si ostina a definirci “atipici” con un no-sense a metà fra il comico e il ridicolo! Ogni docente di ogni disciplina può aspirare ad una GAE a noi invece negata. La negazione di una GAE soltanto per i docenti di religione, come invece è avvenuto per gli insegnanti delle altre classi di concorso, ha il sapore di INGIUSTIZIA e assoluta DISCRIMINAZIONE. La negazione di una classe di concorso ci vede in ritardo di ben 17 anni. L’esclusione dalla partecipazione al piano di assunzioni a tempo indeterminato previsto dal D.M. 470 del 7 luglio 2015. L’esclusione dal piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di cui alla Legge 107/2015 e al D.D.G. 767/2015. Anche noi abbiamo diritto ad una stabilità lavorativa! Anche noi come i nostri colleghi di altre discipline occupiamo ruoli di responsabilità a scuola ma a qualcuno fa comodo non ricordarsene. Anche noi ci ammaliamo e, in caso di impossibilità a lavorare, abbiamo diritto ad essere tutelati senza perdere il lavoro ed invece, in caso di malattie invalidanti, per noi si apre il baratro del nulla! Bastano questi dati di fatto? Credo di sì, non solo per avere chiedere giustamente l’abolizione dei commi 1 e 2 dell’Art.1 Bis della Legge 159/19 ma anche per ribadire a gran voce e a maggior ragione la legittima richiesta di sanare il nostro annoso stato di precarietà con un percorso semplificato (immissione in ruolo a costo zero per lo Stato e all’uopo è già stata effettuata una ricognizione censistica all’interno delle regioni) come previsto per le altre categorie di docenti, così come voluto dal Santo Padre e dalla Comunità Europea.

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