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Le foibe: il giorno del ricordo

Il 10 febbraio “giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, è una solennità civile istituita dal Parlamento Italiano con la Legge n.92 del 30 Marzo 2004, per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e degli esuli istriani – dalmati costretti ad abbandonare le loro case dopo la cessione, in seguito alla sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale, di Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia.

Il 25 luglio 1943, con la storica riunione del Gran Consiglio del Fascismo, il regime di Mussolini decreta il proprio fallimento che causa lo scioglimento del partito fascista e lo sfaldamento delle forze armate italiane.

L’8 settembre 1943, in seguito alla firma dell’armistizio, in Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi guidati dal maresciallo Josip Broz Tito si vendicano contro i fascisti i quali, nell’intervallo tra le due guerre, avevano duramente amministrato quei territori reprimendo le popolazioni slave locali.

Fino alla primavera del 1945 l’avanzata delle forze politiche comuniste di Tito viene limitata dai tedeschi che avevano dominato Serbia, Croazia e Slovenia con rigore ed intransigenza, ma con il crollo del Terzo Reich l’esercito jugoslavo occupa Fiume e l’Istria compiendo feroci esecuzioni contro gli italiani.

La rabbia degli uomini di Tito che non riuscirono ad assicurarsi la città di Trieste, si accanisce con crudeltà e violenza contro le popolazioni indifese e persiste fino al 1947 quando l’esercito slavo si impadronisce dell’Istria, obbligando migliaia di italiani ad abbandonare le loro case, la loro terra e sterminando coloro i quali si opponevano a tali soprusi.

Migliaia di persone vengono uccise e gettate nelle foibe, delle voragini tipiche del territorio carsico: i condannati legati l’un l’altro con un lungo fil di ferro stretto ai polsi, sono schierati sugli argini delle cavità carsiche, le mitragliate colpiscono i primi prigionieri di questa lunga catena umana che precipitando nell’abisso trascinano con sé tutti gli altri i quali sono condannati a sopravvivere per giorni sui fondali dei gorghi dove avrebbero atteso, tra sofferenze lancinanti, la morte.

Il dramma delle foibe si conclude il 10 febbraio 1947 con la firma dei trattati di pace di Parigi che assegnano alla Jugoslavia il Quarnaro, l’Istria e gran parte del Venezia Giulia, territori precedentemente appartenenti all’Italia.

L’orrore delle foibe, per molti anni, è stato circondato da un alone di inspiegabile silenzio, finchè il 3 novembre 1991, l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si recò presso la foiba di Basovizza e, in ginocchio, chiese perdono per un’ingiustificabile indifferenza, durata cinquant’anni, verso quell’esodo forzato che ha spezzato secoli di tradizioni e di storia.

Gradualmente l’oblio che, per troppo tempo, era calato sulla tragedia delle terre orientali italiane, divenne sempre più labile e finalmente, con la Legge Menia sono state rese note le ignobili persecuzioni subite dagli italiani del Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

La Scuola è il luogo del sapere che deve dare valore alla “memoria”, è il luogo prioritario che deve promuovere discernimenti informati, è il luogo privilegiato nel quale le giovani generazioni devono essere sensibilizzate verso quei traumi della storia che sono stati e possono tornare ad essere. Ricordare il passato è, dunque, compito di ogni docente chiamato a formare, nei propri studenti, coscienze consapevoli capaci di riconoscere il male, la violenza, l’emarginazione, la discriminazione e, quindi, di agire nel rispetto dei diritti dell’uomo di ogni tempo.

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