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Manifestazione di protesta dello Snadir davanti al Senato per dire NO alle discriminazioni subite da

Lo Snadir ha fatto sentire la sua voce, forte, decisa, composta. E lo ha fatto con un Sit in di civile protesta, molto sentito e al quale hanno partecipato circa 200 docenti di religione provenienti da tutta Italia, che si sono ritrovati in Piazza Vidoni a Roma lo scorso 12 dicembre, per dire NO, a nome di tutti i docenti di religione italiani, all’approvazione alla Camera dell’emendamento Art. 1-bis ((Disposizioni urgenti in materia di reclutamento del personale docente di religione cattolica) al Decreto scuola, incapace di risolvere in maniera strutturale e definitiva il problema del precariato degli IdR. Sfidando la pioggia e il maltempo, la manifestazione si è rivelata un grande successo, sia in termini di partecipazione, che di contenuti. Grazie anche alla collaudata macchina organizzativa dello Snadir, certa che una massiccia mobilitazione di tutti gli insegnanti di religione potesse garantire effetti positivi. E così è stato.

Lo Snadir ha chiesto che venga riscritto l’Art. 1-bis, in modo che i meccanismi di assunzione in ruolo previsti per i docenti di religione rispecchino quelli già adottati per tutto il personale precario abilitato della scuola, senza distinzioni e discriminazioni.

Dunque una battaglia di dignità e di giustizia, quella dello Snadir, finalizzata a far risaltare il fatto che i docenti di religione cattolica italiani continuano a subire discriminazioni a livello giuridico rimanendo abbandonati dalla politica al loro precariato come fossero italiani di serie B. Eppure da anni hanno dimostrato e dimostrano sul campo il loro livello di professionalità e di capacità didattica. Nel panorama nazionale esistono docenti di religione con doppie lauree, specializzazioni educative e multimediali e con funzioni di rilievo nella scuola; esistono docenti di religione di ruolo che sono diventati Dirigenti scolastici. Eppure, nonostante tutto questo si continua a discriminarli, a lasciarli nel precariato, a mistificare sulla loro posizione di docenti appartenenti alla Chiesa e di lavoratori dello Stato.

E’ ovvio e risaputo a tutti i parlamentari che secondo la legge 121/1985 l’insegnamento della religione è impartito nel “quadro delle finalità della scuola” ed è “compreso tra gli altri insegnamenti del piano didattico, con pari dignità culturale”. Inoltre anche la Corte Costituzionale ha affermato (sent. 203/1989) e più volte ribadito (sent. 13/1991; sent. 290/1992) che l’insegnamento della religione cattolica è inserito nel quadro delle finalità della scuola ed ha pari dignità culturale con le altre discipline.

Proprio in un tempo in cui la scuola vive sfide educative, subisce cambiamenti e in essa si moltiplicano casi di bullismo, vandalismo, di violenza, di emarginazione e mancanza di rispetto delle regole (temi cari a tutti i ministri che si sono succeduti in questi anni), appare incomprensibile il misconoscimento del loro lavoro da parte della politica; ci sono docenti di religione cattolica, precari da 10-20-30 anni, che si sforzano ogni giorno di fare della loro professione docente una “missione educativa”, cercando:

– di aiutare gli studenti a rapportarsi con la diversità (di chi non si conosce, di chi ha difficoltà, di chi è lontano);

– di promuovere l’auto-stima degli studenti attraverso la propria capacità progettuale ed operativa;

– di sperimentare una nuova forma di apprendimento favorendo una relazione tra vita reale e teoria; – di sviluppare l’attitudine all’ascolto e al confronto con l’opinione altrui favorendo così la capacità di riflessione critica e il superamento di visioni preconcette nei confronti di argomenti, situazioni o persone;

– di favorire un clima di classe solidale e cooperativo. Se c’è nella scuola italiana una disciplina cui sta a cuore tutto questo è proprio l’insegnamento della religione cattolica, attraverso i suoi contenuti culturali propri del cristianesimo, e che lo stato laico riconosce come rilevanti nella formazione degli studenti.

I docenti di religione cattolica italiani non possono essere abbandonati al loro destino, a causa di scelte politiche discriminatorie .Essere trattati in modo iniquo rispetto agli altri precari della scuola, solo in quanto docenti di religione, è di una gravità inaudita perché lesiva della dignità della persona, ecco perché il Segretario Nazionale dello Snadir, ha inviato anche una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la quale gli rivolge un “accorato appello a non procedere alla promulgazione della legge qualora venisse approvata con l’attuale formulazione dell’emendamento (ndr.Emendamento Toccafondi), che in considerazione degli Artt. 3 e 4 della Costituzione è da ritenersi palesemente discriminatorio in danno dei docenti precari di religione

Questo appello evidenzia quanto sia urgente e  forte  la necessità di evitare la discriminazione e si collega alle affermazioni di Papa Francesco, il quale ha più volte ribadito che “Il lavoro  è un diritto per tutti! Il lavoro è fondamentale – lo dichiara fin dall’inizio la Costituzione Italiana – ed è necessario che l’intera società, in tutte le sue componenti, collabori, perché esso ci sia per tutti e sia un lavoro degno dell’uomo e della donna. Il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori, che vivono nel timore di perdere la propria occupazione, il lavoro precario è immorale”.

Lo Snadir non smetterà di lottare affinché le richieste degli insegnanti di religione siano accolte in tempi brevi da un intervento politico che permetta di trovare rapide soluzioni ai problemi che da tempo attanagliano un’intera categoria di docenti, ed ha annunciato che , qualora nessuna risposta ci sarà alle richieste avanzate, si appellerà alla Corte di Giustizia Europea.

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