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Il valore della missione della scuola di ogni tempo: non perdere nessuno erendere tutti gli studenti

Le attuali proposte educative e didattiche riservano una notevole importanza al contesto nell’ambito in cui si svolgono i processi di apprendimento. Molte ricerche pongono al centro della riflessione pedagogica e dell’azione didattica la comunità educativa, intesa come l’insieme dei soggetti che partecipano alla vita collettiva in un contesto formativo. La Riforma Scolastica condivide il principio secondo cui il sistema educativo di istruzione e formazione è una grande esperienza sociale di “comunità di apprendimento”, una comunità non identificata con l’associazione formale, ossia con la classe o la scuola come istituzione amministrativa e neppure con l’insieme di alunni che vivono accanto gli uni agli altri in uno spazio definito, bensì in un’organizzazione nella quale ciascuno è impegnato ad investire le proprie risorse attraverso una rete di relazioni con gli altri. In quest’ottica di concezione condivisa, i processi educativi non possono fare a meno della dimensione sociale e comunitaria: la scuola non può essere un luogo nel quale si tende a separare la comunità degli adulti da quella degli alunni, facendo assurgere a dominanza il rapporto diretto docente – discente in quanto l’insegnante perderebbe di vista il modo di stare insieme degli studenti, il loro vedere nell’altro, coetaneo o adulto, un essere umano col quale costruire insieme il presente, il futuro e con il quale realizzare progetti comuni. La classe si configura, pertanto, come uno spazio di crescita nel quale lo studente sperimenta le proprie competenze e sviluppa la propria identità, in un continuo scambio di processi emotivi e relazionali con i pari e gli insegnanti; essa costituisce un micro sistema complesso in cui intervengono molteplici fattori interni ed esterni ed in seno a questa complessità un ruolo determinante è rivestito dalle modalità di gestione della classe tipiche di ogni singolo docente, unite alla qualità dell’istruzione e della relazione che intercorre tra insegnante e studente. La scuola del passato era fondata sull’ascolto, sull’autorità dell’insegnante e del libro, sul silenzio degli scolari, sull’apprendimento mnemonico, mentre attualmente la gestione del gruppo classe si legittima sulla collaborazione tra insegnante e studenti e tra alunni e alunni, sull’abitudine al confronto, sullo sviluppo del senso critico e su solide conoscenze derivate dalle ricerche sui bisogni personali e psicologici degli allievi. Don Lorenzo Milani affermava che «la scuola ha un problema: i ragazzi che perde. Se si perdono i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola.» Riflettere, oggi, sul metodo pedagogico di Don Milani rappresenta una concreta opportunità per la realizzazione di una scuola inclusiva e attenta ai bisogni dei ragazzi. Don Milani considerava la scuola di Stato discriminatoria, selettiva e classista, al punto da spingere i soggetti indigenti e più svantaggiati socialmente e culturalmente (quelli che oggi classifichiamo tra i BES) alla dispersione scolastica. Il Priore di Barbiana rivalutava le culture alternative, la tradizione orale e popolare e sottolineava l’esigenza di una cultura viva, data dalla stretta interazione tra scuola , istruzione e realtà sociale. Era una scuola aperta la sua, dove il programma era condiviso dagli allievi e il rapporto e la relazione con l’altro erano fulcro e obiettivo dell’azione educativa. La pedagogia di Don Lorenzo Milani contiene il valore della missione della scuola di ogni tempo, una scuola chiamata a non perdere nessuno, a rendere tutti gli studenti «educabili». Sui banchi di scuola oggi ci sono i figli degli immigrati, i figli di difficili situazioni familiari, i diversamente abili, i minori non accompagnati, i figli della “guerra”. Ogni docente, nella sua funzione di insegnante, deve ispirarsi alla grande forza del Priore di Barbiana, anticipatore dei tempi, il quale nel presente ha vissuto il futuro di un mondo bisognoso di cancellare tutte quelle identità assolute, figlie delle idee e non della vera storia, un mondo chiamato ad accogliere la diversità come valore universale. L’anima della scuola, tenendo conto del cambiamento dei tempi non potrà mai fare a meno della sua missione che si configura nella trasmissione di regole e diritti, di esperienza e cultura, di cognizione del passato e orientamento al futuro, al fine di promuovere la consapevolezza per una formazione competente dello studente destinato a divenire cittadino attivo e responsabile, ed in relazione ad ogni tipologia di apprendimento, deve orientarsi verso la creazione di un ambiente formativo di apertura e disponibilità che favorisca il desiderio di nuove conoscenze, aiuti a rafforzare l’autostima e faciliti la relazione con gli altri in un’ottica interculturale e di confronto dove vengono valorizzate le differenze etniche e socio-culturali nel rispetto del bisogno di istruzione e formazione di ciascun studente.

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