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“Fratelli tutti”: l’enciclica di Papa Francesco, strumento prezioso per iniziative che puntano a per

Con l’enciclica Fratelli tutti Papa Francesco ha proposto la via della fraternità come metodo di convivenza per il presente e il futuro dell’umanità. In realtà, al cuore del messaggio pastorale di Bergoglio troviamo la fraternità come un paradigma presente sin dall’inizio del suo pontificato. Infatti, in Evangelii gaudium, il papa ha ricordato ai credenti «l’urgenza dell’assoluta priorità dell’uscita da sé verso il fratello» (n. 179). Inoltre, tanto sul piano sociale e politico quanto sul versante del dialogo interreligioso Francesco ha presentato la fraternità come prospettiva con la quale superare la cultura dello scarto, dei muri e delle reciproche diffidenze. In tal senso si vedano il suo discorso all’Assemblea dell’ONU del 2015 e il documento, realizzato insieme al Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, sulla fratellanza umana. Così, la fraternità appare come la caratteristica principale della riforma della Chiesa che Francesco avanza per intraprendere una trasformazione missionaria. Questa dovrà porre al centro il dialogo, l’ascolto dell’altro, le esigenze degli ultimi.

La Fratelli tutti è stata firmata dal pontefice lo scorso 3 ottobre ad Assisi nei pressi della tomba di San Francesco. Testimone di un Vangelo vissuto integralmente, il poverello d’Assisi è presentato da Bergoglio come l’esempio di una fraternità praticata con i fratelli della propria fede e verso ogni uomo ma anche con l’intero creato. A partire da una fede che sia capace di includere in modo più diretto «il senso sociale dell’esistenza, la convinzione sull’inalienabile dignità di ogni persona e le motivazioni per amare a accogliere tutti» (n. 86), il pontefice avanza una proposta che è insieme sociale, culturale, economica e politica.

Nel ragionamento complessivo che Francesco espone nell’enciclica, possiamo riscontrare l’esigenza della concretizzazione di un “patto culturale” come questione indispensabile per avviare e sostenere percorsi di fraternità nelle comunità umane. Nell’idea del papa, tale patto si radica sull’impegno educativo in grado di stimolare nella società reazioni di fronte alle «ingiustizie, alle aberrazioni, agli abusi dei poteri economici, tecnologici, politici e mediatici» (n. 167). Contesto necessario per la formulazione del “patto culturale” è il dialogo che viene ritenuto da Bergoglio come metodo fondamentale per aiutare le comunità umana a vivere meglio.

Il dialogo presuppone anzitutto il prendere in carico il punto di vista dell’altro come messaggio che può contenere convinzioni e interessi reali poiché nessuno può immaginare di possedere tutta la verità. Ciò comporta l’attitudine a riconoscere negli altri il diritto di essere diversi e, quindi, di sostenere visioni differenti da immettere nel circuito culturale e sociale finalizzato alla promozione della fraternità. A parere del papa, favorire il dialogo non vuol dire puntare al sincretismo bensì ricercare costantemente un livello superiore che consenta alle varie posizioni di esprimere tutte le potenzialità e di annullare la tentazione del contrasto. In quest’ottica, il dialogo è uno stile di vita che «tende a formare quel poliedro che ha molte facce, moltissimi lati, ma tutti compongono un’unità ricca di sfumature, perché il tutto è superiore alla parte» (n. 215).

Oltre al metodo del dialogo, il “patto culturale” proposto da Francesco si poggia tanto sulla difesa e sulla promozione della verità dell’uomo connessa alla tutela della sua dignità quanto sulla memoria storica. Senza memoria il futuro rischia di svilupparsi come una fotocopia del passato poiché il ricordo serve a forgiare coscienze in grado di resistere alla tentazione della distruzione, del dominio, dell’egoismo e, di conseguenza, a promuovere i diritti umani e ambientali.

Tramite la proposta del “patto culturale”, Bergoglio desidera affermare che nonostante le diverse e gravi crisi finanziarie, ambientali e sociali l’umanità conserva la capacità di rigenerarsi attraverso nuovi processi. Per far ciò necessità l’impegno di tutti poiché ogni uomo è convocato al bene comune. Così dal “patto culturale” il pontefice desidera far sorgere un nuovo umanesimo fatto di percorsi condivisi, dialogo e inclusione.

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