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La progettazione a ritroso per un apprendimento significativo ed una comprensione profonda

Le Indicazioni Nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola secondaria di primo grado stabiliscono che il cuore del processo educativo si ritrova nel compito delle istituzioni scolastiche e dei docenti di progettare le unità di apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze. La propedeuticità della natura degli obiettivi formativi si riscontra nella backward planning, proposta progettuale elaborata dagli autori statunitensi Grant Wiggins e Jay McTighe, per conto della prestigiosa Association Supervision for Curriculum Development, presente in oltre cento Stati con lo scopo di supportare la qualità dei processi di insegnamento ed apprendimento. Grant Wiggins, pedagogista americano, presidente e direttore del Research for the Center on Learning Assessment and School Structure, oltre che presidente della Authentic Education in Hopewell, New Jersey, e Jay McTighe, docente nel campo dello sviluppo professionale e direttore del Mayland Assessment Consortium, sostengono che l’adeguata interpretazione della progettazione curricolare risiede nell’espressione “curricolo a spirale”, secondo la quale nel continuo processo di approfondimento devono concorrere, con una complessità sempre crescente ed attraverso problemi coinvolgenti e applicazioni adeguate, le grandi idee, i compiti importanti e la ricerca, in modo tale da stabilire i risultati desiderati in ogni ambito formativo sulla base di una riflessione epistemologica e pedagogica delle discipline scolastiche. L’insegnamento tradizionale, convenzionale, trasmissivo e nozionistico, basato sull’analisi dei contenuti e sulle spiegazioni in ordine analitico, prevede una logica progettuale che parte dall’uso selettivo dei libri di testo, dalle lezioni predefinite, dalle attività consolidate nel tempo, assegnando ai contenuti disciplinari connotazioni prettamente cognitive. Alla luce di ciò, gli autori ritengono sia opportuno che il docente pianifichi l’azione didattica partendo dalla definizione di ciò che merita di essere appreso, dagli scopi che ci si prefigge come meta, dai risultati desiderati, dagli obiettivi prefissati, da cui dipende la scelta di modalità di verifica, metodologie e contenuti disciplinari, per poi ricavare il curricolo delle evidenze dell’apprendimento, al fine di offrire risposte ai bisogni evolutivi del discente in un processo assiologico di interiorizzazione delle conoscenze che, decontestualizzando l’acquisizione nozionistica dal contesto disciplinare, correla il sapere ai compiti di sviluppo e trasforma il profilo concettuale delle conoscenze in una strategia procedurale d’azione. In questa prospettiva progettuale si prevede la pianificazione di tre fasi intimamente connesse tra loro:

  1. La fase iniziale di individuazione dei risultati desiderati che, partendo dalla conoscenza degli studenti, formula gli obiettivi e gli esiti dell’apprendimento ispirandosi a domande essenziali, a grandi idee e ad opportunità di lavori autentici, valorizzando standard di ricerca e contenuti meritevoli di una comprensione durevole e profonda.

  2. La fase di determinazione delle performance expectations, evidenze di accettabilità dell’apprendimento, che partendo dai sei aspetti della comprensione profonda relativi alla spiegazione, all’interpretazione, all’applicazione, alla prospettiva, all’empatia ed all’auto-conoscenza, elabora strumenti di accertamento validi e attendibili finalizzati alla constatazione di conoscenze ed abilità attinenti al sapere ed al fare.

  3. La fase conclusiva di pianificazione delle attività di istruzione che, partendo dalle esperienze di insegnamento/apprendimento promotrici di comprensione, interesse ed eccellenza, formula conoscenze ed abilità focalizzate su proposte contenutistiche e metodologiche coinvolgenti, ispirate ad esercizi coerenti di apprendimento ed insegnamento, al fine di favorire l’evoluzione dell’interesse e la valorizzazione delle prestazioni.

Stephen Richards Covey, docente ed educatore statunitense, nel suo libro “The seven habits of highly effective people” afferma che: «iniziare con in mente la fine significa iniziare con una chiara comprensione della propria destinazione. Significa sapere dove si sta andando così da meglio comprendere dove ci si trova ora, in modo che i passi che si fanno vadano sempre nella giusta direzione», in tal senso la progettazione a ritroso consente di elaborare un percorso di apprendimento interessante ed efficace nel quale lo studente viene coinvolto nella conduzione intenzionale di una edificazione di significati, nell’acquisizione delle competenze e nella comprensione profonda dei contenuti curricolari, procedendo verso quel “saper fare” che promuove l’utilizzo responsabile ed autonomo di conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e metodologiche, situando ogni informazione, conoscenza ed evento in una relazione di inseparabilità con l’ambiente socio – culturale e valorizzando l’unità e la complessità della persona.

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