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I diritti umani tra violazioni, contraddizioni, problemi etici e posizioni religiose nel tempo della

Le emergenze dell’immigrazione ci spingono ad avviare una riflessione attorno ad alcune tematiche di etica sociale e politica iniziando con un discorso sui diritti umani, oggi più che mai al centro di ogni problematica sociale, religiosa, etica, politica ed economica. L’importanza dell’argomento è fuor di dubbio ed è stata da sempre avvertita, tant’è che già nel dicembre del 1948 nasceva una Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall’assemblea delle Nazione Unite per sancire e legittimare che l’esistenza di diritti umani è equivalente a riconoscere che ogni persona, indipendentemente dal luogo di nascita o dal luogo in cui si trova, ha alcuni diritti fondamentali che nessuno gli può negare e che gli altri devono riconoscere: diritti naturali, che gli derivano in quanto essere umano; diritti universali, poiché appartengono a tutti gli esseri umani; diritti inalienabili, in quanto nessuno può esserne privato, e diritti indivisibili poiché se ne manca uno solo, la dignità della persona è compromessa.

Purtroppo, direbbe Rousseau nel suo “Contratto Sociale”, “i diritti proclamati sulla carta tardano ad essere applicati”, se è vero che ancora oggi, nel Terzo millennio, esistono Paesi dove i diritti umani vengono sistematicamente violati con azioni di razzismo, di stragi terroristiche, di guerra, di discriminazione sessuale e sociale, di intolleranza religiosa, di interesse economico e di violenza politica.

La coscienza etica dei nostri studenti non può, pertanto, sottrarsi ad una seria riflessione sui diritti umani, alla luce del fatto che la diffusione di tali diritti non avviene solo attraverso le leggi, ma anche, e soprattutto, attraverso la testimonianza ideale e concreta nella società di due valori connessi all’universalità dei diritti stessi, ossia la democrazia e la pace: “senza diritti dell’uomo riconosciuti e protetti , direbbe infatti il filosofo Noberto Bobbio, non c’è democrazia, e senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti tra individui e tra gruppi”.

Guardando alla nostra realtà italiana, si potrà sicuramente notare come, nonostante si facciano dichiarazioni di diritti umani, ci siano delle ombre e dei casi in cui si calpestano diritti per ragioni di opportunismo e si fanno leggi ai limiti della costituzionalità. Citiamo solo due casi: il commercio delle armi e la legge sulla sicurezza che ha permesso il rigetto degli immigrati grazie all’introduzione del concetto della clandestinità come reato.

Nella scuola, l’IRC è uno spazio privilegiato per porre in essere un’ azione educativa in grado di consentire agli studenti di formarsi una coscienza consapevole del fatto che la difesa e la diffusione di “una cultura dei diritti umani” dipende non solo dalle leggi, ma dall’ azione di sensibilizzazione , di riflessione , di provocazione e di confronto che essa stessa nel suo piccolo può realizzare, al fine di modificare il comportamento sia di coloro che contribuiscono alla violazione dei diritti umani, sia di coloro che la subiscono. C’è bisogno di una coscienza etica sia individuale che sociale che spinga ad essere vigili e ad intervenire, perché le grandi battaglie si possono vincere solo attraverso la testimonianza personale nel quotidiano.

La riflessione sui diritti umani appartiene, poi, a tutte le religioni, anche se le posizioni risultano diversificate e, a volte, contraddittorie. Nell’induismo e nel confucianesimo, ad esempio, non esiste il concetto di persona, per cui i diritti individuali vengono subordinati all’ordine sociale; per gli indù, pertanto, diventa possibile far convivere il rispetto per ogni forma di vita con il sistema delle caste. Nel buddismo, nonostante le lotte dei monaci del Tibet, i quali, con il loro leader , il Dalai Lama, si impegnano per la difesa e lo sviluppo dei diritti umani, c’è ancora un certo distacco verso la problematica dei diritti umani, considerato che per il buddista l’ideale supremo è il Nirvana, ossia il raggiungimento della liberazione e di uno stato di beatificazione attraverso la rinuncia.

Anche nella religione islamicaè presente una riflessione etica sui diritti umani, anzi esiste proprio una Dichiarazione sui diritti umani nell’Islam, approvata dalla Conferenza islamica dei Ministri degli Esteri il 5 agosto 1990 al Cairo. I 25 articoli della Dichiarazione riconoscono dignità e uguaglianza, diritto alla vita, parità tra i sessi, educazione religiosa, diritto alla libertà, al lavoro, alla proprietà, a vivere in un ambiente sano, alla sicurezza per sé, alla libertà di opinione. L’interpretazione e l’ applicazione di questi diritti non può essere però individuale ma deve avvenire all’interno della ‘sharia islamica; questo spiega perché, spesso, nel mondo islamico esistono comportamenti e si verificano episodi che contraddicono palesemente i diritti umani, specie in relazione alla condizione della donna.

Se andiamo all’ebraismo, c’è in esso una visione dei diritti umani radicata nelle tavole della Torah;ivalori etici e sociali vengono fatti risalire all’autorità di Dio e costituiscono, in pratica , la base del riconoscimento dei diritti della persona, tra i quali il rispetto della proprietà, il sostegno per gli stranieri, il rispetto verso i genitori, la comunità, lo Stato e il corretto rapporto nel lavoro. Infine, non si può non evidenziare il grande contributo del cristianesimo alla difesa dei diritti umani, con vari pronunciamenti dei pontificati di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Ma già il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes, n.41, così esprimeva: “Perciò la Chiesa, in forza del Vangelo affidatole, proclama i diritti umani e riconosce e apprezza molto il dinamismo con cui ai nostri giorni tali diritti vengono promossi ovunque”. A rafforzare la riflessione conciliare è stato poi il Catechismo universale della Chiesa cattolica ove, al n. 1930, si ribadisce che “Il rispetto della persona umana implica il rispetto dei diritti che scaturiscono dalla sua dignità di creatura. Questi diritti sono anteriori alla società e ad essa si impongono. Essi sono il fondamento della legittimità morale di ogni autorità: una società che li irradia o rifiuti di riconoscerli nella propria legislazione positiva , mina la propria legittimità morale”.

Adoperarsi per la diffusione di una “cultura” dei diritti è, dunque, compito non solo di grandi organizzazioni come Amnesty International, Medici senza frontiere, o di organismi governativi tipo l’ONU e l’UNESCO, oppure della Chiesa magisteriale, ma di ogni persona di buona volontà e del cristiano, in particolare, in quanto seguace di Colui che ha dato la sua vita sulla croce per riscattare la vera dignità dell’uomo.

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