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IRC, Arte e cultura per la riscoperta dei luoghi del cuore: il monastero di Montevergine

Santa Eustochia Calafato, al secolo Smeralda, di ricca e nobile famiglia messinese, nacque a Messina, nel villaggio Annunziata, il 25 marzo 1434. Smeralda, figlia del ricco mercante Bernardo Cofino, detto Calafato, era di rara bellezza tanto che sono numerosi coloro i quali sostengono che a lei si ispirò il suo coetaneo Antonello da Messina per dipingere la celebre “Annunziata”; ed ancora oggi la bellezza di Santa Eustochia traspare da quel corpo miracolosamente incorrotto che, dopo più di cinquecento anni, è conservato in una teca di vetro in posizione eretta.

Smeralda, ancora bambina, mostrò con chiari segni di quali grazie il Signore l’avesse colmata e quale sarebbe stata la vita che avrebbe scelto, crescendo si dedicava alle opere di carità verso i poveri, nei quali ravvisava la figura di nostro Signore.

Dopo aver superato, a prezzo di lunghe e dure lotte, ogni resistenza del padre e dei fratelli, sconvolgendo tutti i loro progetti, che la volevano collocata fastosamente nel mondo brillante di allora, riuscì a vestire l’abito di S. Chiara nel Monastero di S. Maria di Basicò.

Acquistato un vecchio ospedale, detto di S. Maria Accomandata, e ricevuta l’autorizzazione dallo stesso Pontefice Callisto III, con Bolla del 15 aprile 1458, per l’adattamento del fabbricato a Monastero, vi si trasferì con una consorella nel novembre l460. Successivamente, in seguito al crollo del tetto della chiesa e di parte del fabbricato, la Santa, insieme alla sua comunità di dodici suore, dovette trasferirsi, in una casa offertale da Bartolomeo Ansalone, nella località dove sorge l’attuale Monastero di Montevergine. Il 20 gennaio 1485, a mezzogiorno, il glorioso transito ne chiuse la vita terrena interamente spesa a servizio e gloria del Signore.

Il complesso religioso costituito dalla chiesa e dal monastero fondato da Santa Eustochia, fu ingrandito e modificato varie volte. La chiesa, che ruota attorno all’altare ed ha il suo vertice ascensionale nell’incontro con il corpo incorrotto di Santa Eustochia Smeralda, invita il fedele a pensarsi in cammino ed a guardare verso l’alto; gli interni risultano particolarmente suggestivi per le imponenti ma armoniose linee architettoniche e ricchi per la presenza di molte tarsi marmoree.

Tra i manufatti più importanti vi è la grande tela dell’altare maggiore raffigurante la Madonna degli Angeli con S. Francesco e Santa Chiara, opera del 1658 del pittore Giovan Battista Quagliata ed il quadro raffigurante San Francesco che riceve le Stimmate, opera ottocentesca, di Michele Panebianco e quello con San Biagio dipinto nel 1931 da Gaetano Corsini. Nei locali che conducono alla cappella superiore che custodisce il corpo incorrotto di S. Eustochia è possibile ammirare alcuni oggetti di grande interesse artistico e devozionale.

Il Monastero di Montevergine, dove la rigida osservanza della prima regola di S. Chiara è sempre stata considerata un privilegio, è l’unico Monastero di clausura rimasto nella Diocesi di Messina.

Nella sua chiesa è in permanenza esposto, di giorno, all’adorazione dei fedeli, il SS. Sacramento, mentre di notte l’adorazione è ininterrottamente proseguita dalle Clarisse.

Il corpo incorrotto della Santa Fondatrice è venerato da folle di devoti, che si affidano alla Sua intercessione per ottenere le grazie di cui hanno sognano, mentre la valida protezione della Santa sulla città, specie durante le calamità pubbliche, è ufficialmente riconosciuta: Eustochia soffriva gli eventi della città, con particolare riferimento a quelli dolorosi.

Le massime Autorità cittadine, ancora oggi, infatti, convengono nella Chiesa di Montevergine in occasione delle festività del 22 agosto di ogni anno, in adempimento di un antico voto del Senato Messinese, per assistere al Divino Sacrificio, rendere omaggio all’illustre Clarissa ed offrire 38 libbre di cera lavorata.

A tale particolare protezione è legato uno dei miracoli della storia della Santa: nel 1615 la città era percossa, notte e giorno, da spaventose scosse di terremoto, tanto che le Autorità e il popolo implorarono a Montevergine l’intercessione della Santa le Clarisse tolsero il Corpo dall’oratorio, dove lo tenevano custodito, e lo sistemarono nel coro, nel suo vecchio stallo; mentre stavano per iniziare le orazioni della sera, il Corpo incorrotto da quasi due secoli schiuse improvvisamente le labbra, intonando il primo verso di un salmo che le suore, atterrite e commosse, continuarono piangendo, notando come il venerato capo si chinasse al «Gloria Patri». Da quell’istante i terremoti ebbero termine.

Sant’Eustochia fu canonizzata a Messina, l’11 giugno 1988, dal Papa San Giovanni Paolo II, il quale la definì “la Santa in Piedi”. Santa Eustochia è proprio la “Santa in Piedi”, la santa che continua a stare con le sue consorelle, la santa che continua a vivere la vita della sua città, della sua Messina, costantemente protetta dalla sua presenza vigilante.

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