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Il Natale nella vita degli adolescenti di oggi

L’attesa del Natale arricchita dall’atmosfera che si respira nelle case addobbate ma anche nelle strade, rende questo evento uno dei momenti più attesi di sempre. Una festività cristiana che celebra la nascita di Gesù, il Natale diviene anche un momento di riflessione ma anche di celebrazioni accompagnate da momenti di folclore tipici delle tradizioni strettamente locali. Ma come viene vissuta questa festività dagli adolescenti di oggi? È cambiato qualcosa rispetto a qualche nano fa? Ne abbiamo parlato con Giorgia Caleari, docente di Religione al Liceo Fogazzaro di Vicenza. La docente ci ha raccontato la sua esperienza.

Come vivono oggi il Natale gli adolescenti ? Con l’attesa e la trepidazione di sempre, in fondo, soprattutto tra i più giovani. Quest’anno ancor di più, perché privati di quella spontaneità che porta all’abbraccio, al contatto non solo degli occhi. È un Natale “trattenuto” nelle forme, tuttavia non meno desiderato e atteso. C’è davvero bisogno di sciogliere quelle tensioni che si vivono quotidianamente, anche a scuola, nell’incontro disteso e i tempi calmi della festa in famiglia. Cosa ha determinato il cambiamento? Il tempo che stiamo vivendo è un tempo che sottrae e quindi mette in rilievo. Dà spessore, proprio perché toglie molto. E ciò che resta è ciò che vale. Per questo direi che il cambiamento, se c’è, è nell’intensità con cui si cerca un tempo che sa di buono, una pausa lieta e leggera, quella buona notizia anche “per me”. Il lungo periodo trascorso in casa nei mesi dell’emergenza sanitaria e l’incertezza di questi mesi tra tamponi e tracciamenti hanno lavorato negli animi dei nostri studenti e delle nostre studentesse in modo profondo ed è troppo presto per poterne decifrare i tratti. Certo però che nelle mie classi respiro una maggiore consapevolezza, un desiderio di autenticità che prima non mi era così evidente. E questo chiama me come docente ad un coinvolgimento maggiore, ad una maggiore lucidità, ad una migliore intenzionalità.. La religione cristiana insegnata nelle scuole superiori verso quali riflessioni porta gli studenti? Il discorso è ampio e meriterebbe una riflessione più articolata. Per la mia esperienza, posso dire che raccontare di un Dio che sceglie l’uomo, che si fa carne perché la vita di ciascuno possa essere migliore, accompagni i ragazzi e le ragazze ad interrogarsi sull’umanità che vorrebbero e a considerare di guardare il mondo e gli altri con uno sguardo di tenerezza. Uno sguardo di amore anche su di sé, cosa che non è per nulla scontata. E questo, in un’epoca di distanziamento sotto varie forme, è già una proposta di senso, una direzione di ricerca. Si può segnare un cambiamento degno di nota nella fase che va dal primo anno al quinto? Vanno forse distinti aspetti diversi: se parliamo dell’aspetto più folcloristico che si esprime nell’esteriorità dei segni della festa, allora si può osservare una maggiore discrezione che credo denoti una ricerca di intimità, di sostanza. C’è una minore euforia, se così si può dire, una pacatezza che è legata alla maturità dei ragazzi e delle ragazze in classe. Ma non trovo che crescendo ci sia disincanto, anzi: cambiano i modi, l’attenzione alle cose, l’entusiasmo con cui si contano i giorni ma – come dicevo – il desiderio di un qualcosa di buono che arrivi nella “mia vita”, questo non è cambiato.

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