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La Memoria infinita: il documentario di Maite Alberdi

La Memoria infinita: il documentario di Maite Alberdi e la funzione della memoria come recupero dell’identità
Maite Alberdi

La memoria infinita di Maite Alberdi, presentato tra gli Special Screenings della Festa del Cinema di Roma lo scorso anno,  è un documentario che narra la storia d’amore tra l’ex giornalista cileno Augusto Góngora, malato di Alzheimer, e l’attrice Paulina Urrutia.


Il film è stato girato in piena pandemia e la cineasta decide di prendere il materiale girato dai protagonisti e alternarlo ai filmati di repertorio e alle sue inquadrature. L’oggetto delle riprese di Augusto è sempre sua moglie, e lo spettatore è immediatamente immerso in questa autentica storia di amore, tanto pura quanto difficoltosa.


Il loro amore, infatti, è messo a dura prova dalla malattia e le risate si contrappongono a episodi di crisi di Augusto, il quale per qualche istante mette in dubbi o la realtà e la vera identità della moglie.La cineasta Alberdi, candidata all’Oscar per il suo film precedente The Mole Agent, celebra il sentimento dell’amore senza pietismi approfondendo inoltre il ruolo sociale di Augusto durante la dittatura di Pinochet (1973-1990).  Il protagonista ed ex giornalista ha denunciato in passato gli abusi commessi dal regime scrivendo sul bollettino del Vicariato della Solidarietà, una organizzazione cattolica cilena creata per difendere i diritti umani. Pubblica in seguito il libro La memoria prohibida, Augusto in una dedica dichiara a Paulina tutto il suo amore per lei e per gli ideali in cui crede.


Nonostante i dolori patiti nella nel corso degli anni, l’uomo non abbandona mai il suo sentimento di nobiltà d’animo, che lo accompagnerà per tutta la vita fino alla sua morte, il 19 maggio 2023. Il film si conclude con Paulina che legge insieme a lui l’estratto di La memoria prohibida, che recita: “Non basta che la ricostruzione della memoria sia solamente un fatto razionale, di cifre o statistiche. Credo che noi cileni dobbiamo ricostruire la nostra memoria emozionale perché questi sono stati anni duri, traumatici e pieni di dolore. Prendiamo il dolore ed elaboriamolo. Senza memoria non recuperiamo la nostra identità e non conosciamo la verità, senza queste non abbiamo libertà.”

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