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L’educazione secondo il metodo Montessori

“Per aiutare un bambino dobbiamo fornirgli un ambiente per svilupparsi liberamente”. “Non è detto che sia disciplinato solo un individuo reso artificialmente silenzioso, come un muto e immobile, come un paralitico. Quello è un individuo annientato non disciplinato”.

metodo Montessori

Una ventina di anni fa ho avuto la possibilità di fare due viaggi molto interessanti per l’argomento che tratto. Uno in Turchia e l’altro a Barcellona. In entrambi i casi ho visitato, accompagnato da docenti del luogo, due scuole elementari. In Turchia ho visto una scuola rigida, con inni nazionali da ripetere anche alla ricreazione e con la difficoltà a mantenere un certo ordine. A questo proposito Maria Montessori scrive: “Non è detto che sia disciplinato solo un individuo che sia stato reso artificialmente silenzioso, come un muto e immobile, come un paralitico. Quello è un individuo annientato non disciplinato”. Forse sembrano parole esagerate, ma è ciò che ho visto in quella e in tante altre scuole dove si parla soprattutto di disciplina senza tener conto del percorso di ogni singolo alunno. La scuola di Barcellona, invece, era ispirata alle idee della Montessori: senza banchi, con colori vivi e belli, i bambini che lavoravano a gruppi e la maestra che guardava le loro attività. Il metodo da lei proposto, infatti, è un approccio educativo centrato sul bambino che promuove l’autonomia, la libertà di scelta e l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta in un ambiente preparato tenendo conto delle sue potenzialità e dei suoi interessi.


Al centro c’è sempre l’alunno, non solo i programmi da svolgere, un tot numero di interrogazioni. Lei propone un ruolo completamente nuovo dell’insegnante, che, cambiando mentalità, deve essere capace di fare un passo indietro per permettere al bambino di esplorare il mondo che sta conoscendo. Diceva: “Si è venuto delineando un nuovo tipo di maestra: invece della parola, essa deve imparare il silenzio; invece di insegnare deve osservare; invece della dignità orgogliosa di chi voleva apparire infallibile, ella assume una veste di umiltà”. Poi un monito non solo per le maestre, ma anche per tanti docenti delle scuole medie e superiori: “Mai aiutare un bambino (ragazzo) mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter aver successo”. Il metodo Montessori e la mentalità da lei proposti sono completamente nuovi e la scuola pubblica fatica ancora ad accettare e fare suoi.


"Dall’educatrice per eccellenza, arriva un monito non solo per le maestre ma anche per tanti docenti delle scuole medie e superiori: “Mai aiutare un bambino mentre svolge un compito nel quale sente di poter aver successo”.

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