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La giornata internazionale della pace

La ricerca della pace e l’intento di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come affermato nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite, costituiscono le motivazioni cha hanno indotto gli Stati a fondare l’ONU, la cui Assemblea Generale, con la  risoluzione 36/67 del 30 novembre 1981, ha istituito la giornata internazionale della pace per invitare gli Stati membri delle Nazioni Unite, le organizzazioni regionali e non governative e tutti gli individui a commemorare adeguatamente tale ricorrenza tramite l’educazione e la consapevolezza pubblica per la promozione della pace globale, incoraggiando, anche attraverso un lavoro di educazione e insegnamento nelle scuole, la riflessione sull’importanza della cooperazione e della tolleranza. 

«La pace non è soltanto assenza di guerra, ma una condizione generale nella quale la persona umana è in armonia con sé stessa, in armonia con la natura e in armonia con gli altri. Tuttavia, far tacere le armi e spegnere i focolai di guerra rimane la condizione inevitabile per dare inizio ad un cammino che porta al raggiungimento della pace nei suoi differenti aspetti» afferma il Santo Padre Papa Francesco, evidenziando l’importanza di promuovere, in tutti gli ambiti formativi, “l’educazione alla pace”, urgente ed indispensabile specie in questo nostro tempo, un tempo di guerra e indifferenza, un tempo di conflitti armati e sociali, un tempo di emarginazione e solitudine, un tempo nel quale, secondo quanto previsto dall’Acled (armed conflict location & event data project, ideato per l’analisi dei conflitti e la mappatura delle crisi) si stimano, a livello mondiale, circa 100.000 situazioni di combattimenti, tra insurrezioni, scontri armati, rivolte, ribellioni, violenze contro civili e atti terroristici: un quadro inquietante reso ancora più allarmante dalla recente aggressione della Russia all’Ucraina, che scuote il cuore dell’Europa e del mondo intero.

Il tema proposto quest’anno per la commemorazione della giornata internazionale della pace, che dal 2001 si celebra il 21 settembre, è “Il razzismo avvelena la società, normalizza la discriminazione e stimola la violenza. Dobbiamo combatterlo contrastando i discorsi di odio, promuovendo il dialogo e affrontando le cause profonde della disuguaglianza”. Evidente appare, in questo contesto, l’importanza assunta dall’educazione alla pace, un’educazione che deve partire prioritariamente dall’ambito scolastico, luogo privilegiato per la formazione di cittadini coscienti dei propri diritti e doveri, aperti al dialogo, promotori di uguaglianza, futuri costruttori di società inclusive e libere da ogni forma di discriminazione ed intolleranza.

L’educazione alla pace, esplicitamente prevista nell’obiettivo 4.7 dell’Agenda 2030 in base al quale bisogna “garantire entro il 2030 che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un’educazione volta ad uno sviluppo e uno stile di vita sostenibile, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile”, si configura in un’ampia visione formativa e progettuale come educazione al benessere, alla prosperità, alla concordia, alla pienezza di felicità, alla giustizia, alla solidarietà, alla sicurezza ed al reale affidamento al prossimo, per formare mediante azioni didattiche interdisciplinari e trasversalmente condivise, nuove generazioni proiettate a vivere nel mondo orientandosi seguendo i valori della pacifica convivenza tra i popoli e del rispetto verso l’altro.

All’inizio di questo nuovo anno scolastico, accogliamo, dunque, i nostri discenti onorando quest’importante giornata internazionale per la pace, consapevoli che educare alla pace significa proporre una reale “pedagogia della pace” in virtù della quale questo valore prezioso ed inestimabile sia vissuto e socializzato come principio che sta alla base del comportamento, sviluppando conoscenze, abilità e competenze ispirate a una cultura non violenta, emblematicamente espressa dal grande pontefice Giovanni Paolo II per il quale: «la pace deve essere sempre il fine: pace perseguita e difesa in ogni circostanza. Non ripetiamo il passato, un passato di violenza e distruzione. Immettiamoci nell’erto e difficile sentiero della pace, il solo sentiero che si adatti alla dignità umana, l’unico che conduca verso il vero compimento del destino dell’uomo, il solo che guidi verso il futuro in cui l’equità, la giustizia e la solidarietà sono realtà e non soltanto dei sogni lontani»

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