top of page

Il mondo intimo dell’infanzia: l’arcobaleno di affetti tra il bambino e l’anziano

Negli ultimi decenni le teorie pedagogiche e gli studi psicologici hanno indagato il mondo intimo dell’infanzia nelle sue molteplici relazioni con la realtà esterna. Del bambino di oggi si mettono spesso in luce le fragilità. Da un lato ogni suo desiderio è soddisfatto, dall’altro, vive la frequente assenza dei genitori impegnati nel lavoro. La scomparsa della famiglia patriarcale lo ha allontanato da alcune figure parentali importanti lasciandolo talvolta solo di fronte ai frequenti fenomeni di disgregazione famigliare (divorzi, separazioni, abbandoni…). A ciò si aggiunge l’uso eccessivo delle nuove tecnologie che sta creando una frattura fra mondo reale e virtuale. L’analisi sociologica e psicologica della famiglia ha evidenziato però la presenza di un altro soggetto “in crisi”: l’anziano. Quest’ultimo, come il fanciullo, è rimasto inerme di fronte ai rapidi cambiamenti sociali, divenendo oggetto di stereotipi e pregiudizi. Il vecchio (togliendo a questo termine ogni valenza dispregiativa) è considerato un membro debole della società in quanto non produttivo e ritenuto vulnerabile. La “debolezza” sociale è attribuita anche al bambino con una variabile di fondo molto importante: mentre i giovani si sono “guadagnati” l’attenzione degli studiosi e delle famiglie in quanto “investimento nel futuro”, gli anziani sono passati da una società che li considerava parte integrante dell’economia agricola, capifamiglia insostituibili, fonti di saggezza e di spiritualità, ad una società che fatica a collocarli nel tessuto sociale. Da un lato abbiamo il bambino quale spiegamento di forze e potenzialità, simbolo del rinnovarsi della vita, dall’altro l’anziano associato alla decadenza e all’appassimento di ogni prospettiva futura, isolato anche a causa della terribile pandemia che ha travolto le nostre vite. In realtà il bambino e l’anziano hanno moltissimi elementi in comune soprattutto per quanto concerne la sfera psico-affettiva. Mi piace pensare che lo sviluppo umano sia come l’arcobaleno. Quest’ultimo, infatti, ha un inizio e una fine, ma non posti lungo una linea retta perché, se così fosse, la vita sarebbe molto monotona. Nella prima parte dell’arco l’uomo è costretto a salire perché ha bisogno di portare al massimo dispiegamento il proprio sviluppo; nella seconda parte, invece, comincia la discesa. Ma non c’è perdita perché i colori che tingono l’arcobaleno sono sempre gli stessi, con la medesima lucentezza e intensità dell’inizio. Ciascuno di noi ha la possibilità di costruire il proprio arcobaleno: potrà stabilirne i colori, l’ampiezza, la bellezza… Ognuno, infatti, è posto fin dall’infanzia di fronte a delle scelte affettive e il suo modo di rispondervi stabilisce i colori del suo percorso evolutivo. Sta all’individuo decidere se vivere all’insegna dell’egocentrismo o aprirsi alla non sempre facile comunicazione di affetti con gli altri. Naturalmente non si deve dimenticare che l’arcobaleno appare nel cielo dopo un temporale. Il percorso umano di sviluppo è fatto di temporali, di attese, di giorni di splendore come di momenti di oscurità. L’età è una sorta di passaporto che ci conduce lungo l’arco della vita: è il codice segreto che ci consente di passare da una tappa all’altra dell’esistenza percorrendo la “strada” dall’infanzia alla vecchiaia con gradualità. Scoprire le linee direttrici comuni al bambino e all’anziano significa ricostruire il significato stesso della nostra vita poiché ciò che siamo oggi dipende, dal punto di vista psico-affettivo, da come eravamo ieri. Inoltre, parlare del giovane e del vecchio nell’estrinsecarsi dei loro rapporti con gli “altri-importanti” consente di: Recuperare l’infanzia come momento di crescita e di sviluppo, ma anche come fase evolutiva connotata da fragilità e richiesta incessante di affetto da parte di coloro che rappresentano il nucleo famigliare; Riscoprire l’utilità del ruolo dell’anziano come fonte di affetto e di esperienze, come supporto effettivo nella vita famigliare e come attore sociale ancora produttivo e indispensabile. Molti racconti popolari narrano che alla fine dell’arcobaleno sia nascosta una pentola piena di monete d’oro. Il trovarla, alla fine della nostra esistenza, dipende dalla capacità che abbiamo di investire nelle relazioni affettive, di sviluppare le nostre risorse interiori. Bambino e anziano sono gli estremi dell’arcobaleno della vita. Restituiamo loro lo spazio per incontrarsi e per arricchirsi reciprocamente.

Comments


bottom of page