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In ricordo di Giovanni Falcone

“L’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto.” Ernest Hemingway

Nei giorni precedenti la commemorazione dei 30 anni dalla strage di Capaci, la mia scuola ha avuto il privilegio di incontrare Giuseppe Costanza, che per anni è stato l’autista del magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia insieme ad altre 4 persone nell’attentato avvenuto a Palermo il 23 maggio 1992. Costanza si trovava seduto dietro il magistrato al momento dello scontro perché Falcone quel giorno ha voluto stare al volante a fianco della moglie. Le sue parole sono state un corollario ai miei studi e alle letture di due volumi *, uno scritto dalla sorella Maria e utile per capire la vita e la testimonianza del magistrato, l’altro scritto da Falcone stesso dove ci ha descritto la mafia con i suoi addentellati e pubblicato un anno prima che morisse.

Un mese dopo la morte di Falcone il suo caro amico e compagno di lotte per la giustizia, Paolo Borsellino, parlando in una chiesa di Palermo davanti a tremila giovani disse: “La sua vita è stata un atto d’amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato. Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, e per coloro che gli sono stati accanto in questa meravigliosa avventura, amare Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era ed è possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria cui appartiene.

E continuava: “La lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità”. Il signor Costanza ha confermato queste parole evidenziando proprio l’integrità morale, la dedizione al lavoro ed il coraggio dimostrati giornalmente dal magistrato. E a questo proposito un giorno Giovanni Falcone disse queste bellissime parole: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno. È saper convivere con la paura. Non farsi condizionare dalla stessa. Questo è coraggio. Altrimenti sarebbe incoscienza”.

*Falcone M., Giovanni Falcone, un eroe solo, Rizzoli, Milano 2012. Falcone G., Cose di cosa nostra, Rizzoli, Milano 1991.

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