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L’impatto dei fenomeni social su giovani e studenti

Vocali finali allungate e una cadenza a cantilena. Questa estate abbiamo sentito parlare così, per gioco, molti ragazzi italiani. Tutto è nato nel momento in cui una giovane tiktoker, in veste di professoressa, ha lanciato sul social più seguito dai giovani le lezioni del corsivo parlato. I video sono diventati virali nel giro di poco tempo “contagiando” tanti adolescenti e ventenni. Ma perché questo fenomeno ha suscitato così tanto interesse tra la giovane popolazione? Perché i fenomeni social hanno un impatto così forte? C’è lo spiega Marino D’Amore, sociologo, esperto della comunicazione e docente dell’Università Niccolò Cusano.

Perché il corsivo parlato è diventato virale tra i giovani? Semplicemente, perché è una moda e come tutte le mode porta con sé i caratteri della novità e dell’opportunità ludica, legata a un determinato momento in cui diventano popolari e si viralizzano grazie alla forza moltiplicatrice del web. Tuttavia, non lasciamoci ingannare dai numeri, che in questo caso sono notevoli, perché quella popolarità è dovuta sia agli ammiratori sia ai suoi detrattori, il cui scontro, oltre a determinarne il successo immediato del fenomeno social, si acuisce nel momenti di maggior ‘successo’ per poi calare quando la moda palesa un’altra sua caratteristica fondamentale: quella di essere a tempo determinato, di passare per essere sostituita dalla successiva. Spesso i ragazzi sono soggetti a farsi “contagiare” da nuovi fenomeni social. Perché accade ciò? Perché seguire, sentirsi coinvolti o semplicemente conoscere un fenomeno social pone in essere due delle condizioni più desiderate dagli esseri umani in generale, soprattutto dagli adolescenti che stanno affrontando un percorso di socializzazione secondaria da autodidatti grazie alla Rete: l’appartenenza a un gruppo e la riconoscibilità. Sentirsi parte di una comunità crea un legame, arricchisce la nostra identità e quindi ci rende riconoscibili a tutti i soggetti esterni a quel fenomeno. Un processo che avviene per qualunque moda e che esaurisce la sua spinta nel tempo. In passato ci sono state altre persone che hanno usato un modo simile di parlare ma nessuno ha avuto questo impatto fra i giovani. Come mai? Perché in passato quegli esempi non hanno potuto utilizzare la forza invasiva e viralizzate della Rete per farsi conoscere e raggiungere pubblici potenzialmente illimitati in tempo reale. Tuttavia i pubblici, quegli stessi pubblici hanno poca volontà di ricerca e memoria perché tendono a resettare, seguendo una logica molto simile a quella computer, i vecchi file. Oggi anche il modo di pensare delle persone è cambiato: frammentiamo la nostra attenzione tra mille cose a cui dedichiamo poche frazioni di tempo ciascuna. È la cultura del nowism, dell’immediatezza, del tutto e subito. Tutto ciò, ad esempio, ci ha fatto dimenticare personaggi come Topo Gigio che dal 1959 in poi ha parlato per decenni in questo modo in tv, allietando i pomeriggi di tanti bambini, oggi adulti che, giustamente, rifiutano il ‘corsivo’ come una novità.

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