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LO STATUTO EPISTEMOLOGICO DELL’IRC

Periodicamente i quotidiani nazionali, in particolare uno, affrontano, in modo disinformato e falsato, l’argomento Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), sottolineando l’aspetto ecclesiastico-catechistico e la dipendenza della tipologia di insegnanti, dalle curie episcopali. Questo tipo di non corretta comunicazione, oltre a diffondere false informazioni, lontane mille miglia dalla realtà concreta, genera confusione e ostilità verso una categoria di insegnanti, discriminandoli.

È ormai fatto assodato che l’IRC è una disciplina scolastica come tutte le altre, con pari dignità, e deve essere insegnata da seri professionisti, con titoli accademici di livello, così come, ormai, chiunque insegni nel mondo della scuola, deve possedere. Ma già dall’anno scolastico ’90 -’91, l’insegnamento della Religione doveva essere affidato a docenti che avessero conseguito, entro quel- lo stesso anno, titoli adeguati ad insegnare. Ma al di là delle stupidità di marchio giornalistico ideologizzato, è fondamentalmente opportuno che i docenti di religioni comprendano quello che in termini professionali viene definito Statuto epistemologico dell’IRC, per meglio comprendere cosa sia e come funziona questa disciplina, che possiede una sua storia, una sua organizzazione interna, un suo percorso didattico e disciplinare, contenuti specifici e peculiari.

La Legge 25 marzo 1985, n. 121, che tratta della “Ratifica ed esecuzione dell’accordo con proto- collo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede”, con l’articolo 9, al com- ma 2, evidenzia, in discontinuità con la precedente normativa concordataria, datata 1929, “il valore della cultura religiosa … tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. In tal senso l’IRC, pur essendo stato garantito “nel quadro delle finalità della scuola”, ha assunto, da quel momento, una nuova connotazione, con nuova identità e motivazione.

Si passa da una materia di stampo catechistico, come prolungamento della longa mano parrocchiale, insegnata da un personale poco professionalizzato, ad una disciplina scolastica, configurata nell’ambito del Curricolo istituzionale, impartita da professionisti ben formati accademica- mente e ben preparati. Pertanto, se da una parte l’IRC ha abbandonato l’occasione di essere stata a “fondamento e coronamento” dell’istruzione pubblica, come prevedeva il Concordato del 1929, dall’altra acquisisce, dal 1984, dignità didattica-disciplinare, con uno statuto epistemologico, che la pone a garanzia del percorso di formazione e di crescita dei futuri cittadini, ormai non solo più italiani, ma anche europei.

Il fatto che l’IRC possiede un suo Statuto epistemologico, che nulla ha a che vedere con lo Statu- to giuridico, anche se da questo, in parte, è condizionato, indica che, come tutte le altre discipline che si insegnano a scuola, anche essa possiede un suo nucleo portante ed è articolata in modo da possedere un suo preciso campo d’indagine e di approfondimento, una sua metodologia ed un suo linguaggio. Certamente, rispetto alle altre discipline, l’IRC possiede una particolare struttura, che la rende, potremmo dire, una disciplina peculiare. Infatti chi insegna lettere, o storia, o matematica, piuttosto che fisica o scienza della alimentazione, agisce proponendo un campo di studio specifico, che appartiene proprio a quella determinata disciplina, e che implica l’uso di un metodo e di un linguaggio, non solo adeguato, ma potremmo dire, specifico di quella stessa materia.

L’insegnante di lettere deve insegnare la struttura della lingua, la letteratura, le opere e gli scritto- ri, in un contesto storico e culturale. Questo determina il nucleo portante di tale disciplina. Così come per la matematica il nucleo portante è costituito dai numeri e dalle loro operazioni ed articolazioni, e così via. A questo punto bisogna comprendere quale sia lo Statuto epistemologico, cioè il nucleo portante dell’IRC. È qui che per chi non è addentro alla questione, si crea confusione, che certamente per gli insegnati di religione non deve esserci, ma, sicuramente, non fa male rifletterci. Infatti, l’IRC non è catechesi, cioè educazione alla Fede, che è esclusivo compito dei genitori e delle parrocchie, ma non è teologia e nemmeno storia delle religioni. L’IRC trova i suoi fondamenti nell’accordo pattizio del 1984, che è riportato nella Legge n. 121/1985, sopra citata, in cui l’IRC resta nella scuola, solo perché ha il compito di analizzare, studiare e scoprire, i principi del cattolicesimo, che sono sottesi nel patrimonio storico del popolo italiano. Ecco il nucleo fondante dell’IRC, analizzare la cultura italiana e anche quella europea nei suoi vari aspetti e scoprirne la dimensione religiosa, in sé insita.

Pertanto il docente di IRC, non deve trattare gli elementi teologici in senso stretto, ma questi devono essere analizzati e filtrati attraverso gli stessi principi cristiani che hanno orientato e sviluppa- to la cultura italiana. Quindi non si dovrà studiare in modo teologico-sistematico Gesù Cristo o la Chiesa, o la Bibbia, ma si cercherà di far capire come Gesù, la Chiesa e la Bibbia abbiano influito nella storia, nell’arte e nella architettura, nella letteratura, nel sociale e nell’ambiente, e si verificherà come questi stessi ambiti disciplinari mostrino l’influsso che la religione cattolica ha avuto su di loro.

Solo in questo modo l’IRC diviene una disciplina scolastica aperta a tutti e per tutti, perché non chiede di aderire ad una Fede, ma di conoscerla come componente culturale, nei suoi sviluppi storico-sociali, anche se ancora, più per motivi politici che epistemologici, di questo insegnamento, bisogna scegliere se avvalersene o meno, in piena libertà e democrazia. In questa dimensione, diventano “luoghi” culturali da analizzare, in ambito IRC, tematiche come la dimensione europea della cittadinanza e della cultura, la legalità, l’antimafia, l’ambiente, la na- tura, il razzismo, l’emigrazione, l’economia circolare, solo per citarne alcuni. Di conseguenza il docente di Religione diviene un docente attento ai temi di attualità, rendendo il messaggio cristiano, un annuncio attuale, vicino alle esigenze e alle motivazioni dei giovani.

Quanto sopra riportato, costituisce ciò che possiamo definire Statuto epistemologico dell’IRC, assieme a quella dimensione che analizza il senso dell’esistenza e della realtà, trovando nel cristianesimo risposte possibili per le scelte umane e culturali. Questa sua caratteristica rende, chi insegna religione, un lavoratore della scuola che insegna una disciplina scolastica di pari dignità, rispetto alle altre, e pertanto, come i suoi altri colleghi, acquisisce diritti e dignità che devono essere rispettati e valorizzati, sia con il contributo dei sindacati preposti, che con il proprio impegno personale, da spendere nella formazione e nello studio continuo ed aggiornato.

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