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Lo scenario socio pedagogico dei bisogni educativi

I bisogni educativi costituiscono una macrocategoria nella quale convergono tutte quelle necessità educative, normali e speciali, che richiedono degli accorgimenti didattici specifici per realizzare la piena inclusione di tutti gli alunni. Lo psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero Jean Piaget definisce il bisogno come «la manifestazione di uno squilibrio: si ha bisogno quando qualcosa sopra di noi e dentro di noi, una nostra struttura fisica o mentale, si è modificato. Si tratta di riadattare la condotta in funzione di questo cambiamento».

Il concetto di bisogno, nell’ambito degli studi di psicologia, viene identificato nella mancanza, totale o parziale, di uno o più elementi che costituiscono il benessere della persona; lo psicologo americano Henry Murray lo assimila ad un « costrutto ipotetico che organizza e guida il comportamento della mente e del corpo al fine di mantenere l’organismo in una condizione di equilibrio» e ne chiarisce la specificità attraverso la “Teoria della Personalità” la quale individua nel bisogno un fattore dinamico del comportamento che indirizza il soggetto a compiere azioni mirate al suo soddisfacimento e riconosce nell’uomo tre bisogni fondamentali costituiti dal bisogno di esplorazione, dal bisogno di affiliazione e dal bisogno di realizzazione.

Kurt Zadek Lewin, psicologo tedesco, noto per la sua “Teoria del Campo”, secondo la quale il comportamento di un individuo è una funzione regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalità e dall’habitat che lo circonda, sostiene che la persona e l’ambiente formano un insieme interconnesso che va a formare lo spazio vitale di ogni individuo, spazio nel quale il bisogno costituisce una tensione; alla luce di ciò, i motivi che caratterizzano il comportamento di una persona non vanno ricercati in ciò che è accaduto alla stessa nel corso della sua vita passata, bensì nelle interrelazioni attuali che intercorrono tra l’individuo e il territorio

Lo psicologo statunitense Abraham Maslow considera l’uomo come una totalità dinamica ed integrata pertanto il bisogno si riverbera nella globalità dell’individuo.

Maslow, tra il 1943 ed il 1954, amplia il concetto di bisogno con la “Teoria dello Sviluppo Sequenziale” secondo la quale la persona tende a soddisfare i suoi bisogni seguendo un ordine specifico, ben schematizzato nella “Piramide di Maslow” che pone alla base le motivazioni primarie dell’uomo costituite dalle pulsioni di natura fisiologica, seguite dalle motivazioni secondarie, cioè dai bisogni di natura individuale e sociale che si sono formati nell’individuo in seguito ai processi di socializzazione ed infine si sviluppano le motivazioni di livello superiore costituite da impulsi legati al bisogno di sicurezza, riconoscimento ed autorealizzazione. In seguito, il sacerdote italiano Don Lorenzo Milani, fondatore ed educatore della disagiata scuola di Sant’Andrea di Barbiana, nella sua esperienza didattica rivoluziona il ruolo dell’educatore denunciando la natura classista della scuola italiana e proponendo un innovativo metodo didattico fondato sulla consapevolezza che «non c’è peggior ingiustizia del dare cose uguali a persone che non sono uguali».

Il concetto di “bisogno”, non deve essere identificato in una mancanza, privazione o deficienza in se negativa, bensì costituisce una situazione di dipendenza, interdipendenza, dell’ individuo dai suoi ecosistemi; relazione che, in condizioni favorevoli, offre elementi positivi per lo sviluppo della persona che cresce bene in apprendimenti e partecipazione, se in questa relazione trova risposte adeguate al proprio sviluppo.

In questo scenario pedagogico si colloca il valore dell’inclusione degli alunni con bisogni educativi speciali che, concretizzando l’affermazione di Jurgen Habermans, secondo il quale «l’inclusione non significa accaparramento assimilatorio, né chiusura contro il diverso. Inclusione dell’altro significa piuttosto che i confini della comunità sono aperti a tutti: anche, e soprattutto, a coloro i quali sono reciprocamente estranei o che estranei vogliono rimanere», esprime l’importanza sociale assunta dalla convivenza democratica, fondata sul valore dell’uguaglianza che va ribadito e ristabilito come rispetto della diversità, e promozione delle differenze, da valorizzare prioritariamente, nell’ambito scolastico dove tutti i soggetti, ciascuno con i propri “bisogni speciali”, devono essere valorizzati, nel rispetto delle proprie individualità, promuovendo la formazione di una comunità scolastica fondata sulla cultura della tolleranza e dell’accoglienza.

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