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Don Pino Puglisi: il senso della vita da trasmettere ai giovani

L’inizio dell’anno scolastico segna l’inizio di un progetto, di un cammino che interpella docenti ed alunni e li invita ad intraprendere un percorso di formazione verso traguardi sempre più significativi, in tal senso si inserisce in modo profondo ed opportuno la riflessione di Don Pino Puglisi secondo il quale: «ognuno di noi sente dentro di sé una inclinazione, un carisma. Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile. Questa chiamata, questa vocazione è il segno dello Spirito Santo in noi. Solo ascoltare questa voce può dare senso alla nostra vita».

Giuseppe Puglisi, sacerdote ed educatore dedito alla pastorale giovanile, nasce nel quartiere palermitano di Brancaccio il 15 Settembre 1937, da una famiglia di umili origini: il padre Carmelo svolge la professione di calzolaio mentre la madre, Giuseppa Fana, è sarta.

All’età di 16 anni Giuseppe, chiamato ormai da tutti Pino, entra nel seminario diocesano di Palermo e il 2 Luglio 1960 viene ordinato presbitero dal Cardinale Ernesto Ruffini nel Santuario della Madonna dei Rimedi.

Nel 1961 è nominato vicario cooperatore presso la Parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli , limitrofa a Brancaccio; l’anno seguente svolge la missione di confessore presso le suore basiliane Figlie di Santa Macrina; nel 1963 diviene cappellano dell’orfanatrofio Roosevelt e vicario della Parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo e dal 27 Novembre 1964 opera come rettore nella chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi a Romagnolo.

Padre Puglisi comincia a maturare, in questo periodo,  la sua attività educativa rivolta ai giovani: insegna religione cattolica in varie scuole fino a giungere, nel 1978, al Liceo Classico Vittorio Emanuele II, nello stesso anno è nominato pro – rettore del Seminario Minore di Palermo, e qualche anno dopo l’arcivescovo Salvatore Pappalardo lo sceglie come direttore del centro diocesano vocazioni.

Don Pino dedica lunghi anni alla cura dei giovani, lotta con caparbietà per il riscatto dei minori a rischio realizzando, a livello pedagogico e cristiano, un importante percorso formativo di pastorale giovanile.

Il 29 settembre 1990 giunge nella parrocchia di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, regno incontrastato dei fratelli Graviano, pericolosi esponenti della criminalità organizzata.

Alla guida della comunità cristiana di Brancaccio, Padre Puglisi inizia la sua infaticabile lotta alla mafia per rivendicare i diritti sociali, umani e civili della borgata e sogna l’avvio di un’autentica cultura della legalità in un periodo storico nel quale Cosa Nostra sferrava contro lo Stato la peggiore offensiva che la storia d’Italia ricordi, culminata nell’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il 29 gennaio 1993 viene inaugurato il centro “Padre Nostro” che diviene il principale punto di riferimento ed aggregazione per le famiglie e soprattutto per i giovani di Brancaccio, giovani che il coraggioso sacerdote, con determinazione e tenacia, sottrae gradualmente ai tentacoli della criminalità organizzata, auspicando per loro un futuro libero da collusioni ed illeicità.

Nonostante le minacce e le intimidazioni subite, Don Puglisi non si arrende, per questo il 15 settembre 1993, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, viene ucciso in piazzale Anita Garibaldi, nei pressi della sua abitazione.

Vincenzo Ceruso, allievo di Padre Puglisi al ginnasio, nel suo libro “Don Pino Puglisi. A mani nude”, sottolinea come il sacerdote:« nella sua azione per ridare speranza a chi non ne aveva più, lotta a mani nude, affidandosi alla fede, sempre più profonda grazie all’amore per la Parola di Dio e alla fiducia nella preghiera come forza che cambia la storia. In questo suo impegno Padre Puglisi non è mai solo, tutto il suo itinerario spirituale fino a Brancaccio ci dice che egli era consapevole che, per cambiare il cuore della gente, occorreva una nuova evangelizzazione e che questa non richiedeva l’opera di un eroe solitario, ma di una comunità coraggiosa e coesa, una Chiesa considerata come uno spazio di libertà, dove libertà di coscienza e cammino di fede coincidevano e in cui nessuno doveva sentirsi escluso, ma accolto per quello che era».

Il 25 Maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti ad una folla di centomila fedeli Padre Pino Puglisi è stato proclamato beato dal cardinale Salvatore Di Giorgi.

La vita e la morte di Don Pino Puglisi, primo martire della Chiesa Cattolica ad essere stato ucciso per mafia, sono la testimonianza coerente della sintesi perfetta che intercorre tra l’essere, il dire e il fare, espressione autentica della sua fedeltà all’unica speranza che non delude: Cristo crocifisso e risorto.

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