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Mi racconti una storia? La funzione psicologica della narrazione

“Mi racconti una storia?”

Questa domanda racchiude in sé un significato profondo che non riguarda solo i più piccoli. Tutti amiamo ascoltare storie soprattutto se ci incuriosiscono, ci divertono e ci fanno stare bene. Qualcuno le cerca nel palinsesto televisivo, qualcun altro in un libro o nella voce di chi ha qualcosa da raccontare.

La narrazione è alla base della comunicazione umana.

Gli studiosi ritengono che il linguaggio abbia avuto origine dai primi approcci comunicativi messi in atto da uomini preistorici riuniti intorno alle fiamme tremolanti del fuoco. Il loro desiderio narrativo probabilmente nacque dalla condivisione di esperienze di caccia oppure dal bisogno di spiegare qualcosa legato alla vita quotidiana. Con il tempo il linguaggio si è arricchito permettendo all’umanità di esprimere molto di più ed è così che hanno visto la luce miti e leggende: storie bellissime intrise di avventura, ma anche di domande e di risposte alla ricerca del senso della vita e delle cose.

Il bisogno di narrare e di ascoltare è perciò dentro di noi fin dall’inizio dell’evoluzione umana e il bambino ce lo ricorda ogni volta che chiede di raccontargli una storia.

Leggere ai bambini è importantissimo per un’infinità di ragioni. L’ascolto di storie stimola il linguaggio e la maturazione di forme di espressione sempre più ricche e articolate. Potenzia la capacità di ascolto e lo sviluppo di un pensiero creativo che attiva la fantasia. Ma non si tratta solo di questo. A partire dalle fiabe tradizionali fino alle storie più moderne, in gioco ci sono le emozioni. Il bambino che ascolta si immedesima nei personaggi dei racconti e vive le loro paure, le fatiche e le gioie che scaturiscono dalla soluzione dei problemi che hanno affrontato. Partecipa idealmente alle loro avventure, si diverte, rielabora e impara. Non a caso si ritiene che le fiabe e le storie abbiano la capacità di guarire, di lenire, di aiutare quando le emozioni hanno bisogno di essere guidate o quando non riescono a trovare modi per esprimersi.

Quando l’insegnante legge ai suoi alunni genera una vera e propria “magia”. Crea un filo invisibile e vibrante che lo unisce a chi lo ascolta. Chi legge a bambini e ragazzi sa cosa si prova: a volte capita perfino di avvertire un brivido sulla pelle. È una forma di connessione che non ha bisogno di reti internet o Wi-Fi. L’unico mezzo necessario è la voce che modula, intona, esprime, si trasforma, accarezza…

Poi, dopo molte letture, capita che alla prima domanda, il bambino ne aggiunga una nuova. Posso raccontarti una storia? Lo fa attraverso il disegno e poi con la scrittura. Mentre racconta non mette in gioco solo funzioni cognitive e creatività, ma apre la porta alle sue emozioni.

In questo periodo complesso nel quale la pandemia ha causato paure e preoccupazioni in seno alle famiglie che devono affrontare problemi sanitari, economici e sociali, raccontiamo tante storie ai bambini: fiabe di ieri e racconti di oggi. Utilizziamo la funzione psicologica della narrazione e invitiamoli ad ascoltare, ma anche a scrivere e a raccontare. Proponiamo, per esempio, di inventare storie dove i bambini devono escogitare un modo per sconfiggere il virus Covid – 19 e tornare presto alla normalità. Scopriremo così che hanno molto da dire e da… narrare.

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