Diritti, dignità, futuro: il momento è adesso
- Orazio Ruscica

- 12 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Care colleghe, cari colleghi,
ci sono momenti nella vita professionale di una categoria in cui la storia cambia direzione. Il 23 novembre 2025 è uno di questi. In quel giorno la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30779/2025, ha messo nero su bianco una verità che lo Snadir denuncia da anni: la precarietà non è una condizione inevitabile, né un destino ineluttabile. È un abuso. E come tale va riconosciuto e fermato.
La Cassazione non solo conferma il riconoscimento del danno, ma rafforza un principio fondamentale: superare i 36 mesi di contratti a termine è una violazione che produce un danno reale, concreto, che nessun concorso o procedura straordinaria può cancellare. Perché un concorso, anche riservato, non offre certezze: offre speranze. E noi abbiamo diritto non a speranze, ma a diritti.
La Corte lo dice con chiarezza: l’abuso si consuma quando il lavoratore presta servizio per anni con contratti rinnovati senza motivo, mentre l’amministrazione copre posti che in realtà sono stabili. Il danno – economico, professionale, umano – non può essere compensato da una procedura selettiva futura e incerta. L’Europa, attraverso la Direttiva 1999/70/CE, ci ricorda che le misure contro l’abuso devono essere effettive, dissuasive, proporzionate. E un concorso non lo è.
Per questo la sentenza ha un valore enorme: riguarda tutti noi. Riguarda chi ogni settembre riceve un contratto a tempo determinato, chi costruisce percorsi formativi per educare alla giustizia e alla pace, chi ha scelto l’insegnamento della religione come professione qualificata, ma è stato ricambiato con precarietà.
Il messaggio che arriva dalla Cassazione è un incoraggiamento potente: la nostra battaglia è giusta. Le nostre richieste non sono rivendicazioni corporative, ma la difesa di un principio di legalità e di dignità professionale. La procedura straordinaria prevista dal D.L. 126/2019 non basta: non è automatica, non è riparatrice, non è uno strumento efficace. Serve un vero cambio di rotta.
Per dare maggiore forza alla nostra voce e sensibilizzare Governo e Parlamento, abbiamo avviato una petizione su Change.org dal titolo “Stabilizzazione, titolarità, mobilità: dignità ai Docenti di Religione”. Invitiamo tutte e tutti a firmare e diffondere la petizione: ogni firma è un passo avanti verso la piena dignità della nostra professione.
Ora è il momento di procedere insieme, con determinazione. Perché non stiamo chiedendo privilegi, ma giustizia. Non stiamo chiedendo scorciatoie, ma riconoscimento. Non stiamo chiedendo favori, ma diritti.
Andiamo avanti uniti, con la consapevolezza che la storia, oggi, ci dà finalmente ragione.



