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Nuovo governo: cosa cambia per gli insegnanti di religione?

Il 5 settembre 2019, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i suoi ministri hanno giurato al Quirinale nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sancendo così l’insediamento ufficiale  del nuovo governo e la decadenza, definitiva, di quello precedente.

Il nuovo Governo, formatosi legittimamente in forza della Costituzione e dei poteri assegnati dalla stessa al Capo dello Stato, ha anche presentato 29 punti condivisi tra M5S e PD. Al punto 22 è riportato che “ è necessario intervenire contro le classi troppo affollate e valorizzare, anche economicamente, il ruolo dei docenti”. Ovviamente rimane il programma del M5S, presentato in occasione delle elezioni del 4 marzo 2018,  che prevede un piano di assunzioni in base al fabbisogno delle scuole e l’abolizione del precariato scolastico.

Il precedente Governo, formato da M5S-Lega, aveva avviato due percorsi per risolvere il precariato dei docenti di religione: uno al Senato targato Lega e l’altro alla Camera a firma dell’On. Frate (M5S).

Come certamente ricorderanno i nostri lettori e tutti coloro che seguono la nostra attività sindacale, l’emendamento al DDL 989 “conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione” presentato dal sen. Pittoni è miseramente naufragato a gennaio di questo anno con il ritiro del predetto emendamento da parte dello stesso Pittoni (Lega).

A febbraio 2019, invece, il progetto di legge n. 1606 a firma degli Onorevoli Frate e Angiola (entrambi M5S) “Delega al Governo per la definizione di procedure volte alla stabilizzazione dei docenti precari di religione cattolica” ha avuto il suo avvio ed è stato assegnato alla 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) in sede referente il 3 giugno 2019.

Nel frattempo la Fgu/Snadir, assieme a Flc Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, hanno intensificato gli impegni per ottenere un testo di legge che rispondesse alle aspettative dei precari che insegnano religione. In tal senso ci siamo mossi unitariamente per tessere i rapporti con i politici, con l’ex Ministro Bussetti e con lo Snirc – Servizio nazionale per l’irc della Cei. Dall’incontro con il responsabile di questo ultimo ufficio, don Daniele Saottini, tenutosi il 4 giugno 2019, sono emerse nuove valutazioni e intenti condivisi al fine di sollecitare il MIUR e il Governo ad assumere le iniziative necessarie sul piano legislativo per dare positiva risposta alle attese dei precari docenti di religione cattolica e in particolare di quelli con almeno 36 mesi di servizio.

Il 28 giugno 2019 la Fgu/Snadir, assieme a Flc Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, hanno chiesto un incontro al Capo di Gabinetto del Ministro Bussetti, Dott. Chinè, per “dare un riscontro urgente alla situazione dei docenti precari di religione e di concretizzare i conseguenti interventi con le medesime modalità utilizzate per affrontare il problema dei docenti precari di scuola secondaria, dei diplomati magistrali e – in periodo – dei docenti precari con tre annualità di servizio”. Il mese di agosto 2019 ha visto la chiusura dell’esperienza di Governo tra M5S e Lega con la conseguente impossibilità di dare una risposta ai precari di terza fascia e a quelli di religione.

Cosa accadrà adesso? La formazione di un nuovo Governo, che si è formato nell’ambito parlamentare di questa legislatura, ci permette di avere come punto di partenza per la risoluzione del precariato degli insegnanti di religione l’unico progetto che realmente è stato depositato in Parlamento, cioè il progetto di legge n.1606 a firma Frate-Angiola.

È chiaro quindi che qualsiasi risoluzione del precariato dei docenti di religione deve ripartire dai contenuti presenti nel predetto Progetto di legge (n.1606).

Il nuovo Ministro, On. Fioramonti, ha dichiarato: «La scuola, la formazione e la ricerca devono essere al centro perché la conoscenza è il nuovo petrolio. Ma per poter rilanciare il settore bisogna chiudere la piaga del precariato della scuola, delle università e degli enti di ricerca».

Perché di piaga si tratta. Quello del precariato – degli insegnanti di religione, come di tutti gli altri docenti – è un fardello inesorabile: aleggia sulle nostre teste e ci piomba addosso. Si riversa contro ogni nostra idea di futuro, arriva a negare ogni possibilità, sotterra i sogni, le ambizioni, lo spirito creativo dell’essere umano, la sua dignità.

Anni di manovre inefficienti e antieconomiche hanno creato un esercito di professionisti terrorizzati. Hanno privato la scuola della sua veste di comunità vitale, hanno tolto valore e prestigio alla figura del docente e hanno svilito la forza di chi ogni giorno si mette al servizio del futuro.

È quindi un dovere – un atto di civiltà, di umanità – ripartire da qui. La tutela della professione docente è una responsabilità pubblica che deve esplicarsi nell’etica del rispetto. Dobbiamo muoverci tutti per restituire al docente l’autorevolezza e la dignità della propria biografia professionale.

Auspichiamo, quindi, che il nuovo Ministro dell’istruzione, invertendo l’orientamento del precedente ministro, dia una risposta definitiva e concreta ai precari della scuola e tra questi lavoratori, a quelli che insegnano religione. A tutti coloro che quotidianamente – con impegno e grande perseveranza – si fanno portatori di un’urgenza collettiva, quella di togliere definitivamente tutti i docenti da una catena di montaggio infruttuosa da cui usciamo tutti sconfitti.

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