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Giochiamo? Il gioco a scuola…

Una sfida e una chiave per l’apprendimento

Riscoprire il valore psicologico ed educativo del gioco è una delle tante sfide che la società moderna deve decidere se accettare o meno. In palio c’è molto più di uno slogan o di un aforisma: ci sono la salute, il benessere, ma anche l’apprendimento delle future generazioni. Il gioco è importante. Ce lo hanno spiegato filosofi, pedagogisti, psicologi ed educatori, ma ce lo dice anche la nostra esperienza di insegnanti soprattutto in questo periodo difficile nel quale, a causa della pandemia, sono stati ridimensionati gli spazi, i tempi e le possibilità di giocare. Il gioco si basa su un principio semplicissimo che è il divertimento. Non importa come o con cosa si gioca, con chi, quando, dove… l’unico ingrediente necessario è che generi uno stato di piacevolezza e di benessere.

Nel passato dei nostri nonni i giochi erano prevalentemente vissuti all’aria aperta e non richiedevano strumenti particolari. Ci si rotolava sui prati, si giocava a nascondino o a prendersi. Si girava in tondo cantando. Si rincorrevano gli amici in bicicletta o ci si lanciava lungo i pendii con carretti o slittini. Si fingeva di essere in guerra o di dover catturare dei ladri e, se proprio si doveva usare un giocattolo, dalle tasche uscivano fionde, biglie, trottole… In fondo, nella povertà in cui vivevano tante famiglie, per giocare bastava la compagnia dei coetanei o anche solo della fantasia.

I bambini e i ragazzi di oggi sono molto diversi da quelli del passato. Intorno a loro la società è mutata rapidamente. I giochi all’aperto, soprattutto negli agglomerati urbani, sono diminuiti se non addirittura scomparsi. Le case si sono riempite di giocattoli di varia natura il cui utilizzo è limitato nel tempo perché, esaurita l’iniziale curiosità, perdono di valore e interesse. Diminuendo i luoghi naturali di ritrovo, si è diffusa la tendenza al gioco solitario che diventando noioso è stato presto sostituito dalla televisione e dai videogiochi. La creatività del soggetto che gioca è stata rimpiazzata da stimoli tecnologici che puntano a catturare e ammaliare proponendo nuove forme di divertimento spesso individualistiche. Anche per ovviare a tutto ciò, si sono diffusi i giochi di squadra legati al mondo dello sport (ma non solo). Qui le attività sono volte a consentire lo sviluppo di life skills importantissime quali: la capacità di gestire le emozioni e di creare relazioni efficaci, l’empatia, la conoscenza di sé… Il fairplay diventa così palestra di vita che va ben oltre l’etica sportiva.

Eppure… in questa dimensione moderna del gioco, manca qualcosa. Manca nel dilagante utilizzo dei videogiochi che purtroppo generano sempre più forme di isolamento arrivando a vere e proprie dipendenze. Manca nel confine che ha relegato il gioco prevalentemente dentro ad attività strutturate che lasciano poco spazio alla fantasia e alla libertà. In realtà manca nella società moderna che non pone al centro i giovani e i loro bisogni perché per esprimere al massimo la forza creativa del gioco ci vogliono spazi, tempi, luoghi, persone… Siamo abituati a pensare che solo i bambini abbiano bisogno di giocare. In realtà tutti amiamo farlo, anche noi adulti. Piccoli e grandi ne hanno bisogno per evadere dalla quotidianità, per ritrovare leggerezza e divertimento.

In tutto ciò la scuola può fare la sua parte perché c’è la possibilità di lasciare maggior spazio al gioco soprattutto se si rammenta la sua utilità. Non va dimenticato, infatti, che alla base dell’apprendimento c’è una potente energia: la motivazione che nasce dal piacere. Si impara giocando perché giocare è piacevole. Ma devono e possono giocare anche i ragazzi della scuola secondaria. Tantissimi docenti hanno scoperto che lo si può fare connotando alcune attività con una chiave ludica: tutto può diventare un gioco (anche l’analisi grammaticale) basta proporlo nel modo giusto. È possibile perfino sfruttare il mondo digitale facendo scoprire agli studenti videogiochi con i quali imparare le lingue, studiare la storia, affinare le capacità logiche…

Non tutto deve essere ricondotto al gioco, questo è chiaro, ma non bisogna aver il timore che creare degli spazi ludici a scuola significhi perdere tempo. Se è vero che, come affermò Lao Tzu, “il gioco è la medicina più grande”… allora questo è proprio il periodo in cui è necessario giocare.

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