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LA LA DOCENTE E SCRITTRICE SARA RATTARO SI RACCONTA:

Ai miei studenti insegno che non esistono grandi storie e racconti noiosi.

La generazione dei “piani B”, quella di chi rimanda le scelte stabili, è uno dei temi del nuovo libro di Sara Rattaro (scrittrice, biologa, e docente di scrittura creativa): “La giusta distanza”.

D. Rattaro ha pubblicato vari romanzi di grande successo: le abbiamo chiesto se questo suo ultimo lavoro è una “storia sulla coppia”, dopo che in passato ha trattato il tema della violenza di genere e quello dell’adozione.

R. Lo è, ma in generale ho voluto parlare delle relazioni umane. Il titolo arriva da un concetto scientifico: in matematica la distanza è sempre positiva. Due punti, per quanto vicini o lontanissimi siano, hanno fra loro una distanza positiva. Mentre quando nella vita si parla di distanza, nei rapporti umani ci diciamo “siamo distanti”, cogliamo subito un’accezione negativa. Ho voluto allora rubare l’ottimismo matematico per vederne l’effetto in una relazione: se diamo alla distanza un significato non negativo diventa tutto meno drammatico. Può risultare più chiaro che in una relazione bisogna trovare la giusta distanza e che le cose non sono ne regalate ne immutevoli. Per quanto una storia possa essere bellissima all’inizio, inevitabilmente affronterà delle difficoltà. Con un’idea positiva della distanza forse potrebbe esserci meno sofferenza nell’affrontare i cambiamenti..

D. Nel romanzo ci sono tanti colpi di scena come quando Luca riaccoglie Aurora (il personaggio principale) dopo il suo allontanamento e tradimento.

R. Il senso di tradimento, in genere attribuito più al maschile che al femminile, è una questione forse di narrazione esterna. Noi spesso non accettiamo gli avvenimenti per noi dolorosi perché vengono pubblicizzati: ci risulta difficile pensare ai nostri vicini di casa che parlano delle nostre corna. Ma nessuno si fa delle domande nel nostro condominio se il tradimento non viene narrato. Così anche per Luca: per lui è stato più facile gestire il tradimento “nel modo che fa più bene”. Luca è molto innamorato di Aurora ed ha bisogno di lei. Ovvio: sarebbe bello amare delle persone incriticabili, ma non esistono. Personalmente poi tra un uomo che mi mette le corna, un tirchio e un violento, preferisco il cornificatore..

D. Altro tema cruciale del romanzo è la ricerca spasmodica e angosciante di una gravidanza, di un figlio.

R. Ho voluto un romanzo generazionale che racconta i giovani adulti di oggi. La mia generazione è spaccata in due tra la scelta o meno di avere un figlio. Conosco coetanei sposati senza figli convinti che sia un bene non averli avuti. Personalmente credo che per essere felici non occorra necessariamente avere dei figli. Diventare genitori è anche gettarsi in un tunnel di angosce nuove, anche se con dei picchi di felicità impossibili per chi non ha figli. Non si deve però pensare che la maternità o paternità possa risolvere dei problemi. La mia generazione fa i conti con questo tema perché è fortemente precaria: sul lavoro e sentimentalmente. Si rimanda sempre a situazioni migliori. A quarant’anni però si fanno i conti con l’arrivo dell’impossibilità di una maternità o di una famiglia. E spesso ci si giustifica dicendo “quella storia sbagliata mi ha tolto la possibilità di diventare padre o madre.

D. Quindi è in crisi il modello “famiglia” o sono in crisi le identità maschile e femminile?

R. Certamente c’è stata una grande metamorfosi, soprattutto nel ruolo della donna, che ha influito sugli assetti familiari. Forse convivere con qualcuno per sempre significa trovarsi di fronte a persone diverse: cosa rimane di quel che si era dopo 50 anni? Nulla probabilmente. I miei genitori se si incontrassero oggi per la prima volta probabilmente non troverebbero nulla di interessante l’uno nell’altra. Stare insieme “per sempre” quindi lo ritengo alquanto innaturale: ma per i miei genitori era illegale divorziare. Per noi le cose sono diverse: siamo la generazione dei “piani B”. Certamente poi ci sono fattori sociali e culturali: si deve lavorare in due per poter sopravvivere. Il covid ha dato una bella impronta alla famiglia: nel momento del lockdown probabilmente sono state le mamme a dover rinunciare a qualcosa per stare dietro ai figli. E i pericoli di cortocircuito sono aumentati. Per contrastarli ci vuole tanta fiducia.

D. Cos’altro è essenziale in una coppia?

R. Certamente comunicare nella maniera corretta. Si discute e si litiga anche. Ma prima di tutto conta la fiducia e la complicità. Fidarsi, nella trasparenza degli atti, anche nel non omettere le nostre debolezze, e guardare nella stessa direzione.

D. Lei dirige la scuola di scrittura creativa “La fabbrica delle storie”. Esiste una ricetta per diventare scrittori o deve esserci lo scrittore come ingrediente imprescindibile?

R.Esiste una bella polemica a tal proposito. Nei paesi anglosassoni è possibile e normale laurearsi in scrittura creativa. In Italia si pensa che per scrivere si debba aprire la finestra, guardare l’orizzonte e farsi investire dall’ispirazione. Tutto ciò solo dopo aver acquisito una grande cultura letteraria classica. Se non ci sono questi elementi culturali e non si ha una finestra con una bella vista allora non si può fare lo scrittore. Io sono una biologa, una curiosa e amo raccontare storie. Ai miei studenti insegno che non esistono grandi storie e racconti noiosi. Ogni storia può diventare un grande romanzo: dipende da come raccontiamo. Il mio lavoro è trovare la trama migliore per ogni storia.

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