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Snadir: rompiamo il silenzio della politica con le storie dei precari

Questi mesi estivi hanno visto lo Snadir impegnato in una serie di manifestazioni finalizzate a tenere viva l’attenzione sul tema del precariato degli insegnanti di religione. La manifestazione del 24 giugno e i numerosi sit-in dinanzi al Ministero dell’istruzione hanno evidenziato che il precariato non si misura con numeri anonimi ma si valuta attraverso le storie di vive chi tale condizione. Lo Snadir è stato presente nelle mattinate afose e assolate. la mobilitazione è difficile, presuppone impegno e spirito di sacrificio. I nostri iscritti, provenienti da tante Regioni d’Italia, hanno dimostrato di avere la forte convinzione che la dignità lavorativa va difesa sempre e si sono messi in gioco con impegno e profondo senso di responsabilità.

Adesso ci attendono quattro tappe importanti: la prima riguarda lo scorrimento della graduatoria del concorso del 2004 nelle Regioni nelle quali ancora tali graduatorie sono presenti; la seconda riguarda la procedura di assunzione mediante procedura straordinaria non selettiva; la terza interessa l’utilizzo fino a completo esaurimento della graduatoria a seguito della predetta procedura straordinaria; infine, la quarta concerne l’aumento dell’organico del 70% al 90% in un triennio.

Attraverso le manifestazioni sindacali abbiamo evidenziato il rischio che un concorso ordinario, come quello prospettato dall’Intesa sottoscritta dalla CEI e dal Ministero dell’Istruzione il 14 dicembre scorso, potrebbe comportare. La procedura di assunzione deve necessariamente essere “straordinaria”, secondo il modello già attuato per i precari delle altre discipline, e deve, in particolare, valorizzare l’esperienza professionale già maturata da migliaia di docenti di religione che, non per loro colpa, sono da 17 anni in attesa di una normativa che consenta la sottoscrizione di un contratto a tempo indeterminato.

Un insegnamento di qualità non può prescindere da una condizione contrattuale stabile. I docenti di religione vogliono impegnare la propria vita professionale in un progetto didattico-formativo importante ma chiedono anche di poter progettare la loro vita in un contesto di certezze circa il futuro proprio e della propria famiglia. Uscire dall’incertezza lavorativa significa anche, per gli insegnanti di religione, tornare a discutere di formazione, di metodologia didattica, di tecniche di comunicazione, di dialogo con la società civile, di confronto con le realtà multiculturali del nostro Paese.

Così come testimoniano le storie che abbiamo raccolto in questo numero di Professione i.r.. Queste storie, queste voci, dicono più di mille statistiche, più di mille numeri. Sono storie di dolore, di rabbia, di frustrazione. Ma sono soprattutto storie di speranza. La speranza che nessuna voce rimanga inascoltata. Che riesca, insieme alle altre, a sfondare questo muro di silenzio alzato attorno a noi da ormai troppi anni.

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