Se il rimprovero diventa un reato. La solitudine della scuola a Parma
- Saro Cannizzaro

- 11 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Una dinamica agghiacciante: un insegnante richiama un ragazzo che prende a calci una lattina danneggiando un'auto. Una doverosa azione di educazione civica. La risposta? Un'imboscata in piena regola con un branco di giovanissimi che accerchia, insulta tra risate di sottofondo e, infine, un altro insegnante preso a cinghiate nel tentativo di difendere il collega.

Il video circolato in rete nei giorni scorsi, che mostra l'aggressione ai danni di due docenti nei pressi del Parco Falcone e Borsellino di Parma, non è la cronaca di una semplice bravata. È l'istantanea di un cortocircuito educativo e sociale che ha superato il livello di guardia. I fatti, ormai tristemente noti, raccontano una dinamica agghiacciante nella sua banalità: un insegnante richiama un ragazzo che, fuori da scuola, prende a calci una lattina danneggiando un'auto. Una normale, doverosa azione di educazione civica da parte di un adulto. La risposta? Un'imboscata in piena regola nel parco adiacente, con un branco di giovanissimi che accerchia i professori, insulti pesanti ("Ti faccio saltare la testa"), risate di sottofondo degli spettatori muniti di smartphone e, infine, un collega preso a cinghiate nel tentativo di difendere l'altro.
Questo episodio solleva tre nodi cruciali che non possono più essere liquidati con il solito sdegno di facciata.
Ciò che spaventa maggiormente non è solo la violenza fisica, ma la totale assenza di inibizione e rispetto nei confronti della figura del docente, percepito non più come un punto di riferimento o un'autorità dello Stato, ma come un ‘bersaglio’ da punire per aver osato porre un limite. Quando un semplice rimprovero genera una spedizione punitiva, significa che il patto di corresponsabilità tra scuola, famiglie e società è ridotto in macerie.
Il branco non si limita a colpire: filma. L'aggressione diventa contenuto da "esibire" sui social per trarne un perverso prestigio relazionale all'interno della propria bolla giovanile. La sofferenza e l'umiliazione dell'adulto vengono spettacolarizzate tra le risate dei coetanei presenti, evidenziando una preoccupante analfabetizzazione emotiva ed empatica.
Ha fatto molto discutere la scelta dei docenti di non sporgere formale denuncia, una decisione dettata forse dalla stanchezza o dal timore di ritorsioni, ma che rischia di passare come un segnale di resa. Sebbene l'ordinamento offra oggi tutele più stringenti (con l'inasprimento delle pene per chi aggredisce il personale scolastico), l'assenza di una reazione ferma rischia di legittimare l'impunità agli occhi dei ragazzi. Come ricordato da molti esperti e sindacati in queste ore, porre un limite legale non è spirito di vendetta, ma l'atto educativo più alto e necessario quando si supera il confine del codice penale.
Ha fatto discutere la scelta dei docenti di non sporgere denuncia; una decisione dettata forse dalla stanchezza o dal timore di ritorsioni ma che rischia di passare come un segnale di resa. Sebbene l'ordinamento offra tutele stringenti.
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