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Egidio – Piacenza

Anche i docenti di religione hanno una famiglia ed una dignità che può essere riconosciuta risolvendo il problema del precariato… Egidio di Piacenza, insegnante di Religione da 16 anni.

Caro ministro, sono Egidio, vengo da Piacenza, insegno religione da 16 anni e mi appresto a iniziare il 17esimo anno, da precario, 17esimo anno, non il secondo, il terzo, neanche il quarto, ma il 17esimo; e come le ho detto vengo da Piacenza, ma sono abruzzese di origini: 17 anni… 540 km di distanza, dalla mia terra, dalla mia famiglia, dai miei affetti; insieme a me ci sono colleghi che si sono dovuti spostare per molti più chilometri, anche mille, per poter svolgere questo lavoro: un lavoro, sig. ministro, che noi riteniamo essere anche e soprattutto un grande servizio reso con competenza e preparazione ai nostri ragazzi e alla loro formazione umana e cristiana (e se ci guardiamo in giro possiamo toccare con mano il bisogno che c’è di questa formazione); questi sacrifici però, caro ministro (perché vivere e lavorare lontani dalle proprie origini diventa alla lunga anche un sacrificio), meriterebbero almeno un riconoscimento di stabilità, una risposta, specialmente se pensiamo a chi vive nella mia stessa condizione da più di 15 anni, da 20 e anche da 25, e cioè la possibilità di un concorso straordinario, non selettivo, esattamente come è stato possibile per i docenti di tutte le altre discipline. Signor ministro, non ne facciamo una questione economica (e il nostro sindacato ha più volte dimostrato che risolvere il problema del precariato non porterebbe nessun aggravio di bilancio alle casse dello stato), non ne facciamo una questione di scorciatoie (non vogliamo infatti concorsi facili o eliminare il concorso ordinario, purché questo però sia preceduto da un concorso straordinario); ne facciamo signor ministro un discorso di equità e giustizia, di una dignità riconosciuta anche alla nostra categoria di lavoratori; noi non siamo docenti di serie B, come purtroppo alcuni pensano, ignorando che è proprio nell’ora di religione che spesso emergono risorse, qualità, ma anche sofferenze e croci che i nostri ragazzi sperimentano nel loro percorso quotidiano; molti di noi svolgono nella propria comunità scolastica, con dedizione e passione, tanti altri incarichi: incarichi di coordinamento dei servizi educativi studenti, di rappresentanza ai consigli di istituto, alle RSU, incarichi di tutor scolastico nelle attività di PCTO. E non è affatto vero sig. ministro, come dice qualche illustre disinformato, che tra un docente di religione precario e un docente di religione in ruolo non vi è differenza; invece gliela spiego con un esempio questa differenza: 2 anni fa dalla mia banca mi hanno negato un prestito di 5000 euro perché rientrerei in una categoria di lavoratori atipica, per cui mi hanno detto che volevano un garante; 15 anni da incaricato annuale, nella stessa scuola: sono in una categoria atipica; e figuriamoci sig. ministro se avessi chiesto (come tra l’altro desidererei) un mutuo per comprare casa. Sig. ministro se davvero vuole iniziare a cambiare la scuola del nostro paese, inizi ad ascoltare chi in questa scuola ci sta ogni giorno e si ricordi pure che anche i docenti di religione hanno una famiglia, hanno una dignità e che questa dignità può essere riconosciuta innanzitutto risolvendo il problema del precariato. Un concorso straordinario prima di quello ordinario, come tutti gli altri sig. Ministro. Come tutti gli altri. Grazie.

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