L’esempio di Alberto Manzi “La scuola insegna a pensare non insegna pensieri”
- Arturo Francesconi

- 10 lug
- Tempo di lettura: 2 min
È diventato famoso negli anni ’60 per una trasmissione: “Non è mai troppo tardi”. Fu l’artefice della scrittura e della conduzione dell’emblema della missione educativa della televisione italiana. Un milione e mezzo di persone hanno conseguito la licenza elementare grazie a queste lezioni a distanza.

Alberto Manzi è diventato famoso negli anni ’60 per una trasmissione che si rivelò di grande interesse e rilevanza sociale: Non è mai troppo tardi. Lui fu l’artefice della scrittura e della conduzione di qualcosa destinato a diventare l’emblema della missione educativa della televisione italiana. Si stima che quasi un milione e mezzo di persone abbiano conseguito la licenza elementare grazie a queste lezioni a distanza, svolte come una specie di scuola serale. Una volta disse: “Soprattutto dopo l'esperienza della guerra, l'idea fissa che avevo era di aiutare i ragazzi, [...] rinnovare un po' la scuola, per cambiare certe cose che non mi piacevano”.
Prima di approdare in televisione lavorò all'Istituto di Rieducazione e Pena Gabell’ di Roma: accettò il posto, rifiutato altri colleghi. Qui realizzò il primo giornale degli Istituti di Pena: La Tradotta. Nel 1948 ottenne il Premio Collodi per Grogh, storia di un castoro, romanzo per ragazzi e scritto per i ragazzi del carcere (con riduzione radiofonica della Rai nel 1953, in seguito tradotto in 28 lingue da Bompiani). Pubblicò anche diversi testi scolastici. Nel 1950 prese servizio come insegnante elementare presso la scuola Fratelli Bandiera di Roma, dove restò fino alla pensione. Si recò in America Latina e collaborò in programmi di scolarizzazione e di socializzazione. Dalle esperienze avute in quegli anni nascono diversi romanzi: La luna nelle baracche e il famoso è Orzowei, pubblicato nel 1955, da cui fu tratta negli anni '70 la famosissima serie Tv per la Rai.
Ritorniamo al 1960 quando fu scelto per presentare il programma Non è mai troppo tardi che prese il via il 15 novembre, concepito come strumento per combattere la lotta all’alfabetizzazione. Il programma riproduceva in tv vere e proprie lezioni che si tenevano nelle scuole elementari, con metodologie didattiche innovative. Al provino improvvisò una lezione alla sua maniera, dinanzi a classi composte da adulti analfabeti o quasi. Fu subito preso. La trasmissione andò in onda per otto anni e veniva trasmesse nel tardo pomeriggio, prima di cena. Manzi utilizzava un grande blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva, con l'ausilio di un carboncino, semplici parole o lettere accompagnate da bellissimi disegni che spiegavano ciò che diceva. Usava anche una lavagna luminosa, per quei tempi qualcosa di molto innovativo. E’ stato un grande maestro, un uomo al servizio dei più poveri. Diceva: “L’educazione potrebbe semplicemente significare: abitudine a… osservare, riflettere, discutere, ascoltare, capire. Detto più semplicemente: prendere l’abitudine a pensare”.
La trasmissione andò in onda per otto anni e veniva trasmesse nel tardo pomeriggio. Manzi utilizzava un grande blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva, con un carboncino, semplici parole o lettere accompagnate da bellissimi disegni che spiegavano ciò che diceva. L'archivio di Alberto Manzi è a disposizione nella sede della Regione Emilia-Romagna.



